JEAN STAROBINSKI.
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LINCHIOSTRO DELLA MALINCONIA.
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Parte 1.
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Titolo originale: LEncre de la mlancolie. 2012.
Traduzione di: Mario Marchetti.
2014. Giulio Einaudi Editore. TORINO.
ISBN: 9788858413197.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale curata da: Amedeo Marchini.


Postfazione di Fernando Vidal.

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Presentazione.
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Da dove provengono la tristezza profonda, la disperazione, il delirio, il furore, il suicidio? Contro coloro che invocavano una causa sovrannaturale o una punizione divina, il pensiero medico ha fatto prevalere, fin dallantichit, una causa naturale, quella bile nera cui il senso letterale del termine malinconia fa riferimento. Per la medicina greca e romana era uno dei quattro umori del corpo dalle cui combinazioni dipendevano gli stati danimo e il carattere delle persone. Un umore di natura fredda e tenebrosa che era allorigine di sofferenze e disordini, ma che tuttavia poteva stimolare unintensa sensibilit intellettuale e artistica.
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Questo volume raccoglie tutti gli scritti che il medico, storico delle idee e critico letterario ginevrino ha consacrato ai diversi aspetti della malinconia, a partire dalla sua celebre tesi di laurea dedicata alla storia dei suoi trattamenti medici. I vari saggi rappresentano unaccurata messa in prospettiva di questo potente sentimento, dalla sua prima apparizione in Omero e Galeno fino alla sua riduzione a semplice patologia psichica. Starobinski incrocia miti antichi,
astrologia, medicina, letteratura, filosofia e arte, corroborando ogni argomento con una moltitudine di corrispondenze, tanto impreviste quanto perfette.
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Come afferma egli stesso: Per pi di mezzo secolo i temi legati alla malinconia hanno orientato certi miei lavori. Eccoli riuniti, grazie allamicizia di Maurice Olender e di Fernando Vidal. Questo libro spera di dimostrare che la prospettiva della malinconia pu dare origine a una "gaia scienza".
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LAUTORE.
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Jean Starobinski (Ginevra 1920), saggista e storico della scienza e delle idee, ha insegnato Storia delle idee e Letteratura francese allUniversit di Ginevra, della quale  attualmente professore onorario. Membro dellInstitut de France e dellAccademia Nazionale dei Lincei, ha ricevuto nel 1984 il premio Balzan. Di lui Einaudi ha pubblicato: Locchio vivente (1975), Il rimedio nel male. Critica e legittimazione dellartificio nellet dei Lumi (1990), A piene mani. Dono fastoso e dono perverso (1995), Azione e reazione. Vita e avventure di una coppia (2001), Montesquieu (2002).
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Commento di MAURICE OLENDER.
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Lopera di Starobinski  in movimento perpetuo. Come unanatomia che sconnette per portare alla luce, questo libro non cancella la stratificazione e la molteplicit delle scritture. Ci inoltriamo cos, di lettura in scrittura, di scansione in risonanza, le une insieme alle altre, in un romanzo enciclopedico nel quale i lettori sono catturati da un sapere in perenne elaborazione.
Redatti nel corso di pi di mezzo secolo, i testi che costituiscono questo volume dispiegano
davanti ai nostri occhi antiche variazioni unite allo sviluppo di indagini pi recenti su un tema che ha nutrito tutta lopera di Starobinski: Linchiostro della malinconia.
MAURICE OLENDER.
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Indice di questa parte.
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Premessa.
Fonti.
Avvertenza dellautore.
Avvertenza del traduttore.
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Linchiostro della malinconia.
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Parte 1. Storia del trattamento della malinconia.
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Capo 1. Introduzione.
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Capo 2. I maestri antichi.
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2.1. Omero.
2.2. Gli scritti ippocratici.
2.3. Celso.
2.4. Sorano di Efeso.
2.5. Areteo di Cappadocia.
2.6. Galeno
2.7. Lintervento del filosofo.
Note al capo 2.
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Capo 3. Il peso della tradizione.
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3.1. Il peccato di acedia.
3.2. Ildegarda di Bingen.
3.3. Costantino Africano.
3.4. Rinascimento.
3.5. I vapori.
3.6. Sopravvivenze.
3.7. Sydenham.
3.8. Friedrich Hoffmann.
3.9. Anne-Charles Lorry.
Note al Capo 3.
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Capo 4. Lepoca moderna.
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4.1. Nuovi concetti.
4.2. Pinel ed Esquirol.
4.3. I metodi del trattamento morale.
4.4. Il piroettamento.
4.5. Il viaggio.
4.6. Lo stabilimento termale.
4.7. La musica.
4.8. Il trattamento famigliare.
4.9. Si pu contrastare lereditariet?
4.10. Innovazioni e delusioni.
4.11. 1900: limiti provvisori dellassistenza medica.
4.12. Bibliografia della tesi del 1960.
Note al Capo 4.
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Fine Indice.
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Premessa.
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Al termine di un periodo in cui sono stato interno (1957-58) presso lOspedale psichiatrico
universitario di Cery, vicino a Losanna, mi parve opportuno gettare uno sguardo sulla storia millenaria della malinconia e della sua cura. Si era da poco aperta lra delle nuove terapie farmacologiche. Lo scopo di questo scritto, destinato ai medici, era di invitarli a prendere in considerazione la lunga durata nella quale sinseriva la loro attivit.
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Dopo il conseguimento della laurea in Lettere classiche presso lUniversit di Ginevra, nel 1942
avevo intrapreso studi di Medicina. La funzione di assistente di Letteratura francese presso la Facolt di Lettere di Ginevra mi permetteva, nel frattempo, di mantenere un legame col campo umanistico. Un progetto di tesi sui nemici delle maschere (Montaigne, La Rochefoucauld, Rousseau e Stendhal) andava prendendo corpo mentre imparavo ad auscultare, a esplorare mediante la percussione, a effettuare radioscopie. Terminati gli studi medici nel 1948, per cinque anni fui interno presso la Clinica Medica dellOspedale cantonale universitario di Ginevra.
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La duplice attivit medica e letteraria si prolung nel corso degli anni 1953-56 presso  lUniversit Johns Hopkins di Baltimora. Ma questa volta limpegno principale fu linsegnamento del
la letteratura francese (Montaigne, Corneille, Racine), cui si accompagnava tuttavia una presenza regolare alle visite didattiche in corsia e alle esposizioni di casi clinico-patologici che si svolgevano alla Johns Hopkins.
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Ho beneficiato delle risorse dellIstituto di storia della medicina dove insegnavano Alexandre Koyr, Ludwig Edelstein, Owsei Temkin. Ho avuto occasione di incontrare pi volte il neurologo Kurt
Goldstein, i cui lavori avevano tanto contato per Maurice Merleau-Ponty. Nella facolt di
Humanities, ho avuto scambi quotidiani con Georges Poulet e Leo Spitzer.
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Da questo soggiorno a Baltimora nacque una tesi di letteratura francese che sostenni
allUniversit di Ginevra dal titolo Jean-Jacques Rousseau. La transparence et lobstacle (Plon, Paris 1957, poi Gallimard, Paris 1970). Il primo abbozzo di uno studio su Montaigne assunse forma completa solo in una pubblicazione pi tarda (Montaigne en mouvement, Gallimard, Paris 1982).
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Menziono queste diverse tappe dei miei giovani anni per dissipare un malinteso. Vengo spesso
considerato un medico apostata, passato alla critica e alla storia letteraria. A dire il vero, i miei lavori erano frammisti. Linsegnamento di storia delle idee che mi venne affidato a Ginevra nel 1958  proseguito ininterrottamente su argomenti che concernevano la storia della letteratura, della filosofia e della medicina, in particolare della psicopatologia.
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Dal mio interesse per la storia della malinconia scatur unesposizione narrativa, quasi un
racconto, che si arresta alla data fatidica del 1900.
Ho scelto di aprire il presente volume rendendo pubblico questo primo studio, che a lungo 
circolato sottobanco. Era stato dato alle stampe nel 1960, fuori commercio, negli Acta
psychosomatica pubblicati a Basilea dai laboratori Geigy. Questa Histoire du traitement de la
mlancolie era una tesi depositata nel 1959 presso la Facolt di Medicina dellUniversit di  Losanna.
Fin dal progetto iniziale, il mio lavoro non doveva estendersi alle innovazioni intervenute o
codificate nel trattamento dei sintomi depressivi dopo il 1900. I responsabili dei laboratori Geigy
speravano che, per il 20esimo secolo, la mano passasse a Roland Kuhn (1912-2005), primario dellospedale psichiatrico cantonale di Mnsterlingen (Turgovia). La sua esperienza di clinico superava di gran lunga la mia. Era stato il primo a condurre la ricerca sulle propriet farmacologiche di una sostanza triciclica, limipramina (Tofranil), che ha fatto epoca nella storia della terapia della depressione malinconica.
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Non conosco le ragioni per le quali non pot realizzarsi questo progetto. Roland Kuhn, attento alle
innovazioni farmacologiche, non desiderava rinunciare agli approcci filosofici o esistenziali alla malattia mentale. Legato a Ludwig Binswanger e alla sua Daseinsanalyse, pi tardi vicino a Henri Maldiney, auspicava che la pratica psichiatrica non perdesse di vista lesperienza vissuta. Uno dei miei lavori testimonia linteresse che ho avuto per le ricerche di Roland Kuhn.  un articolo, apparso inizialmente in Critique (n. 135-36, 1958), poi ripreso col titolo Limagination projective nel volume di saggi La Relation critique. Riguarda in particolare lopera di Kuhn intitolata Phnomnologie du masque  travers le test de Rorschach, pubblicata nel 1944 a Basilea in originale e ripresa nel 1957 con una prefazione di Gaston Bachelard.
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Ho cessato ogni attivit medica nel 1958. Non mi  cos pi stato possibile esprimere un giudizio di prima mano sui risultati dei pi recenti trattamenti antidepressivi. Ho tuttavia dedicato una
parte del mio insegnamento allUniversit di Ginevra ad argomenti relativi alla storia della medicina. Per pi di mezzo secolo temi o motivi legati alla malinconia hanno orientato i miei scritti. Nella sua forma attuale, grazie al lavoro svolto in amicizia con Maurice Olender, questo libro, le cui origini risalgono al 1960, ha potuto avvicinarsi a una gaia scienza della malinconia.
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JEAN STAROBINSKI. Ginevra, maggio 2012.
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Ringrazio Fernando Vidal che ha tanto contribuito alla realizzazione di questo volume.
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Fonti.
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Fatte salve lapertura e la postfazione, i capitoli di questo volume, a seconda dei casi,
rimaneggiano profondamente, modificano appena o ripresentano tali e quali pagine gi pubblicate.
Ecco le fonti:
Premessa: inedita. Storia del trattamento della malinconia 	Histoire du traitement de la
mlancolie: tesi di dottorato in Medicina, Universit di Losanna, 1960, stampata a Basilea, fuori
commercio, in Acta psychosomatica n. 4, a cura dei laboratori J. R. Geigy S. A.
Lanatomia della malinconia 	 Il riso di Democrito: Le rire de Dmocrite (mlancolie et
rflexion), in Bulletin de la Socit franaise de philosophie, LXXXIII (1989), n. 1, pp. 5-20.
 Lutopia di Robert Burton: La leon danatomie, prefazione a Robert Burton, Anatomie de la
mlancolie, traduzione di Bernard Hoepffner e Catherine Goffaux, Jos Corti, Paris 2000, pp. VII-XXI;
Dmocrite parle. Lutopie mlancolique de Robert Burton, in Le Dbat, n. 29 (1984), pp. 49-72.
Unaltra versione di queste pagine, Democrito parla. Lutopia malinconica di Robert Burton, introduce
la versione italiana completa della Preface dellAnatomy of Melancholy di Burton (Marsilio, Padova
1983).
 Recitare alla grande: La mlancolie de lanatomiste, in Tel Quel, n. 10 (1962), pp. 21-29.
 Le scienze psicologiche nel Rinascimento: Panorama succinct des sciences psychologiques
entre 1575 et 1625, in Gesnerus, XXXVII (1980), pp. 3-16.
 Il ritratto del dottor Gachet di Van Gogh: Une mlancolie moderne: le portrait du docteur
Gachet par Van Gogh, in Mdecine et Hygine, XLIX (1991), pp. 1053-56.
La lezione della nostalgia 	 Linvenzione di una malattia: Le concept de nostalgie, in Diogne, n.
54 (1966), pp. 92-115.
 Una variet di lutto: Sur la nostalgie. La mmoire tourmente, in Cliniques
mditerranennes, n. 67 (2003), pp. 191-202.
 I rumori della natura: Les rivires, les cloches et lveil de la nostalgie, in Dagmar Wieser e
Patrick Labarthe (a cura di), Mmoire et oubli dans le lyrisme europen: hommage  John E. Jackson,
con la collaborazione di Jean-Paul Avice, Champion, Paris 2008, pp. 169-82.
 La notte di Troia: Mmoire de Troie, in Critique, n. 687-88 (2004), pp. 725-53.
Nellironia, la salvezza? 	 Una buffoneria trascendentale: Ironie et mlancolie (I). Le thtre de
Carlo Gozzi, in Critique, n. 227 (1966), pp. 291-308.
 La principessa Brambilla: Ironie et mlancolie (II). La Princesse Brambilla de E. T. A.
Hoffmann, in Critique, n. 228 (1966), pp. 438-57.
 Kierkegaard, gli pseudonimi del credente: Les masques du pcheur et les pseudonymes du
chrtien, in Revue de thologie et de philosophie, XCV (1963), n. 4, pp. 334-46.
 Pentimento e interiorit: Kierkegaard et les masques (I), in Nouvelle Revue Franaise, n.
148 (1965), pp. 607-22.
Sogno e immortalit malinconica 	 Baudelaire direttore di scena: Rve et immortalit chez
Baudelaire, in Corps crit, n. 7 (1983), pp. 45-56.
 Le proporzioni dellimmortalit: Les proportions de limmortalit, in Furor, n. 9 (1983),
pp. 5-19.
 Le rime del vuoto: Les rimes du vide: une lecture de Baudelaire, in Nouvelle Revue de
psychanalyse, n. 11 (1975), pp. 133-43.
 Lo sguardo delle statue: Le regard des statues, in Nouvelle Revue de psychanalyse, n. 50
(1994), pp. 45-64.
 Il principe e il suo buffone: Bandello et Baudelaire (Le Prince et son bouffon), in Le Mythe
dtiemble: hommages, tudes et recherches, Didier, Paris 1979, pp. 251-59.
 Dei negatori e dei perseguitati: Limmortalit mlancolique, in Le Temps de la
rflexion, n. 3 (1982), pp. 231-51.
Linchiostro della malinconia 	 Nel tuo Nulla, spero di trovare il Tutto: Vide et cration, in
Magazine littraire, n. 280 (1990), pp. 41-42.
 Es linda cosa esperar: Es linda cosa esperar, in Nouvelle Revue de psychanalyse, n. 34
(1986), pp. 235-46.
 Madame de Stal: non sopravvivere alla morte dellamore: Suicide et mlancolie chez Mme
de Stal, in Preuves, n. 190 (1966), pp. 41-48.
 Jouve: lavorare nel varco: La mlancolie dune belle journe, in Nouvelle Revue
Franaise, n. 183 (1968), pp. 387-402.
 Saturno nel cielo delle pietre: Saturne au ciel des pierres, in Nouvelle Revue Franaise, n.
320 (1979), pp. 176-91.
 Lamor mio splenda fulgido per sempre: Lencre de la mlancolie, in Nouvelle Revue
Franaise, n. 123 (1963), pp. 410-23.
Fernando Vidal, Lesperienza malinconica nello sguardo della critica: inedito.
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Avvertenza dellautore.
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Tenendo conto che questo libro  stato scritto in tempi diversi, per conferirgli coerenza le note sono state unificate per capitolo. Lindice dei nomi permette di reperire
agevolmente titoli, date e altri particolari concernenti le opere e gli autori citati.
Avvertenza del traduttore. Vista lampiezza di sfumature del motivo della malinconia oggetto degli
studi di Starobinski, che coprono un lasso di tempo estremamente ampio (da Omero a Yves Bonnefoy,
passando per lAntichit greco-romana, il Medioevo, il Rinascimento, il Romanticismo e lOttocento
baudelairiano), si  optato, per mantenere un filo unitario, di tradurre il termine francese mlancolie sempre con malinconia, per quanto esista una tradizione consolidata a favore dellaccezione melanconia, soprattutto quando si tratti della sindrome depressiva studiata dalla psicologia o della medicina antica.
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Avvertenza del traduttore.
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Per coerenza poi con la trama discorsiva dellautore, ci si scusa per essere dovuti spesso
intervenire, modificandole, sulle traduzioni dei numerosi testi citati.
Quanto agli apparati di note, per ogni scritto, considerato a s stante, si  mantenuto in linea di
massima lassetto dato originariamente dallautore (lasciando anche le indicazioni delle traduzioni
francesi da lui utilizzate), fatte salve le necessarie integrazioni per ledizione italiana. Sempre in nota sono stati riportati gli originali citati (di Baudelaire, Bonnefoy, Jouve, Burton, ecc.), tranne in casi particolari in cui, per ragioni di critica testuale, si rendesse necessaria la presenza delloriginale nel corpo principale del libro. E, ancora in nota, sono state fornite le opportune indicazioni bibliografiche, vista la scelta editoriale di renderne pi agile la consultazione.
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LINCHIOSTRO DELLA MALINCONIA.
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TOMO 1. Storia del trattamento della malinconia.
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Capo 1.
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Introduzione.
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Non  possibile ripercorrere la storia del trattamento della malinconia senza interrogarsi sulla
storia della malattia stessa. Infatti, da unepoca allaltra, non soltanto si modificano le terapie, ma non sono neppure identici gli stati designati col nome di malinconia o di depressione. Lo storico si trova in presenza di una doppia variabile. Per quanto si sia vigili, certe confusioni sono inevitabili.  quasi
impossibile riconoscere nel passato le categorie nosologiche che ci sono oggigiorno familiari. Le storie di malati che troviamo nei libri antichi ci inducono nella tentazione di una diagnostica retrospettiva. Ma manca sempre qualcosa: innanzitutto la presenza del malato. La nostra terminologia psichiatrica, tanto
spesso esitante di fronte al malato in carne e ossa, non pu certo vantare una maggior certezza quando si trova di fronte semplicemente un racconto o un aneddoto. Le storielle psichiatriche, di cui si
accontenta la maggior parte dei medici fino al XIX secolo, se sono divertenti, sono certamente anche insufficienti.
Esquirol si compiaceva di ripetere che la follia  la malattia della civilt. Le malattie umane,
in effetti, non sono mere specie naturali. Il paziente subisce il suo male, ma lo costruisce anche, o lo riceve dallambiente; il medico osserva la malattia come un fenomeno biologico, ma, isolandolo,
nominandolo, classificandolo, ne fa unastrazione e, cos facendo, esprime un momento particolare di
quellavventura collettiva che  la scienza. Sia dalla prospettiva del malato che da quella del medico, la
malattia  un fatto di cultura e muta al mutare delle condizioni culturali.
La persistenza della parola malinconia, conservatasi nel linguaggio medico sin dal V secolo
a.C., non attesta altro, e lo si comprende facilmente, che il gusto della continuit verbale: si ricorre ai
medesimi vocaboli per alludere a fenomeni diversi. Una simile fedelt lessicografica non  inerzia: pur
trasformandosi, la medicina intende affermare lunit del suo modo di procedere attraverso i secoli. Ma
non dobbiamo lasciarci ingannare dalla somiglianza delle parole: sotto la continuit della malinconia, i
fatti designati variano sensibilmente. Non appena gli antichi constatavano una paura o una tristezza
persistenti, la diagnosi pareva sicura: in tal modo confondevano, agli occhi della scienza moderna,
depressioni endogene, depressioni reattive, schizofrenie, nevrosi dansia, paranoie, ecc. Da questo
conglomerato primitivo, a poco a poco sono emerse talune entit cliniche pi distinte e si sono
succedute le ipotesi esplicative pi contraddittorie. E dunque i farmaci proposti per la cura della
malinconia nel corso dei secoli non hanno a che vedere con la medesima malattia n con le stesse
cause. Alcuni di essi si propongono di correggere una discrasia umorale, altri mirano a modificare un
particolare stato di tensione o di debilitazione nervosa, altri ancora sono messi in campo per distrarre il
malato da unidea fissa.  chiaro che i diversi tipi di cura in cui ci imbatteremo si riferiscono a
condizioni cliniche e a sintomi che oggi giudicheremmo molto lontani tra di loro.
Quasi tutta la patologia mentale ha potuto essere messa in rapporto, fino al Settecento, con
lipotetico atrabile: una diagnosi di malinconia implicava unassoluta certezza quanto allorigine del
male; responsabile era questo umore corrotto. Se le manifestazioni della malattia erano molteplici, la
causa era piuttosto semplice. Abbiamo fatto giustizia di tale ingenua sicurezza, fondata
sullimmaginario. Non abbiamo pi larroganza di trinciare giudizi categorici sulla natura e il
meccanismo del rapporto psicofisico. La psichiatria del XIX secolo, non potendo assegnare a tutte le
depressioni un sostrato anatomo-patologico, come era riuscita a fare per la paralisi generale, si 
sforzata di isolare una serie di variet morbose di tipo sintomatico o fenomenologico. Facendosi pi
precisa, la nozione moderna di depressione copre un territorio molto meno ampio della malinconia
degli antichi. Alla facile e non verificata eziologia che ha caratterizzato lo spirito prescientifico, si 
sostituita la descrizione rigorosa e si  coraggiosamente confessato che le vere cause restano ignote.
Una cura pseudospecifica e pseudocausale ha ceduto il passo a qualcosa di pi modesto, che sa di
essere meramente sintomatico. Una simile modestia, quanto meno, lascia via libera alla ricerca e
allinvenzione.
1 La tesi del 1960  stata qui pubblicata nella sua versione originale, senza modificazioni n
aggiunte, comprese le note e la bibliografia che dopo pi di mezzo secolo si  molto sviluppata.
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Capo 2.
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I maestri antichi.
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2.1. Omero.
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La malinconia, come tanti altri stati dolorosi legati alla condizione umana,  stata provata e descritta ben prima di aver ricevuto un nome e una spiegazione medica. Omero, che si trova
allinizio di tutte le immagini e di tutte le idee, ci fa cogliere in tre versi la dolorosa infelicit del malinconico. Vi invito a rileggere, nel sesto canto dellIliade, la storia di Bellerofonte, il quale subisce inspiegabilmente la collera degli di: Ma quando lo presero in odio gli di, Andava errando per la pianura Alea, solo, Il cuore divorato dalla pena, fuggendo ogni traccia umana  2.
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Pena, solitudine, rifiuto di ogni contatto umano, esistenza errante:  una catastrofe senza ragione, perch Bellerofonte, eroe coraggioso e giusto, non ha commesso alcun crimine verso gli di  3. Anzi, allopposto: le sue disgrazie, il primo esilio sono dovuti alla sua virt; tutte le prove da lui subite gli vengono dal rifiuto delle profferte di una regina che il dispetto trasforma in persecutrice. Bellerofonte ha affrontato valorosamente la lunga serie delle sue
fatiche, ha vinto la Chimera, sventato le imboscate, conquistato la sua terra, la sua sposa, il suo riposo.
Ed ecco che crolla, nel momento in cui tutto gli sembrava concesso. Nella lotta ha esaurito le energie
vitali? In mancanza di nuovi avversari, ha rivolto contro se stesso il proprio furore? Lasciamo da parte
simile psicologia che non c in Omero. Soffermiamoci, piuttosto, sullimmagine straordinariamente
forte di un esilio imposto per decreto divino. Gli di, nel loro complesso, ritengono giusto perseguitare
Bellerofonte: leroe, che ha saputo cos bene resistere alla persecuzione degli uomini, non ha il nerbo
per combattere lodio degli di. E la vittima dellostilit universale degli Olimpi non ritrova pi il gusto
di incontrare altri esseri umani. Ecco cosa deve attrarre la nostra attenzione: nel mondo omerico, tutto
avviene come se la comunicazione delluomo con i propri simili, come se la dirittura del suo cammino
avessero bisogno di una garanzia divina  4. Quando tale favore  rifiutato dalla totalit degli di, luomo
 condannato alla solitudine, alla pena divorante (che  una forma di autofagia), a errare nellansia.
La depressione di Bellerofonte non  altro che laspetto psicologico di questo abbandono delluomo da
parte delle potenze superiori. Disertato dagli di, coraggio e risorse gli vengono meno. Una collera
misteriosa, incombendo dallalto, lo tiene discosto dalle vie frequentate dagli uomini, lo spinge al di
fuori di ogni meta, di ogni senso. , questa, pazzia, mania? No: nel delirio, nella mania, luomo 
incitato o abitato da una potenza sovrannaturale, della quale percepisce la presenza. Qui, tutto 
distacco, assenza. Vediamo Bellerofonte errare come nel vuoto, lontano dagli di, lontano dagli uomini,
in un deserto senza fine.
Per liberarsi della sua nera pena, il malinconico ha la sola risorsa di attendere o di accattivarsi
nuovamente la benevolenza divina. Prima che possa rivolgere la parola agli uomini, una divinit deve
restituirgli il favore di cui  stato privato. Occorre che cessi la situazione di abbandono. La volont
degli di , per, capricciosa...
Ma Omero  anche il primo a evocare la potenza del medicamento, del phrmakon. Mescolanza
di erbe egiziane, segreto di regine, il nepenths assopisce le sofferenze e placa i morsi della bile. 
giusto che sia Elena, per il cui amore gli uomini sono pronti a dimenticare ogni cosa, a detenere il
privilegio di dispensare la pozione delloblio: questa attenuer il rimpianto, disseccher per un po le
lacrime, ispirer laccettazione rassegnata dei decreti imprevedibili degli di. E proprio nellOdissea
(canto IV, vv. 219 sgg.), poema delleroe ingegnoso e delle sue mille risorse, si doveva veder apparire
questo meraviglioso artificio grazie al quale luomo attutisce i tormenti che ne accompagnano il destino
violento e la tempestosa condizione.
Se dunque Omero ci offre unimmagine mitica della malinconia secondo cui linfelicit
delluomo deriva dalla sua disgrazia agli occhi degli di, ci propone anche lesempio di una
mitigazione farmaceutica della pena, che nulla deve al loro intervento: una tecnica tutta umana
(accompagnata con ogni probabilit da qualche rito) trasceglie le piante, spreme, mescola, decanta i loro princip al contempo tossici e benefici. Sicuramente la bellissima mano che largir la bevanda
accrescer lefficacia della droga, gi di per s ricca di malia. La pena di Bellerofonte ha origine nel consesso degli di, ma gli stipi di Elena contengono il rimedio.
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2.2. Gli scritti ippocratici.
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Se paura e tristezza durano a lungo, ci significa malinconia  5. Ecco
dunque apparire la bile nera, la sostanza spessa, corrodente, tenebrosa che costituisce il senso letterale
di malinconia.  un umore naturale del corpo, come il sangue, come la bile gialla, come la pituita. E
allo stesso modo degli altri umori, essa pu sovrabbondare, spostarsi dalla sua sede naturale,
infiammarsi, corrompersi. Ne deriveranno diverse malattie: epilessia, pazzia furiosa (mania), tristezza,
lesioni cutanee, ecc. Lo stato che noi oggi chiamiamo malinconia non  che una delle molteplici
espressioni del potere patogeno della bile nera, mentre il suo eccesso o la sua alterazione qualitativa
compromettono lisonomia (lequilibrio armonioso) degli umori  6.
 verosimile che losservazione di vomiti o feci nere abbia suggerito ai medici greci lidea di
trovarsi di fronte a un umore altrettanto fondamentale degli altri tre. Il colore scuro della milza, con
facile associazione, ha permesso loro di supporre che questo organo fosse la sede naturale della bile
nera  7. Ed era soddisfacente per la mente poter stabilire una stretta corrispondenza fra i quattro umori,
le quattro qualit (secco, umido, caldo, freddo) e i quattro elementi (acqua, aria, terra, fuoco). A ci
potevano aggiungersi, per costituire un mondo simmetrico, le quattro et della vita, le quattro stagioni,
le quattro direzioni dello spazio, da cui soffiano quattro venti diversi. La malinconia, in virt di un
criterio analogico, finiva col vedersi collegata alla terra (che  secca e fredda), allet presenile e
allautunno, stagione pericolosa nella quale latrabile esercita la massima forza. Si costruisce cos un
cosmo coerente, le cui fondamentali quadripartizioni si ritrovano nel corpo umano e nel quale il tempo
 il corso regolare di quattro partiture.
Ridotta alla sua giusta proporzione, la malinconia  uno degli ingredienti indispensabili della
crasi che costituisce lo stato di salute. Non appena essa diventa preponderante, lequilibrio 
compromesso e ne consegue la malattia. Come dire che le nostre malattie procedono dal disaccordo dei
medesimi elementi dei quali si compone la nostra salute.
Il sistema dei quattro umori  chiaramente affermato solo nel trattato De natura hominis  8,
tradizionalmente attribuito a Polibo, genero di Ippocrate. Altri trattati, come il De veteri medicina  9,
sembrano ammettere lesistenza di una maggior variet di umori, ciascuno con la sua propriet
particolare. La speculazione scientifica ha probabilmente giocato un ruolo importante nelladozione
della bile nera come quarto partner, accanto al sangue, alla pituita e alla bile gialla. C stato
sicuramente anche linflusso di convinzioni popolari e irrazionali. Prima che prendesse forma la
dottrina medica, in Attica, verso la fine del V secolo, si credeva ai danni psichici della bile nera  10.
Sofocle utilizza laggettivo melncholos per designare la tossicit letale del sangue dellidra di Lerna,
di cui Ercole ha imbevuto le sue frecce  11. Il centauro Nesso, trafitto da una di queste, ne morr; e le
propriet venefiche dellidra si trasmetteranno, diluite, alla vittima. Raccolto da Deianira, il sangue di
Nesso servir a tingere la famosa tunica: il suo contatto comunicher a Eracle un bruciore
insopportabile che lo far precipitare verso il suicidio eroico. Ci imbattiamo qui in un bellesempio di
immaginazione sostanzialista  12: il veleno malinconico  un fuoco oscuro, che agisce a dosi minime
e che resta pericoloso a concentrazioni oligo-dinamiche;  un composto duplice nel quale i poteri
nefasti del color nero e le propriet corrosive della bile si assommano. Il nero  sinistro, strettamente
intrecciato alla notte e alla morte; la bile  acre, irritante, amara. Come appare chiaramente da certi testi
ippocratici, la bile nera  immaginata come un prodotto di concentrazione, come la feccia residua
lasciata dallevaporazione degli elementi acquosi degli altri umori, soprattutto della bile gialla. Alla
bile nera si annette il prestigio temibile degli estratti, che raccolgono nel minimo volume il massimo di
propriet attive, aggressive, corrosive. Molto pi tardi, Galeno attribuir allatrabile una strana vitalit:
essa morde e attacca la terra, gonfia, fermenta, provoca bolle simili a quelle che si formano nella
minestra in ebollizione  13. Fortunatamente, gli altri umori, nellorganismo sano, intervengono per
attenuare, frenare, moderare simile violenza. In una miscela ben dosata, la sua nocivit si indebolisce e
si mitiga. Ma attenzione al pi piccolo eccesso di bile nera! Guai alla sua pi modesta eccitazione: un
niente rovescer ogni equilibrio. Di tutti gli umori,  quello le cui variazioni sono pi rapide e
pericolose. Come il ferro, dir un testo aristotelico, latrabile pu passare dal freddo estremo al pi
vivido calore. E il pericolo riguarda la ragione stessa  14.
Tristezza e paura costituiscono, per gli antichi, i sintomi principali dellaffezione malinconica.
Ma una semplice differenza di localizzazione dellumore atrabiliare determiner cambiamenti di non
poco conto nella sintomatologia:
I malinconici diventano solitamente epilettici, e gli epilettici malinconici; di questi due stati, ci che fa
prevalere luno sullaltro  la direzione che prende la malattia: se essa investe il corpo,  epilessia, se,
invece, investe lintelligenza,  malinconia  15. 	C qui unambiguit. La parola malinconia
designa un umore naturale, che pu non essere patogeno. E la medesima parola, allorch  interessata
principalmente lintelligenza, designa la malattia mentale prodotta dalleccedenza o dallalterazione
di questo umore. Tuttavia simile disordine comporta qualche privilegio: conferisce superiorit
spirituale, accompagna le vocazioni eroiche, il genio poetico o filosofico. Laffermazione, che si trova
nei Problemata aristotelici, eserciter uninfluenza considerevole sulla cultura dellOccidente.
 invece con indubbia chiarezza, nonostante la difficolt che proviamo nel trasporre i termini
antichi in nozioni moderne, che gli scritti ippocratici attribuiscono i sintomi neuropsichiatrici
(depressione, allucinazioni, stati maniacali, crisi convulsive) a unorigine somatica e umorale: eccesso
o corruzione degli umori, riscaldamento o raffreddamento, ingombro e ostruzione di certe vie che
avrebbero dovuto rimanere libere. Tutte le cause sono fisiche  16. Di conseguenza, la misura terapeutica
sar del medesimo ordine: evacuazione, deviazione dellumore da una regione del corpo allaltra,
raffreddamento o riscaldamento con bagni a temperatura appropriata, modificazione del regime
alimentare.
Tra le cause che portano allo squilibrio umorale, la dieta e lesercizio svolgono entrambi un
ruolo importante, paragonabile a quello del clima e dellaria circostanti. Dieta, esercizio, bagni, sonno
dipendono dalla decisione personale del soggetto  naturalmente, se si tratta di un uomo libero che
abbia i mezzi per amministrare come crede il proprio stile di vita. Gli errori, la sregolatezza nei ritmi
della vita quotidiana non sono esenti da conseguenze: ci si pu rendere malinconici per ignoranza o per
noncuranza, per ghiottoneria o per mancanza di esercizio. La cura consister essenzialmente in un
ritorno allopportuna disciplina, in un cambiamento della dieta, con laiuto occasionale di farmaci.
Cos, per quanto la causa immediata del male sia vista in chiave esclusiva di meccanica somatica, le
cause pi lontane risiedono in gran parte nel comportamento del soggetto, e il processo terapeutico fa
appello, in modo spesso molto insistente, alla volont e alliniziativa assennata del malato. Anche
quando tutte le misure non mirano che a ristabilire nellorganismo un equilibrio meramente
quantitativo, il malato deve lasciarsi istruire, deve imparare a riconoscere la necessit morale di un tale
equilibrio,  invitato a fare lo sforzo che gli permetter di regolare meglio la propria condotta
quotidiana: la ragione condanner gli abusi che ha commesso, imparer a scegliere meglio gli alimenti,
a suddividere meglio il tempo fra riposo e attivit. Come ha ben mostrato Werner Jaeger  17, la medicina
ellenica  una educazione grazie alla quale luomo apprende in prima persona a curare il
corpo secondo le esigenze della ragione. Una vera e propria psicoterapia si associa cos a una cura
indirizzata verso cause puramente somatiche.
Ma una terapia del genere presuppone che il malato sia abbastanza giudizioso da dialogare col
medico e da lasciarsi istruire da lui. Cosa avviene se il malato non dispone pi della ragione? A questo
punto passano in primo piano i mezzi fisici e farmaceutici: la malattia viene aggredita con medicine che
provocano abbondanti evacuazioni e che, per soprammercato, fanno subire al paziente uno choc
piuttosto violento. Ma vediamo un trattamento ippocratico:
Angoscia, malattia difficile: il malato sembra avere nelle viscere come una spina che lo punga; lo
tormenta lansia; fugge la luce e gli uomini, ama le tenebre;  in preda al panico; il diaframma sporge
allesterno; fa male quando lo si tocca; ha paura; ha visioni terribili, fa sogni spaventevoli e talvolta
vede i morti. La malattia assale solitamente in primavera. Al malato si far bere lelleboro, si purgher
la testa; e, dopo questa epurazione, gli si somministrer una medicina che lo purghi dal basso. Poi gli si
prescriver il latte dasina. Il malato si nutrir molto parcamente, se non  debole; gli alimenti saranno
freddi, rilassanti, niente di piccante, niente di salato, niente di grasso, niente di dolce. Non si laver con
lacqua calda; non berr vino; si limiter allacqua; diversamente, il vino dovr essere tagliato. Niente
ginnastica, niente passeggiate. Con questi mezzi, la malattia guarisce col tempo, ma se non  curata ha
termine con la vita  18. 	Pur se qui lautore non accusa esplicitamente latrabile, noi sappiamo che
 proprio questa la sostanza da evacuare, visto che si ricorre a un medicamento, lelleboro, che per
secoli rester lo specifico della bile nera, e dunque della follia. Sar il farmaco per antonomasia, il cui
solo nome baster a indicare luso al quale  destinato per tradizione. Nel Seicento nessun lettore avr
bisogno di un commento per capire questi versi di La Fontaine, nei quali la lepre si prende gioco della
tartaruga:
O mia comare, credimi, che questa  una pazzia. Stasera quattro grani prova a pigliar delleboro  19.
Anche quando cadr in disuso, i trattati e i dizionari medici continueranno a parlarne,
assicurandogli una sopravvivenza accademica. Allinizio del 19esimo secolo, lelleboro occupa ancora un
posto importante nelle enciclopedie mediche: la maggioranza degli autori (Pinel  20, Pelletan  21)
espongono le ragioni che li hanno spinti ad abbandonare definitivamente questa cura; ma altri, come
Cazenave  22, cercando di dargli una giustificazione adeguata ai tempi, invocano il controstimolismo.
Lelleboro che gli antichi utilizzavano per evacuare la bile nera era un estratto o un decotto
della radice dellHelleborus niger, o forse talvolta dellHelleborus viridis, meno tossico. Sappiamo che
il principio attivo di questa ranuncolacea, che ha qualche effetto cardiotonico, produce soprattutto
diarrea e vomito. Irritante per le mucose, lestratto di elleboro pu provocare feci nere o emorragiche:
gli antichi avevano cos lillusione di aver sbarazzato lorganismo da un sovrappi di atrabile.
Se  evidente che gli ippocratici obbediscono solo a fini razionali somministrando lelleboro,
c motivo di credere che limpiego di questo vegetale risalga a un periodo pi antico e che vi si
colleghino credenze magiche. La testimonianza di Plinio il Vecchio  abbastanza eloquente:
 nota la fama di Melampo nellambito delle arti della divinazione. Da lui prende il nome di
melampodio una qualit di elleboro. Alcuni riferiscono che la scopr un pastore dallo stesso nome,
notando che le capre, dopo averla mangiata, ne venivano purgate; riferiscono inoltre che le figlie
furenti di Preto furono risanate somministrando loro il latte di quelle capre  23. 	Secondo questo mito
pastorale, le tre figlie di Preto, credendosi trasformate in mucche, erravano per la campagna. La
malattia aveva fatto cadere i capelli alle fanciulle. In premio per la riuscita della cura, il re Preto
concesse a Melampo una di loro, Ifianassa, debitamente tornata in s e nuovamente provvista di capelli.
Ma continuiamo la nostra lettura di Plinio:
Dei due tipi, quello nero  detto melampodio: con esso si fanno dei suffumigi nelle case per
purificarle, e se ne cosparge anche il bestiame formulando preghiere solenni. La maniera in cui viene
raccolto  anche pi rituale: prima infatti si traccia intorno ad esso un solco con la spada, poi colui che
 incaricato di tagliarlo guarda verso oriente, prega di poter fare quelloperazione con il favore degli di
e osserva il volo di unaquila; infatti quasi sempre unaquila si trova nei paraggi di chi taglia questa
pianta e, se vola vicino,  presagio che colui che sta tagliando morir entro lanno  24. 	La raccolta
dellelleboro, come quella della mandragora  di cui dovremo parlare  non  quindi di tutto riposo:
una pianta la cui potenza  tanto temibile si tratta con rispetto. E anche quando non interviene la
superstizione, come nelle lettere apocrife di Ippocrate, la raccolta dellelleboro  oggetto di consigli
minuziosi che testimoniano lestrema importanza attribuita alle variabili fisiche che possono
influenzare il tenore dei princip efficaci presenti nel vegetale:
Raccogli soprattutto le piante di montagna che crescono sulle vette: esse sono pi dense e pi attive
delle piante acquose, perch l la terra  compatta e laria pi sottile; infatti ci che assorbono ha pi
vita (...). Tutto ci che stilla succhi e umori sia posto in vasi di vetro; le foglie, i fiori e le radici siano
trasportati in vasi nuovi e ben chiusi, in modo che, asciugati dal soffio del vento, non perdano,
svanendo, la loro virt medicamentosa  25. 	La pianta  manipolata come materiale prezioso, come un
tesoro vegetale. Bisogna proteggerla, rinchiuderla in un recipiente fresco e tenebroso:  una creatura
palpitante che va mantenuta in vita. Infatti, lintervallo che scorre fra la raccolta e la somministrazione
al malato comporta numerosi rischi, il pi grave dei quali  la perdita di potenza, come un profumo che
svanisce. Di qui le meticolose precauzioni che mirano a catturare e a conservare quellente misterioso
che  il principio attivo della pianta. Si debbono seguire le istruzioni del maestro: lui solo sa quale
concentrazione della volont occorra imporsi per assicurare, a sua volta, la concentrazione del
medicamento che si raccoglie e si prepara. Un rizotomo  26 distratto, una manipolazione negligente
sono puniti con la mancata attivazione della sostanza fragile e temibile.
Le virt dellelleboro rappresentano un esempio eccellente di questa valorizzazione fantastica
che si collega, in epoca prescientifica, a certe sostanze privilegiate. Limmaginazione  incline a
costruire tutta una farmacologia favolosa: le droghe sono allora investite di una duplice valenza, quella
di potere specifico e quella di panacea. Talora si vuole che la buona erba sia lesatto antidoto di un
veleno, la cura unica e quasi predestinata di un male particolare, talora, invece, le si conferisce un
potere infinitamente esteso, una prodigiosa polivalenza, che ne giustifica limpiego in una moltitudine
di malattie diversissime tra loro. Una pianta regina sa essere, al contempo, uno specifico e una panacea.
Lelleboro rientra in questo caso. Farmaco specifico della malinconia,  anche dotato di una
sorta di superspecificit, se lo si raccoglie in luoghi privilegiati. Nei dintorni di Anticira in Focide, se
ne raccoglieva una variet particolarmente efficace: un elleboro di lusso, ultima risorsa per il
malinconico e per lepilettico. Navigare verso Anticira era diventato un modo di dire proverbiale. E
si faceva il viaggio da molto lontano.
Plinio e Dioscoride  27 allungano compiaciuti la lista delle virt di questa pianta:  indicata per la
follia, lidropisia, la gotta e le altre malattie delle articolazioni; come collirio, schiarisce le macchie
corneali; porta a maturazione e deterge le scrofole, gli ascessi suppuranti, i tumori duri, le fistole, le
squame cutanee; toglie le verruche; guarisce perfino la rogna dei quadrupedi. Quante virt tutte
insieme! Una droga non  veramente potente se non quando le sue indicazioni terapeutiche
sovrabbondano.
Se limpiego di un lassativo violento come lelleboro sembra necessario al medico ippocratico,
molto spesso  per supplire unevacuazione naturale che si  interrotta: la crisi malinconica viene
frequentemente attribuita alla cessazione delle mestruazioni, del flusso emorroidale e perfino di una
suppurazione cutanea. Latrabile diventa patogena perch non  pi eliminata. Il ripristino spontaneo
del suo scorrimento  allora considerato un fenomeno di buon augurio: Nella malinconia con
complicazioni di phrentis, il ristabilirsi del sanguinamento  positivo  28.
Questa teoria ha avuto a lungo credito: per guarire o soccorrere i malinconici, occorre
richiamare allesterno un umore rientrato. Autori relativamente recenti come Esquirol  29 o il suo
discepolo Calmeil  30, pur ripudiando la teoria umorale, continuano a raccomandare i metodi cosiddetti
revulsivi: potr palesarsi utile risvegliare una dermatosi; salassi alla vulva o allano dovranno
sostituire i sanguinamenti o ristabilire il flusso mestruale; setoni, ventose, rubefacenti serviranno
allo stesso scopo. E quando gli autori del XIX secolo piazzano delle sanguisughe sulle tempie dei
malati, realizzano, in sostanza, la purgazione selettiva della testa, cosa di cui abbiamo trovato un
primo accenno nel testo ippocratico. Gli antichi avrebbero ancora somministrato degli scialagoghi, o
degli irritanti della mucosa nasale (errhins). Bisogna salassare nella malinconia? Lopportunit di
questa misura sar, anchessa, oggetto di discussioni che si prolungheranno fino al XIX secolo.
Problema difficile per i partigiani scrupolosi dellumoralismo: che fare, infatti, se il male proviene da
uninfelice mescolanza di sangue e bile nera? Bisognerebbe poter eliminare leccesso di atrabile senza
impoverire lorganismo di un sangue che gli  necessario. Si pu fornire al salasso una giustificazione
pi solida attribuendo la malinconia alla pletora dei capillari cerebrali, come faranno certi autori del
XVIII e del XIX secolo. Non  infrequente che si mantengano tecniche antiche o arretrate, sostenute da
una reputazione di efficacia, ricorrendo a giustificazioni e razionalizzazioni periodicamente rinverdite.
Nel caso,  stato a lungo rispettato uno stesso principio terapeutico: quello che raccomanda la
sottrazione di una sostanza organica la cui sovrabbondanza, compromettendo lequilibrio organico,
altera le funzioni del cervello.
Abbiamo appena assistito alla nascita della terapia revulsiva ed evacuativa della malinconia. 
interessante vedere con quanta precauzione, nel 1870, Calmeil ne mette in dubbio lefficacia e ne
prende congedo. Un documento come quello che ora citeremo  il miglior esempio dello straordinario
perdurare dellautorit conferita agli antichi rimedi:
Non posso che inchinarmi di fronte allopinione del mio maestro e rispettare opinioni che hanno corso
nella scienza dallorigine della nostra arte. Annetto grande importanza alla teoria delle revulsioni; ho
osservato, come tutti, episodi di guarigione coincidenti col ritorno del flusso mestruale, col ritorno del
flusso emorroidale, con la formazione di un ascesso isolato, con unabbondante eruzione foruncolosa;
sono daccordo a considerare queste diverse manifestazioni come altrettanti momenti critici e attribuire
a essi senza riserve il ristabilimento della ragione, tuttavia, sono portato a credere che la frequenza e
limportanza di simili effetti critici siano stati esagerati, che si sia scambiata la ripetizione di fatti poco
frequenti per una necessit  31. 	Un rimedio di altro ordine appare ancora negli scritti ippocratici,
la mandragora, la cui azione  soprattutto sedativa: Alle persone tristi, malate e che vogliono
strangolarsi fate prendere al mattino, in forma di bevanda, la radice della mandragora in dose inferiore
a quella che occorrerebbe per causare il delirio  32.
Se ne parler ancora a lungo, e la leggenda aggiunger il suo favoloso commento alla sobria
osservazione degli effetti curativi. Questi si avvicinano allazione vagolitica e allucinatoria della
belladonna. Secondo alcuni autori antichi, questa droga straordinaria e pericolosa sarebbe capace di
agire a distanza, grazie ai suoi soli effluvi. Secondo Celso  33, le mele della mandragora collocate
sotto il guanciale costituiscono un mezzo potente per conciliare il sonno ai maniaci e ai malinconici
agitati: non bisogna ricorrervi se non dopo aver tentato mezzi meno violenti. Simile terapia per
inalazione sar praticata nel Medioevo a fini anestetici. La spugna che il chirurgo Ugo Borgognoni
faceva respirare ai suoi pazienti era stata inzuppata in un liquido contenente papavero, giusquiamo e
mandragora  34. Pregna di queste sostanze, poi seccata al sole, la spugna veniva immersa nellacqua
calda poco prima dellintervento.  evidente, nota Belloni, che linalazione da sola sarebbe stata poco
efficace: il paziente ingurgitava una parte del liquido ed entrava in uno stato di stupore analogo a quello
che provochiamo somministrando una miscela di oppiacei, di alcaloidi e di belladonna. Durante il
Rinascimento, si ritrover la mandragora fra le molteplici erbe rientranti fra i medicinali da aspirare: da
essa si ottengono profumi, sacchetti per infusioni, bende per la fronte... Certo, a conveniente
diluizione, si osa bere il temibile estratto. Iago promette a Otello un tormento che la mandragora sar
impotente a lenire:
N il papavero, n la mandragora, N tutti i sonniferi del mondo Potranno mai renderti il dolce sonno
che ieri godevi. Not poppy, nor mandragora, Nor all the drowsy syrups of the world, Shall ever
medicine thee so that sweet sleep  35... 	Iperbole: quale dovr mai essere lacutezza del dolore per
superare i poteri narcotici delloppio e della mandragora!
Ma, fin dallantichit, si sono anche attribuite alla mandragora propriet afrodisiache: i filtri di
Circe contenevano della mandragora. E John Donne, che a essa consacra parecchie strofe del Progress
of the Soule (Il viaggio dellanima), le attribuisce il potere antitetico di incendiare gli spiriti o di
acquietarli, a seconda che ci si rivolga alle sue mele o alle sue foglie  36:
His apples kindle, his leaves, force of conception kill  37. 	La mandragora, vegetale antropomorfo,
caricato di proiezioni favolose, trasporta limmaginazione in un dominio incantato che non si lascia
facilmente circoscrivere  38. In presenza di una simile soprassaturazione mitica, diventa impossibile
isolare un potere realmente specifico. Le propriet antidepressive della mandragora, le sue applicazioni
al tedium vitae si perdono e si confondono nel pullulare delle sue facolt magiche. La mandragora non
rientra facilmente in una terapia volta a ristabilire lequilibrio psichico:  un frutto vietato, pericoloso
da conoscere, portatore di morte e di estasi. Coloro che la prescrivono nel XVI e XVII secolo saranno
presto sospettati di praticare arti proibite e di intrattenere un commercio abominevole col demonio.
...
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2.3. Celso.
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La terapia psichiatrica di Asclepiade, riferita dallenciclopedista romano Celso, prevede mezzi piuttosto numerosi che si aggiungono a quelli raccomandati dagli scritti ippocratici. Nella mestizia che pare dipendere dallatrabile, una psicoterapia di incoraggiamento completa le misure puramente somatiche (dieta, astinenza dal vino, frizioni e bagni, evacuanti):
Bisogner tenere lontana dal malato ogni causa di spavento. Procurargli svago con i racconti e i giochi che pi lo dilettavano da sano. Lodare le sue opere, se ve ne sono, e porgliele davanti agli occhi.
.Si combatteranno le sue tristi immaginazioni con dolci rimproveri, suggerendogli che nelle cose che lo tormentano dovrebbe trovare pi materia di letizia che di inquietudine  39. 	Il malinconico deve essere divertito, rassicurato: occorre cercare di restituirgli la coscienza del suo valore. Per cacciare i suoi tetri convincimenti, si far in maniera da rischiarare e ingentilire il mondo attorno a lui. La musica  un buon mezzo per vivificare latmosfera circostante: Per stornare questi malati dai loro tristi pensieri, ci si servir utilmente di tamburelli, di cembali o del suono di altri strumenti  40.
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Se Celso si fosse fermato qui! Ma conosce anche mezzi pi brutali: catene, punizioni, choc
causati da terrori improvvisi  trattamenti destinati soprattutto agli agitati che non vogliono intendere
ragione. Molto probabilmente una simile energica terapia  stata applicata a malati sofferenti di
malinconia ansiosa. Una scossa profonda, in effetti, pu essere utile sottraendoli alla loro condizione
primaria. Si vede qui apparire un metodo che si perpetuer fino ai nostri giorni: il malato mentale pare
essersi messo su una strada sbagliata, smarrito, al di fuori della nostra possibilit di intervento, vittima
di un brutto sogno. Lo possiede una cattiva volont che lo invita a sfidare meccanicamente gli sforzi
di coloro che vogliono riportarlo sul retto cammino. La scossa profonda che Celso vuole imprimere
ai malinconici si propone di risvegliarli da questo sogno, di richiamarli a noi e a loro stessi, di renderli
nuovamente accessibili alle nostre parole. La rudezza del terapeuta, interdicendo nei malati ogni fosco
compiacimento, staner la loro ragione dal ritiro in cui si  rifugiata, le ingiunger di rispondere
allappello  41. In realt, questo trattamento  consigliato soprattutto per lagitazione euforica, per la
mania furiosa: si deve curare il contrario con il contrario. Quanto ai pazienti tristi, Celso riserva loro
maggiori riguardi:
Quando lumore diventa troppo cupo, gioveranno le frizioni leggere, ma praticate a lungo due volte al
giorno, come potr recare beneficio versare acqua fredda sul capo e immergere il corpo in acqua e olio
(...) Non conviene lasciare mai soli questi individui o con persone che non conoscano, e neppure con
persone che disprezzino o che non tengano in conto. Devono mutare paese e, se tornano in s,  bene
distrarli con qualche viaggio ogni anno  42. 	In modo sommario, ma con grande chiarezza, i fattori
affettivi e i fattori ambientali sono messi in gioco. Notiamo anche il consiglio di viaggiare che appare
qui per la prima volta: avremo occasione di riparlarne.
Meritano una particolare sottolineatura le righe che Celso dedica al trattamento dellinsonnia
dei malinconici. Conosce la potenza delloppio, ma ne ha timore. Il decotto di papavero e giusquiamo
rischia di trasformare la frenesia in letargia. Bisogna dunque cominciare con altri mezzi, pi blandi,
che comportino meno rischi. Si potr applicare sulla testa un unguento di croco mescolato a quello di
giaggiolo, si potr anche frizionare lungamente la testa, dopo averla rasata, ma esercitando un
movimento abbastanza dolce perch la pelle non ne conservi che una lieve traccia:
La vicinanza di una cascatella dacqua, una passeggiata in bussola dopo il pasto e durante la notte e,
soprattutto, il dondolio di un letto sospeso sono tutti mezzi per conciliare il sonno  43. 	Se linsonnia
 tenace, si prover ancora con le ventose applicate alla nuca. E se tutte le misure prudenti falliscono, in
ultima istanza ci si rivolger al pericoloso papavero o si piazzeranno delle mele di mandragora sotto il guanciale.
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2.4. Sorano di Efeso.
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La dottrina medica di Sorano di Efeso ci  stata trasmessa, fra gli altri, grazie alla
traduzione in latino, dovuta a Celio Aureliano, del suo grande trattato De morbis acutis et chronicis  44.
Sorano appartiene alla scuola dei metodici e dimostra un grande disprezzo per linterpretazione
umorale della malinconia, che egli rigetta come un vano gioco di parole. La causa reale, secondo lui, 
uno stato di straordinario restringimento delle fibre. I sintomi principali sono lansia e labbattimento,
la mestizia silenziosa, lanimosit verso le persone vicine. Ora i malinconici si augurano di vivere, ora
di morire; credono che si tendano loro delle trappole; piangono senza ragione, borbottano propositi
assurdi, poi si mettono a ridere bruscamente; la regione epigastrica  gonfia, soprattutto dopo i pasti.
Bench non arrivi ad ammettere, come suggerivano scuole rivali, un passaggio dalla mania alla
malinconia, Sorano propone per le due affezioni un trattamento notevolmente simile. Diffida delle
droghe troppo pesanti, come laloe e lassenzio; loppio gli pare pericoloso, non diversamente dal vino.
Non  in modo particolare fautore della dieta n delle pratiche amorose. Luso della musica gli sembra
ciarlatanesco.
Tra i medicamenti che Sorano raccomanda, i cataplasmi occupano un posto abbastanza
importante. Considera la malinconia come un grave male la cui sede principale  lesofago (mentre la
mania colpisce la testa). Di qui il vantaggio che si ha ad applicare cataplasmi tra le scapole o sulla
regione epigastrica.
Ma le misure psicoterapeutiche e una certa forma di terapia attiva non vengono trascurate.
Sorano raccomanda di portare il paziente a teatro.  bene che i malinconici assistano a commedie
allegre e che, invece, i pazzi soddisfatti di s siano portati a vedere opere tragiche. Grazie al teatro, si
pu rafforzare il trattamento con una sorta di antidotismo affettivo.
E non appena sar possibile, bisogner chiedere al convalescente di redigere discorsi e leggerli.
Luditorio, composto di persone amiche, dovr essere disposto allapprovazione: manifester un vivo
interesse, loder senza riserve lopera presentata. Dopo lesercizio retorico, il paziente si prester a una
leggera frizione ed effettuer una comoda passeggiata. Quanto a coloro che non hanno cultura
letteraria, li si interrogher sulle occupazioni a essi familiari, si terr il loro spirito allerta con giochi
basati sul calcolo, ecc. Una psicoterapia, insomma, che prefigura quella caldeggiata da Wilhelm
Griesinger: allorch il malato entra in convalescenza, occorre fortificare il vecchio io, guidarlo nella
direzione delle cose che lo interessavano in passato. Infatti, egli aggiunge: Ci sono individui nei
quali lintegrit del pensiero e della volont  strettamente legata alle occupazioni esterne della loro
vita. Certi operai non ritrovano lunit completa dellindividualit precedente se non riprendendo il
lavoro di sempre. A certi musicisti occorre il suono del loro strumento  45. Per guarire la malinconia,
Sorano ha fiducia in questo addestramento ragionevole. Pur accontentandosi di una farmacopea molto
ristretta, Sorano si vanta di vincere in efficacia i metodi delle sette rivali. La prudenza si allea in lui con
un bellottimismo che non vuole disperare della ragione del malinconico: per profonda che sia la
malattia, il corpo e lo spirito posseggono risorse intatte che il medico deve stimolare.
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2.5. Areteo di Cappadocia.
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Le pagine che Areteo 46 dedica alla cura della malinconia, palesano qualche dubbio sulla possibilit di ottenere la guarigione in qualsiasi circostanza. Pu capitare che il miglior rimedio, lelleboro, resti inefficace, soprattutto se si  lasciata allignare la malattia da troppo
tempo. Accontentiamoci allora di palliativi:  impossibile guarire tutte le malattie. Il medico che potesse farlo sarebbe pi potente degli di.
. Visto
dunque che non pu sradicare il male,  in suo potere attenuarlo, placarlo e sopirlo per un po di
tempo  47. 	Quali saranno le nostre risorse? Certamente, purgativi e colagoghi, un regime
analettico, ma anche i bagni in acque termali:
I bagni ricchi di bitume, di zolfo, di allume e di molte altre sostanze medicinali sono in questo caso di
estrema utilit: oltre a umettare e ammorbidire la pelle troppo secca e troppo spessa dei malinconici, il
soggiorno dei malati alle acque assicura un gradevole diversivo al fastidio di un lungo trattamento  48.
Questo consiglio sar ripetuto molte volte. Il metodo del diversivo sar oggetto di
numerosissime speculazioni e affinamenti: se si ammette che la distrazione  salutare, occorre variarla
in mille modi. Le stazioni termali sono in generale attrezzate per offrire insieme acque e divertimento:
vedremo come Settecento e Ottocento si siano impegnati a perfezionare questo tipo di cura... E non si
dimenticher tanto presto la descrizione della pelle troppo secca dei malinconici: insieme alla
magrezza, al colorito scuro, alla stipsi persistente, al gonfiore degli ipocondri  un segno
patognomonico.
Restano gli stati di tristezza che assomigliano in tutto e per tutto alla malinconia, ma che non
sono dovuti allatrabile: le cause sono morali e passionali. Se le si sa discernere, si potr agire su di
esse e si otterranno guarigioni che sembreranno miracolose. Areteo si pone un problema di diagnostica
differenziale:
Si racconta (...) che un tizio che pareva colpito da una malattia incurabile, fu guarito dallamore dopo
essersi innamorato di una fanciulla, mentre a nulla gli erano giovate le cure dei medici. Ritengo che le
cose siano andate diversamente: egli, allinizio, ardeva per la giovinetta, ma non avendo trovato
corrispondenza nellamore si era fatto triste e languido e, agli occhi della gente, che non conosceva la
causa del male, passava per essere affetto dalla malinconia. Ma avendo poi potuto godere con successo
delloggetto desiderato, cupezza e biliosit si erano come dissipate: la gioia aveva sconfitto la
malinconia e la mente era stata guarita dalla medicina dellamore  49. 	Vera o falsa malinconia?
Sembra che qui Areteo adotti la distinzione che ci  familiare, tra malattia endogena (la quale
unicamente ha diritto al nome di malinconia) e la depressione reattiva. Lantica dottrina umorale
permetteva teoricamente di distinguere i casi in cui tutto dipende da una pena o da un dispiacere da
quelli dovuti originariamente a una discrasia, ovvero a unalterazione somatica. Cause tanto diverse
non comportano cure radicalmente opposte? Qui, la soddisfazione di un desiderio frustrato; l gli
evacuanti o i solventi dellatrabile... Una simile distinzione sarebbe comoda e un certo gusto per la
chiarezza logica vi troverebbe soddisfazione, ma ci che in sostanza la rende poco operativa  lo
psicosomatismo cos frequente nel ragionamento medico degli antichi. Le cause morali hanno
ripercussioni sulla struttura fisica dellorganismo, modificano il temperamento o il tono generale:
chi non  atrabiliare per costituzione, o per effetto dellambiente fisico, pu comunque diventarlo
attraverso la via indiretta delle preoccupazioni, della sofferenza, della passione delusa, dello studio. Ci
sono temperamenti acquisiti. Le disposizioni dellanimo si manifestano sempre a livello corporeo. Se
la causa morale, se la passione perniciosa non vengono soppresse rapidamente, ne risulter un disordine
organico non meno profondo n meno violento che se tutto il processo si fosse sviluppato fin dallinizio
a tale livello. Gli scrittori di medicina non si troveranno a corto di spiegazioni fisiche per giustificare
fenomeni del genere: in una sorta di traduzione somatica, individuano equivalenti fisiologici precisi per
le situazioni morali. Cos, secondo Galeno  50, lamore deluso obbliga a una continenza anormale che si
riveler nociva al cervello per gli effetti della ritenzione del liquido seminale: questa sostanza,
trattenuta troppo a lungo nellorganismo, alla lunga degenera e invia al cervello vapori tossici, analoghi
per i loro danni ai vapori dovuti alla stasi dellatrabile negli ipocondri. E perci lesercizio fisiologico
dellamore diventa una forma di evacuazione, paragonabile al flusso delle emorroidi o alla
traspirazione.
Gli autori pi tardi, al capitolo malinconia, affronteranno, quasi tutti, la questione del ruolo
terapeutico del coito. Alcuni, come Rufo di Efeso  51, gli attribuiranno meraviglie. E ci sar occasione
di lunghe confutazioni da parte di medici pi casti e pi preoccupati della morale: gli eccessi venerei, il
libertinaggio non sono, piuttosto, cause palesi di malinconia?
Diversa per origine, ma identica per le alterazioni prodotte, la sofferenza amorosa avr diritto a
costituire una variet particolare di malinconia, che accompagner la storia della medicina con un
corteo di leggende e aneddoti commoventi riprodotti di epoca in epoca nei trattati pi seri. La pi tipica
di tali storie, che serve da modello a tutte le altre, la incontriamo in Plutarco  52: si tratta della passione
inconfessabile di cui arde il giovane principe Antioco per la principessa Stratonice, che suo padre,
Seleuco, ha da poco sposato. Colpevole e disperato, si lascia deperire fingendosi malato. Senonch il
suo medico, Erasistrato, non ebbe difficolt a capire che si trattava di amore. Per scoprire loggetto di
questo amore, Erasistrato fa entrare diverse persone nella camera del giovane principe; non tarda a
scoprire che  la regina Stratonice a provocare nel malato quei segni ammonitori che Saffo descrive:
la voce incespicava, il viso si accendeva di rossore, la vista gli si annebbiava, improvvisamente si
metteva a sudare, i battiti del polso divenivano irregolari e confusi, e finalmente, quando le facolt
dellanimo erano soverchiate dallaffanno, si smarriva, giaceva come stordito e impallidiva. Seleuco,
informato con cautela dal medico, si dichiara pronto a donare tutto ci che possiede pur di salvare il
figlio. Rimedio eroico: gli cede Stratonice e una parte del regno. Antioco, trovata la soddisfazione
edipica, si affretta a guarire.
Non  certo stupefacente che questa singolare forma di malinconia sia menzionata allinfinito
nellet barocca. Robert Burton  53 le consacra una parte importante della sua Anatomy of Melancholy
(1621).
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Jacques Ferrand scrisse su di essa un libro  54: si tratta di un tormento che ha la propriet di
incarnarsi, di diventare un marchio che deforma e altera in modo sensibile il corpo. La metafora
dellamore che consuma  qui presa alla lettera: il voler morire ha pateticamente la meglio sul voler vivere. Il mal damore  una forma di sovraespressione somatica, tramite la quale il corpo dimostra limpossibilit di sopravvivere in assenza dellessere amato: anche se si tratta di un fenomeno che tutte le epoche conoscono, la sua immagine letteraria pi sviluppata non pu che essere appannaggio di una cultura che ricorre, essa stessa, nella maggior parte delle sue produzioni, alle forme pi esasperate despressione.
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2.6. Galeno.
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Per quanto le sue prescrizioni terapeutiche non dicano nulla di nuovo, Galeno richiama
la nostra attenzione per un altro motivo: fissa la descrizione e la definizione della malinconia che
faranno testo fino al Settecento e oltre  55. La divisione che propone servir come quadro per tutto ci
che si scriver sul trattamento di questa malattia. Le opere mediche del Medioevo, del Rinascimento,
dellet barocca non sono, perlopi, che parafrasi erudite di Galeno, variamente infiorate di nuove
prove e arricchite di qualche ricetta inedita. Si sottilizza sui dettagli, ma ledificio resta integro: per
lungo tempo lessere originali non consister nel mettere in dubbio il sapere tradizionale, ma nel
sovraccaricarlo, nellaggiungervi. Alla fine leccessivo ingombro invoca il gesto che fa tabula rasa. Ma
nessuno ha avuto la capacit di compierlo in modo decisivo. La concezione galenica della malinconia
non  sparita di colpo, si  lentamente sgretolata.
Per Galeno, la malinconia  innegabilmente dovuta alla bile nera: lumoralismo, rifiutato o
messo in questione da tante scuole antiche, si riappropria qui di tutti i suoi diritti. Ma leccesso di bile
nera pu manifestarsi e svilupparsi in diverse regioni dellorganismo, provocando ogni volta nuovi
sintomi.
Pu capitare dapprima che lalterazione del sangue si limiti al solo encefalo: E questo pu
avvenire in due modi, vuoi che lumore malinconico vi si riversi venendo da altrove, vuoi che si generi
sul posto. Esso  prodotto dal notevole calore del luogo, che brucia la bile gialla o la parte pi spessa o
pi nera del sangue  56.
Pu poi capitare che latrabile si spanda per le vene dellintero organismo. In tal caso, anche
lencefalo sar raggiunto, ma solo in conseguenza dellaffezione comune. Il salasso al braccio, per
chi voglia assicurarsene, fa fuoriuscire un sangue molto nero e spesso. Impossibile sbagliarsi!
Infine, ci sono casi in cui la malattia trae origine dallo stomaco. C allora un ingorgo, una
stasi, unostruzione, un rigonfiamento nella regione degli ipocondri  di qui il nome di affezione
ipocondriaca attribuito alla malattia. Questa si manifesta con eruzioni, calori, digestioni lente,
flatulenze. Talvolta sopravvengono violenti dolori di stomaco che si propagano alla schiena; il malato,
alle volte, vomita sostanze calde, acide, che causano fastidio ai denti. Dallo stomaco gonfio e saturo di
bile nera, salgono allencefalo vapori che annebbiano lintelligenza e producono i sintomi
malinconici. Secondo la definizione classica, lipocondria  dunque una malattia organica della
regione addominale superiore, in cui si accumula un eccesso di atrabile e da cui si elevano esalazioni
tossiche per lencefalo. I nosografi del Settecento e dellinizio dellOttocento (Boissier de Sauvages,
Cullen, Pinel) definiscono ancora lipocondria tramite lassociazione di disturbi digestivi reali con
unesagerata preoccupazione del malato per la propria salute. Questultimo elemento, che inizialmente
era solo un sintomo accessorio, diverr alla fine il fatto centrale e principale.
Galeno perora molto eloquentemente a favore della teoria dei vapori: i fumi che salgono dallo
stomaco spiegano non solo le idee tetre, ma anche certe allucinazioni; ottenebrano lo spirito, creano
visioni endogene analoghe alle immagini entoptiche:
I migliori medici sono concordi nel dire che non soltanto queste affezioni, ma anche lepilessia,
colpiscono la testa provenendo dallo stomaco. I malinconici sono perennemente preda di paure; ma le
immagini fantastiche non si presentano sempre nella medesima forma. Cos uno si immaginava di
essere fatto di conchiglie e quindi evitava i passanti per non essere stritolato (...) Un altro temeva che
Atlante, affaticato dal peso del mondo, finisse col farsi cadere di dosso il proprio fardello, rimanendo
egli stesso schiacciato e, nel contempo, facendo morire tutti noi (...) Ci sono differenze tra i
malinconici. Tutti sono in balia della paura, della tristezza, ma non tutti desiderano morire. Ce n, al
contrario, di quelli per i quali lessenza stessa della malinconia  il timore della morte. Altri vi potranno
sembrare bizzarri, sono angosciati dalla morte e nello stesso tempo la desiderano (...) Come le tenebre
ispirano paura a quasi tutti gli uomini (...) cos il colore della bile nera, offuscando come il buio la sede
dellintelligenza, genera angoscia  57. 	Contiamo dunque tre variet diverse di malinconia:
1) unaffezione malinconica localizzata nellencefalo; 2) unaffezione generalizzata, nella quale
latrabile passa nel sangue di tutto lorganismo, compreso lencefalo; 3) unaffezione malinconica
situata originariamente a livello dello stomaco e degli organi digestivi  lipocondrio  che raggiunge
lencefalo grazie a esalazioni e vapori. 	Burton, nel 1621, seguir ancora molto rigorosamente tale
suddivisione, aggiungendovi la malinconia amorosa (che Galeno non ignorava) e la malinconia
religiosa, male pi moderno. E Burton  solo uno dei tanti scienziati.
Le regole della cura si ricavano piuttosto facilmente da questo impianto. Inutile rivolgersi allo
stomaco se il male ha sede nella testa; e se  lorganismo intero a essere colpito, come trascurare salassi
e bagni?
Voglio citare il fatto seguente del quale sono stati testimoni i miei amici: ho guarito, con laiuto di
numerosi bagni e di un regime succulento e umido, senza ricorrere ad altri rimedi, una simile
malinconia. In questo caso lumore molesto, non essendosi ancora ben sedimentato, non era difficile da
evacuare  58. 	Se, per, la malattia  ormai inveterata, la cura presenter grandi difficolt. Certamente,
bisogner ancor pi rispettare una dieta che proibisca le carni nere (capra, bue, becco, toro, asino,
cammello, lepre, cinghiale, volpe, cane, ecc.); si eviteranno i cavoli, le lenticchie, il pane di crusca, i
vini spessi e neri, i formaggi stagionati. Vediamo qui allopera, in tutte le sue conseguenze,
unintuizione qualitativa che incrimina le facolt nocive del nero e dellaspro. Gli alimenti scuri e
forti sono i precursori di questa esalazione nera che viene a offuscare i nostri spiriti. A questi cibi si
imputano a priori paura e tristezza. Bisogna ricorrere ad alimenti gioiosi, chiari, giovani, teneri, ricchi
di una benefica umidit.
Se la malinconia provenisse esclusivamente dagli alimenti melanogeni, sarebbe facile
cacciarla o proteggersene. Ma il rischio  ancora altrove: la bile nera patologica  un residuo di
combustione, una sorta di catrame spesso, che pu a sua volta infiammarsi.  un carbone umorale.
Quale potenza tossica, quale aggressivit distruttrice deve possedere una sostanza capace di prendere
fuoco per una combustione secondaria! Tutte le sostanze naturali possono comunque, in seguito a una
prima infiammazione, trasformarsi in umori adusti: bile adusta, sangue adusto, che entreranno nel
temibile metabolismo del color nero. Catrame vischioso che brucia per lasciare un residuo ancora pi
scuro e pi spesso: materia pesante che ottenebra lo spirito.
...
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2.7. Lintervento del filosofo.
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Le dottrine mediche che abbiamo appena passato in rassegna applicano
alla malinconia un trattamento quasi esclusivamente somatico. Potremmo ancora aggiungere gli autori
posteriori a Galeno: Alessandro di Tralles  59, Oribasio  60, Paolo di Egina  61, Aezio di Amida  62. Lo
abbiamo visto, non misconoscono la possibilit di unorigine morale della malinconia; non ignorano il
valore di certe misure psicologiche: locali ventilati, n troppo illuminati, n troppo scuri; diversivi,
distrazione, attivit moderata, conforto procurato da piccole soddisfazioni della vanit, allontanamento
degli oggetti o delle persone che possono essere causa di affanno. Ma, per sua stessa definizione, la
malinconia implica un guasto fisico e richiede un intervento concernente innanzitutto il disordine del
corpo. Quando una tale diagnosi era formulata, si era molto probabilmente in presenza di
unalterazione generale piuttosto accentuata e il soggetto doveva apparire chiaramente un malato grave
al quale occorreva somministrare con urgenza cure mediche. Tuttavia, di fronte ai casi dubbi, il medico
si riservava il diritto di rifiutare la propria opera. Come linternista, oggigiorno, consiglia a certi
pazienti di rivolgersi allo psicologo o al prete, il medico antico aveva la risorsa, per coloro che non gli
sembrassero particolarmente colpiti nel corpo, di poterli indirizzare ad Asclepio  63 o ai filosofi  64.
Naturalmente, il medico intendeva continuare a regolare la dieta, a prescrivere il programma
giornaliero dei bagni e degli esercizi: ma non era pi di sua competenza intervenire sulla mestizia e
sullansia, quando il disturbo non sembrasse di origine organica. A partire da quale limite c
veramente disordine malinconico, cio follia? A partire da quali sintomi  necessario ricorrere
allelleboro? Il medico antico non ignorava tale questione, che riguarda la definizione stessa dello stato
di malattia. Il buon medico, armato di scienza, ha la decisione in suo potere: discrimina ci che 
malattia da ci che non lo  e, cos facendo, si scontrer qualche volta con lopinione comune. Potr
proclamare sano di spirito un uomo che la gente stoltamente giudica malato. E viceversa.
Niente di pi istruttivo in proposito delle Lettere  65attribuite a Ippocrate. Sono certamente
apocrife e tarde, ma linautenticit non toglie nulla al significato di quanto ci rivelano... Gli abderiti
hanno convocato il grande medico per curare uno dei loro pi famosi concittadini, il filosofo
Democrito, diventato pazzo. Ippocrate accorre, dopo aver fatto i preparativi necessari per una cura di
elleboro. Ma, da buon clinico, chiede innanzitutto di intrattenersi col paziente. Trova Democrito nel suo
giardino, immerso in studi di anatomia. La loro conversazione si inoltra nei pi elevati argomenti di
fisica e di filosofia. Non occorre altro per convincere Ippocrate della perfetta salute mentale
dellinterlocutore. Lo accusano di follia solo perch non lo capiscono. Se c follia, questa se mai si
trova dalla parte degli abderiti. Larrivo del medico ha rimesso le cose a posto: la sua decisione, il suo
colpo docchio hanno rovesciato la situazione. La gente vedeva in Democrito un malato: ma, in realt,
cio secondo il giudizio medico, che ha forza di legge in questo campo, il presunto pazzo  il solo
uomo pienamente ragionevole. Bisognerebbe piuttosto curare il popolo, a condizione che vi sia
sufficiente elleboro e che il popolo riconosca il proprio smarrimento. Robert Burton commenter a
lungo questo aneddoto, La Fontaine ne far argomento di una delle sue favole  66.
Non appena avesse potuto permetterselo, un romano dellepoca imperiale si assicurava i servizi
di un medico che consultava quotidianamente. Noi ci vedremmo, in linguaggio moderno, una tendenza
ipocondriaca non meno accentuata di quella di cui la civilt attuale favorisce il singolare sviluppo. Ma
luomo antico, in certe situazioni di depressione e di ansia, non si affidava al medico. Poteva ricorrere a
un culto misterico  67 o a un filosofo.
Se c, nellantichit, una psicoterapia degli stati depressivi, la troveremo negli scritti dei
filosofi, sotto forma di esortazioni morali o di consolazioni. Cosa sono, perlopi, le lettere e i trattati
morali di Seneca se non consulenze psicologiche che rispondono alla pressante domanda di un amico
inquieto? Sicuramente, la clientela di Seneca non presenta psicosi strutturate: egli prodiga i suoi
consigli a instabili, nevrotici, lievi ansiosi, cio a coloro che oggi ricorrerebbero allaiuto della
psicoanalisi. Offre una psicoterapia di sostegno a uomini che vivevano sotto il formidabile sguardo
di Nerone... Il taedium vitae, la nausea di cui un Quinto Sereno si lamenta con Seneca, adombra, agli
occhi dei moderni, una depressione di tipo nevrotico, assai pi che non una malinconia endogena. Egli
chiede consigli che pongano fine allinquieta fluttuazione dello spirito dalla quale non riesce a
svincolarsi. E Seneca risponde con una bella analisi del tedio, di cui si ricorder Baudelaire:
Il male che ci angoscia non  nei luoghi dove siamo,  in noi; siamo deboli e non c nulla che
sopportiamo, siamo incapaci di tollerare il dolore, inetti a gustare il piacere, insofferenti di ogni cosa.
Quante persone invocano la morte quando, dopo aver sperimentato ogni sorta di cambiamenti, si
trovano rigettati nelle medesime sensazioni, senza poter provare niente di nuovo, e nellabbraccio
stesso della volutt esclamano: Sempre la stessa cosa!  68. 	Come liberarsi di questo disgusto e
di questa angoscia? Dobbiamo sottometterci alle esigenze di una severa e rigorosa virt? Apparecchiare
la nostra volont a un combattimento eroico? Seneca non chiede tanto. Non parla per il saggio, che 
felice e capace di grandi cose. Vuole essere capito e seguito dalluomo comune, del quale conosce
esitazioni e debolezze. I consigli che prodiga saranno alla portata di tutti: saper alternare sforzo e
riposo, solitudine e conversazione; non essere sempre proteso al medesimo scopo; riservare qualche ora
al gioco e al divertimento; non dimenticare che il corpo ha bisogno di sonno, e garantirgliene una
razione sufficiente, senza eccesso n parsimonia. Occorre anche variare lesistenza con passeggiate e
viaggi. E il vino, a condizione di non andare oltre lubriacatura allegra, pu essere talvolta liberatorio.
(Qui si pu notare come il filosofo conceda piaceri che il medico in genere proibisce.)
Alla fluttuazione infelice dellanimo inquieto che ovunque si sente a disagio, Seneca oppone
lideale di una vita in movimento e varia, nella quale luomo si accorda il diritto di scandire la
successione dei propri piaceri e delle proprie occupazioni, pur rispettando i ritmi fondamentali della
natura. Potrebbe a prima vista stupire che uno stoico perori a favore di un atteggiamento di abbandono,
ma il sistema stoico non approva una tensione che oltrepassi le esigenze della legge naturale. Quinto
Sereno non deve dunque assoggettarsi a un modello di perfezione troppo elevato. A questo
interlocutore ossessionato dallideale di un civismo mai abbastanza puro e impegnato, Seneca risponde
alleggerendo e temperando limmagine di ci che  davvero suo obbligo. Cerca di sollevare lamico
angosciato moderando la rivendicazione troppo imperiosa della coscienza morale (o del Super-io)
che lo tormenta. La tranquillit dellanimo non  una saggezza immobile e irrigidita:  un movimento
libero, sciolto, senza urti e impeti dira  69.
La lezione di Seneca sar anche quella di Goethe. Meditando, in Dichtung und Wahrheit, sulle
circostanze e il clima culturale che favorirono la creazione del Werther, analizza il disgusto della vita
e lo definisce come un difetto di partecipazione ai ritmi della natura:
Ogni piacere della vita  fondato sopra un regolare ritorno delle cose del mondo esterno.
. Lalternarsi del giorno e della notte, delle stagioni, dei fiori e dei frutti, e di tutto quello che ci si presenta da unepoca allaltra, perch noi possiamo e dobbiamo goderlo, sono le vere forze attive della vita terrena. Quanto pi siamo aperti a questi godimenti, tanto pi ci sentiamo felici; ma se la variet di questi fenomeni si alterna davanti a noi senza che vi partecipiamo, se non siamo sensibili a tante graziose profferte, allora si manifesta il pi grande male, la pi grande malattia, si considera la vita come un peso nauseante  70. E per coloro che hanno il dono della poesia, il sollievo  poesia.
...
.
...
NOTE al Capo 2.
...
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...
2 (OMERO, Iliade, a cura di M. G. Ciani, Marsilio, Venezia 2003, p. 117. Traduzione
modificata).
3 Almeno secondo la versione omerica. Ma secondo Pindaro, Ovidio, Plutarco, gli di furono
offesi dalla dismisura di Bellerofonte, che pensandosi immortale, montato su Pegaso, volle scalare
lOlimpo.
4 Sui rapporti fra luomo e gli di in Omero, si veda lopera di REN SCHAERER, LHomme
antique et la structure du monde intrieur dHomre  Socrate, Payot, Paris 1958.
5 IPPOCRATE, Aforismi, VI, 23; ed. franc. Aphorismes, in ID., uvres compltes, a cura di .
Littr, 10 voll., J.-B. Baillire, Paris 1839-61, vol. IV, p. 569 (ed. it. Aforismi e giuramento, Newton
Compton, Roma 1994, p. 67).
6 Sul problema degli umori esiste una ricca letteratura, assai ben riassunta, per il problema che
ci riguarda, nellarticolo di WALTER MRI, Melancholie und schwarze Galle, in Museum
Helveticum, X (1953), pp. 21-28. Si veda anche leccellente studio dinsieme di ISRAEL E.
DRABKIN, Remarks on ancient psychopathology, in Isis, XLVI (1955), n. 3, pp. 223-34.
7 Cfr. HENRY ERNEST SIGERIST, Introduction  la mdecine, trad. franc. di M. Tnine,
Payot, Paris 1932, pp. 120-29 (ed. or. Einfhrung in die Medizin, Georg Thieme, Leipzig 1931; trad. it.
Introduzione alla medicina, Sansoni, Firenze 1938).
8 (IPPOCRATE, La natura delluomo, in ID., Opere, a cura di M. Vegetti, Utet, Torino 1965,
pp. 407-30).
9 (ID., Lantica medicina, in ID., Testi di medicina greca, a cura di V. Di Benedetto e A. Lami,
Bur, Milano 1983, pp. 185-211).
10 Cfr. W. MRI, Melancholie cit.
11 SOFOCLE, Le Trachinie, v. 573.
12 Riprendo lespressione da Gaston Bachelard. Si veda GASTON BACHELARD, La
Formation de lesprit scientifique. Contribution  une psychanalyse de la connaissance objective, Vrin,
Paris 1938, cap. VI, Lobstacle substantialiste (trad. it. La formazione dello spirito scientifico.
Contributo a una psicoanalisi della conoscenza oggettiva, a cura di E. Castelli Gattinara, Raffaello
Cortina, Milano 1995, pp. 113-52).
13 CLAUDIO GALENO, De locis affectis, III, 9; trad. franc. di Ch.-V. Daremberg, Des lieux
affects, in ID., uvres, 2 voll., J.-B. Baillire, Paris 1854-56, vol. II.
14 ARISTOTELE, Problemata, XXX, 1 (ed. it. Problemi, a cura di M. F. Ferrini, Bompiani,
Milano 2002). Nel XVI secolo si paragoner poi latrabile allinchiostro. Quellinchiostro, dir
Campanella (TOMMASO CAMPANELLA, Del senso delle cose e della magia, a cura di A. Bruers,
Laterza, Bari 1925, p. 193).
15 IPPOCRATE, De morbis popularibus, VIII, 31; ed. franc. pidmies, in ID., uvres
compltes cit., vol. V, p. 355.
16 ID., De morbo sacro; ed. franc. Sur la maladie sacre, in ID., uvres compltes cit., vol.
VI, pp. 352-96 (ed. it. Sulla malattia sacra, in ID., Testi di medicina greca cit., pp. 216-236). Sulla
storia dellepilessia, si veda lindispensabile saggio di OWSEI TEMKIN, The Falling Sickness, The
Johns Hopkins University Press, Baltimore 1945.
17 WERNER JAEGER, Paideia, 3 voll., de Gruyter, Berlin 1954-55  2; cfr. vol. II, libro III, Die
griechische Medizin als Paideia, pp. 11-58 (trad. it. Paideia. La formazione delluomo greco,
Bompiani, Milano 2003, La medicina greca come paideia, pp. 1339-412).
18 IPPOCRATE, De morbis, II; ed. franc. Des maladies, in ID., uvres compltes cit., vol.
VII, p. 109.
19 JEAN DE LA FONTAINE, Le Livre et la Tortue, Fables (1668-94), VI, 10 (trad. it. di E.
De Marchi, La lepre e la testuggine, in ID., Favole, a cura di V. Lugli, Einaudi, Torino 1995, p. 217).
20 PHILIPPE PINEL, Ellbore, in Encyclopdie mthodique, serie Mdecine, vol. V, 2
parte, Paris 1792.
21 PIERRE PELLETAN, Ellbore, in Dictionnaire des sciences mdicales, 60 voll.,
Panckoucke, Paris 1812-22, vol. XI (1815).
22 PIERRE-LOUIS-ALPHE CAZENAVE, Hellbore, in Dictionnaire de mdecine, a cura
di N. Ph. Adelon e altri, 30 voll., Bchet, Paris 1832-46  2, vol. XV.
23 PLINIO IL VECCHIO, Naturalis historia, XXV, 47; ed. franc. Histoire naturelle, testo
latino e traduzione a cura di P.-C.-B. Guroult, 3 voll., Delance et Lesueur, Paris 1802 (ed. it. Storia
naturale, a cura di G. B. Conte, G. Ranucci e A. Barchiesi, 5 voll., Einaudi, Torino 1982-88, vol. III/II,
Botanica, p. 647).
24 Ibid., XXV, 49-50 (ed. it. p. 649).
25 IPPOCRATE, Epistulae, XVI; ed. franc. in ID., uvres compltes cit., vol. IX, p. 345 (testo
greco, con varianti rispetto alledizione curata dal Littr, e versione italiana in ID., Lettere sulla follia
di Democrito, a cura di A. Roselli, Liguori, Napoli 1998, pp. 51-52).
26 (Raccoglitore di radici).
27 PEDANIO DIOSCORIDE, De materia medica, a cura di M. Wellmann, 3 voll., Weidmann,
Berlin 1906-14, vol. II, p. 308.
28 IPPOCRATE, De iudicationibus, 41; ed. franc. Des crises, in ID., uvres compltes cit.,
vol. IX, p. 291.
29 JEAN-TIENNE-DOMINIQUE ESQUIROL, Des maladies mentales, 2 voll., J.-B.
Baillire, Paris 1838, vol. I, p. 477.
30 LOUIS-FLORENTIN CALMEIL, Lypmanie, in Dictionnaire encyclopdique des
sciences mdicales, 2  a serie, vol. III, Masson-Asselin, Paris 1870.
31 Ibid.
32 IPPOCRATE, De locis in homine; ed. franc. in ID., uvres compltes cit., vol. VI, p. 329.
33 AULO CORNELIO CELSO, De medicina, III, 18, in Corpus medicorum Latinorum, vol. I,
a cura di F. Marx, Teubner, Leipzig-Berlin 1915 (trad. it. di A. Del Lungo, Della medicina (1904),
Sansoni, Firenze 1985).
34 Cfr. LUIGI BELLONI, The Mandrake, in SILVIO GARATTINI e VITTORIO GHETTI (a
cura di), Psychotropic Drugs. Proceedings of the International Symposium on Psychotropic Drugs.
Simposio Internazionale sulle droghe psicotrope (Milano, 9-11 maggio 1957), Elsevier, Amsterdam
1957; nonch ID., Dallelleboro alla reserpina, in Archivio di psicologia, neurologia e psichiatria,
XVII (1956), n. 115, pp. 3-36.
35 WILLIAM SHAKESPEARE, Othello, III, 3, 331-33 (trad. it. Otello, a cura di G. Baldini,
Bur, Milano 1984); trad. franc. di F. Guizot in uvres compltes, vol. IV, Didier, Paris 1873, p. 161.
36 Sulla mandragora nella poesia di Donne, si veda larticolo di DON CAMERON ALLEN,
Donne on the mandrake, in Modern Language Notes, LXXIV (1959), pp. 393-97.
37 JOHN DONNE, The Progress of the Soule, canto I, strofa XV, in ID., The Poems, a cura di
H. J. C. Grierson, Oxford University Press, Oxford 1933, p. 274. (Il verso si pu rendere cos: Le sue
mele infiammano, le sue foglie spengono la forza del pensiero).
38 Il simbolo della mandragora  stato studiato recentemente in un libro di ALBERT-MARIE
SCHMIDT, La Mandragore, Flammarion, Paris 1958.
39 AULO CORNELIO CELSO, De medicina, III, 18, Corpus medicorum Latinorum, vol. I cit.
(trad. it. p. 162).
40 Ibid. (trad. it. p. 159).
41 C rudezza e rudezza. Si consideri che uno dei migliori autori del XIX secolo raccomanda
di parlare ai malinconici in una maniera un po secca o anche facendo mostra di una certa severit
anzich rivolgere loro parole di consolazione (cfr. WILHELM GRIESINGER, Trait des maladies
mentales, trad. franc. di P.-A. Doumic, Delahaye, Paris 1865, p. 565 (ed. or. Die Pathologie und
Therapie der psychischen Krankheiten: fr Aerzte und Studirende, A. Krabbe, Stuttgart 1861). Questo
consiglio rimane sempre valido agli occhi degli psicoterapeuti moderni.
42 AULO CORNELIO CELSO, De medicina, III, 18 cit. (trad. it. p. 163).
43 Ibid. (trad. it. p. 160).
44 Leccellente edizione di Celio Aureliano curata da Israel E. Drabkin (CELIO AURELIANO,
De morbis acutis et chronicis, The University of Chicago Press, Chicago 1950) fornisce il testo latino
con la traduzione inglese a fronte dello stesso Drabkin. Le pagine dedicate alla malinconia
costituiscono il cap. VI del libro I, pp. 560-63.
45 W. GRIESINGER, Trait des maladies mentales cit., pp. 549 sgg.
46 ARETEO DI CAPPADOCIA, De causis et signis acutorum et diuturnorum morborum e De
curatione acutorum et diuturnorum morborum, in CARL GOTTLOB KHN, Medicorum Graecorum
opera quae exstant, vol. XXIV, Cnobloch, Lipsiae 1828; trad. franc. di L. Renaud, Trait des signes,
des causes et de la cure des maladies aiges et chroniques, E. Lagny, Paris 1834 (trad. it. parziale Le
cause e i sintomi delle malattie acute e croniche, a cura di L. Stroppiana, De Luca, Roma 1973).
47 Ibid., I, 5.
48 Ibid.
49 Ibid.
50 CLAUDIO GALENO, Opera omnia, a cura di C. G. Khn, 20 voll., Cnobloch, Lipsiae
1821-33, vol. VIII, p. 418.
51 RUFO DI EFESO, uvres, testo greco e trad. francese a cura di Ch.-V. Daremberg e Ch.-.
Ruelle, Imprimerie Nationale, Paris 1879.
52 (PLUTARCO, Demetrio e Antonio, in ID., Vite parallele, a cura di C. Carena, 3 voll.,
Mondadori, Milano 1974, vol. III, pp. 158-59. Starobinski si avvale della classica traduzione francese
del vescovo Jacques Amyot (1513-93) riportata in bibliografia).
53 ROBERT BURTON, The Anatomy of Melancholy (Oxford 1621), a cura di A. R. Shilleto, 3
voll., G. Bell & Sons, London 1893 (trad. it. dellintroduzione: Anatomia della malinconia, a cura di J.
Starobinski, Marsilio, Venezia 1988  2; trad. it. parziale della terza parte (qui citata da Starobinski):
Malinconia damore, a cura di A. Brilli, Rizzoli, Milano 1981).
54 JACQUES FERRAND, De la maladie damour, ou mlancholie rotique. Discours curieux
qui enseigne  cognoistre lessence, les causes, les signes et les remdes de ce mal fantastique, Paris
1623.
55 CLAUDIO GALENO, De locis affectis, III, 9; trad. franc. Des lieux affects cit. La sola
edizione completa del testo greco  quella a cura di C. G. Khn in ID., Opera omnia cit.
56 Ibid., p. 563.
57 Ibid.; trad. franc. pp. 568-69.
58 Ibid.; trad. franc. p. 570.
59 ALESSANDRO DI TRALLES, Libri duodecim de re medica, Basiliae 1556.
60 ORIBASIO, Collectiones medicae; testo greco e trad. franc. in ID., uvres, a cura di C.
Bussemaker e Ch.-V. Daremberg, 6 voll., Imprimerie Nationale, Paris 1851-76.
61 PAOLO DI EGINA, Pragmateia, a cura di J. L. Heiberg, in Corpus medicorum Graecorum,
vol. IX, 2 tomi, Teubner - Akademie Verlag, Leipzig-Berlin 1921-24.
62 AEZIO DI AMIDA, De melancholia, in CLAUDIO GALENO, Opera omnia cit., vol. XIX
(1830), pp. 699-720.
63 Sul culto di Asclepio, si veda il libro di EMMA JEANNETTE EDELSTEIN e LUDWIG
EDELSTEIN, Asclepius. A Collection and Interpretation of the Testimonies, 2 voll., The Johns
Hopkins University Press, Baltimore 1945-46.
64 In CELIO AURELIANO, De morbis acutis et chronicis cit., pp. 550-51, al maniaco
convalescente si raccomandano i colloqui filosofici: E se desidera assistere a dibattiti filosofici,
bisogna consigliarglieli. Con le loro parole, i filosofi aiutano a cacciare la paura, la tristezza e la
collera, il che  di gran profitto per il corpo.
65 IPPOCRATE, Epistulae; ed. franc. in ID., uvres compltes cit., vol. IX (trad. it.
IPPOCRATE, Lettere sulla follia di Democrito cit.).
66 JEAN DE LA FONTAINE, Dmocrite et les Abdritains, Fables, VIII, 26 (trad. it. di E. De
Marchi, Democrito e gli Abderiti, in ID., Favole cit., p. 342).
67 Cfr. ERIC ROBERTSON DODDS, The Greeks and the Irrational, University of California
Press - Cambridge University Press, Berkeley-Cambridge 1951 (trad. it. I greci e lirrazionale, La
Nuova Italia, Firenze 1959).
68 SENECA, De tranquillitate animi, II, 15. La versione citata dallautore (sulla quale  stata
condotta la presente traduzione)  ripresa da ALEXANDRE-JACQUES-FRANOIS BRIERRE DE
BOISMONT, Du suicide et de la folie-suicide, Germer Baillire, Paris 1865  2. Baudelaire ne ha letto
con attenzione il capitolo De lennui: taedium vitae, apparso separatamente nel 1850. Cfr. Fuses,
IX, in CHARLES BAUDELAIRE, Journaux intimes, a cura di J. Crpet e G. Blin, Jos Corti, Paris
1949, p. 656 (trad. it. Razzi, in ID., Opere, a cura di G. Raboni e G. Montesano, Mondadori, Milano
1996, p. 1395. Per una traduzione italiana effettuata direttamente dalloriginale latino, cfr. Della
tranquillit dellanimo, II, 15, in SENECA, Dialoghi, 2 voll., Mondadori, Milano 1993, vol. II, p. 233:
Dobbiamo pertanto sapere che non  difetto dei luoghi quello per cui ci affliggiamo, ma nostro: siamo
deboli a tollerare ogni cosa n sappiamo sopportare la fatica n il piacere n noi stessi n alcuna cosa
abbastanza a lungo. Questo difetto spinse alcuni alla morte, poich, cambiando spesso propositi,
rotolavano indietro verso le medesime posizioni e non avevano lasciato posto alla novit: a noia
cominci a venire loro la vita e persino il mondo, e si insinu quella domanda, che  propria di una
marcia raffinatezza di vita: "Fino a quando le medesime cose?").
69 Pi vicina a noi, la corrispondenza di Descartes con la principessa Elisabetta del Palatinato
offre un perfetto esempio di psicoterapia filosofica. E Kant, nello Streit der Fakultten (trad. it. Il
conflitto delle facolt, Morcelliana, Brescia 1994), ci dir come si  fatto medico di se stesso: i suoi
accessi di angoscia, dal momento in cui si persuade che ne  responsabile il torace troppo stretto,
smettono di inquietarlo.
70 JOHANN WOLFGANG GOETHE, Aus meinem Leben. Dichtung und Wahrheit (1808-31),
libro XIII (trad. it. Poesia e verit, in ID., Opere, a cura di L. Mazzucchetti, 5 voll., Sansoni, Firenze 1963, vol. I, p. 1138).
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Capo 3.
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Il peso della tradizione.
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3.1. Il peccato di acedia.
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Il medico antico si occupa della passione del corpo, il filosofo di
guarire le malattie dellanima. Le analogie sono grandi e giustificano le confusioni, volontarie o meno, del vocabolario. Da qualsiasi parte provenga, la tristezza depressiva reclama una cura, per mezzo della parola o della droga o della dieta quotidiana.
Nel mondo cristiano, distinguere la malattia dellanima da quella del corpo diventa
infinitamente pi importante. La malattia dellanima, se la volont vi ha concorso, sar considerata alla
stregua di un peccato e richiede una punizione divina, mentre la malattia del corpo, lungi dal
comportare una sanzione nellaldil, rappresenta una prova meritoria. Non  sempre facile sapere se si
abbia a che fare con luna o con laltra. E le affezioni spirituali rappresentano un problema
particolarmente spinoso. Molto spesso, i Padri della Chiesa hanno dovuto fornire il loro parere: si tratta
di unaffezione malinconica che necessita di un trattamento medico  71? O  un peccato di tristezza? Un
attacco di acedia? E lacedia, poi,  veramente un peccato?
E, innanzitutto, cos precisamente lacedia?  una gravezza, un torpore, unassenza di
iniziativa, una disperazione totale riguardo alla salvezza. Alcuni la descrivono come una mestizia che
rende muti, una sorta di afonia spirituale, vero spegnimento di voce dellanima. Prosciuga in noi il
potere di parola e di preghiera  72. Lessere interiore si chiude nel suo mutismo e rifiuta di comunicare
con lesterno. (Kierkegaard parler di ermetismo.) Cos il dialogo con gli altri e con Dio si inaridisce,
prosciugato alla sua stessa fonte. Un bavaglio copre la bocca della vittima dellacedia. Luomo ha
come inghiottito e divorato la propria lingua: la parola gli si  come ritirata. Ma se vi acconsente, se la
sua anima vi si compiace, se questa gravezza, imposta forse dal corpo, riceve lacquiescenza della
volont perversa, allora  peccato mortale. Troveremo gli accidiosi nellinferno di Dante, in vicinanza
dei collerici il cui castigo  uneterna aggressione contro se stessi. Gli accidiosi sono infitti nella melma
di unimmensa palude ed emettono suoni, dei rotti gorgoglii. La loro parola  ridotta a borborigmo.
Lafonia spirituale, limpossibilit di esprimersi,  figurata qui tramite unimmagine allegorica quanto
mai vigorosa: gli accidiosi sono individui senza midollo (nel senso letterale di questa espressione
familiare) e perci restano prigionieri del limo. Solo il poeta pu percepire linforme mormorio che
fanno sentire.
Immersi nel limo, dicono: Tristi fummo | ne laere dolce che dal sol sallegra | portando dentro
accidioso fummo | or ci attristiam ne la belletta negra  73.
Questo inno, lo gorgogliano in fondo alla strozza, non potendo pronunciare parole compiute.
Lacedia aggredisce vittime scelte: anacoreti, eremiti, uomini e donne votati alla vita monastica
i cui pensieri dovrebbero essere tutti dediti a quel bene spirituale che pare loro ormai fuori portata.
Lansia del cuore, secondo Cassiano, le colpisce soprattutto a met del giorno, alla stregua di una
febbre quotidiana che faccia irruzione a unora fissa. Questo male assomiglia dunque stranamente a
uninfermit meramente somatica. Ma Cassiano  incline a credere che si tratti piuttosto di un agguato
del demone di mezzogiorno, del quale si parla nel Salmo 91. La sua presenza si manifesta con una
paralisi di tutti i moti spirituali e, insieme, con un desiderio inquieto di spostamento e di viaggio.
Quando lacedia assedia lanima della propria vittima, le ispira lorrore del luogo in cui si trova, il
disgusto della cella, il disprezzo per i compagni. Ogni sforzo spirituale le appare vano, almeno finch
rimane nel medesimo luogo. Lanima  presa dal desiderio di partire, di cercare scampo lontano, in altri
luoghi, con altri fratelli. Guarda da ogni lato per vedere se qualcuno viene a trovarla, sospira trovandosi
sola; entra ed esce senza sosta dalla cella, e guarda continuamente il sole come se tardasse a calare. In
tal modo, in virt di una irragionevole confusione dello spirito, come se la terra si riempisse di tenebre,
diventa oziosa e incapace di atti di devozione: unico rimedio, lattesa della visita di un confratello o la
consolazione del sonno... Mi scoccio terribilmente, dir il maiale di santAntonio nellopera di
Gustave Flaubert  74. (Il maiale simboleggia gli appetiti dellessere carnale.)
Si tratta qui, con la massima evidenza, di una forma particolare di nevrosi o di psicosi da
reclusione, che non ha nulla in comune con le nostre depressioni endogene. Noi ci vedremmo una sorta
di scompenso psichico, sopravveniente negli individui che non hanno la forza necessaria per sopportare
unesistenza solitaria. Pu aggiungervisi unesagerata preoccupazione per la salvezza e la dannazione 
preoccupazione che costituir lessenza della malinconia religiosa degli autori del Rinascimento e
del Seicento. Fatto sta che, dal Medioevo in poi, nelle allegorie che rappresentano il temperamento
malinconico o, il che  pi o meno lo stesso, i figli di Saturno  75, si staglia quasi sempre la silhouette
delleremita. Da un canto, il temperamento malinconico predispone alla contemplazione e alle attivit
intellettuali, e questo  innanzitutto un privilegio, e non un male; dallaltro, un pericolo  intimamente
connesso alle influenze favorevoli, e il contemplativo  esposto ai guasti dellacedia: la maggior parte
degli artisti medievali fanno figurare i simboli dellacedia nelloscuro dominio dellatrabile, a dispetto
delle distinzioni teologiche fra peccato e malattia corporea.
Spesso, leremita  rappresentato nellatteggiamento del lavoro manuale: intreccia panieri di
vimini, ad esempio. E non  unimmagine casuale, anzi rivela un fatto tipico. Il lavoro  in effetti il
grande mezzo che i Padri della Chiesa hanno proposto per lottare contro la malinconia della vita
solitaria: Pregate e lavorate! Un solitario pu abbandonare la preghiera unicamente per lavorare con
le proprie mani. Ecco, secondo Cassiano, la sola terapia efficace della mestizia e dellacedia: resistete
con tutte le vostre forze alla tentazione di fuggire lontano, combattete sul posto, restate fermi e
immobili, mentre occupate e affaticate il corpo. Si vede comparire qui, come pi tardi in Petrarca  76, la
metafora della cittadella assediata. Lacedia vi accerchia, vi incarcera, con lintento di travolgervi e
prostrarvi.  cosa vana volerla evitare voltandole le spalle: sarebbe come consegnarle la vittoria. Il vero
atleta di Cristo laffronta bravamente. Cassiano cita con ammirazione il curioso esempio di un
romito dEgitto che ogni anno dava alle fiamme il prodotto del suo lavoro per poter sempre avere un
compito in cui impegnarsi. Indubbiamente, quando se ne offra la possibilit, i prodotti eccedenti
possono essere distribuiti caritatevolmente ai poveri e ai prigionieri. Ma quandanche non si
prospettasse alcun uso del frutto del proprio lavoro, non si deve rimanere in ozio. Non  dunque affatto
il profitto economico del lavoro che importa ai Padri della Chiesa, ma il suo valore terapeutico e il
guadagno spirituale che ne ricava colui che vi si dedica. Luomo laborioso si sottrae alla molestia della
noia, alla vertigine del tempo vuoto, resiste alle tentazioni di un ozio colpevole. Ci che conta, infatti,
non  quanto il lavoro produce grazie alla trasformazione della natura:  ci che la fatica permette di
tenere lontano. Il lavoro  buono, non perch modifica il mondo, ma perch  la negazione dellozio.
Ora, lacedia si sviluppa nel circolo vizioso dellozio. Ne procede e lo aggrava, paralizzando ogni
attivit spirituale.  il potere di attrazione di un ozio che si approfondisce e si invischia in se stesso. Si
dir che il lavoro  rispetto alla contemplazione, alla preghiera, al pensiero della salvezza  costituisce
un diversivo, una distrazione. Ma  anche un modo per aggrapparsi ai luoghi che lacedia ci invita a
lasciare per lontananze seducenti e ingannevoli. Il lavoro ha leffetto di occupare interamente il tempo
che non pu essere consacrato alla preghiera e agli atti di devozione. La sua funzione  di rinzaffare le
brecce attraverso cui il demonio potrebbe introdursi e per dove, anche, il pensiero potrebbe fuggirsene.
Cos la fantasticheria, che rischiava di diventare vagabonda e colpevole, viene assorbita e rinserrata in
unattivit precisa: avviene un radicamento salutare. Il lavoro orienta in senso concreto e innocente
energie che senza di esso si sarebbero disperse a tutti i venti, aperte a tutte le tentazioni. Interrompe il
vertiginoso dialogo della coscienza col proprio vuoto, frappone resistenze e ostacoli, a contatto dei
quali lindividuo pu dimenticare la propria insoddisfazione: lo avvince qui, mentre lacedia gli
avrebbe cantato le lodi di un chimerico altrove.
Non siate solitari, non siate oziosi  la conclusione cui arriva Robert Burton alla fine della
sezione sulla cura della malinconia religiosa  77. Ma ai mezzi spirituali, al lavoro, si aggiunge una
lunghissima lista di mezzi fisici, che sono in realt di ordine magico o astrologico. Molte precauzioni
valgono pi di una: se il demonio  della partita, occorre fare di tutto per cacciarlo. E anche se i sintomi
medici della malinconia sono presenti, non  detto che si sia immuni dagli attacchi degli spiriti
infernali: perch il diavolo opera attraverso la mediazione degli umori, e le malattie miste richiedono
rimedi misti  78. Non  dunque inopportuno garantirsi contemporaneamente contro latrabile e contro il
maligno. Melancholia balneum Diaboli. Accettiamo, dunque, le erbe, le pietre, gli amuleti
raccomandati dai buoni autori: zaffiri, crisoliti, carbonchi, ruta, menta, erba angelica, peonia, iperico 
a questi si pu aggiungere la betonica, a condizione che sia spuntata in un cimitero, precisa Burton.
Ma bisogna coltivare il nostro giardino: il consiglio di Candide  semplicemente la versione
secolarizzata di quello offerto da Cassiano. Quando la noia o lo spleen rimpiazzeranno lacedia, la cura
rester la stessa. Swift, che non era certo senza rudimenti di teologia, evoca questa terapia nei Viaggi di
Gulliver.  un Houyhnhnm che la applica a uno Yahoo:
Mi disse infatti che ogni tanto a uno Yahoo gli prendeva la fantasia di ritirarsi in un angolo, sdraiarsi a
terra e mugolare e gemere e respingere tutto ci che gli era vicino, sebbene fosse giovane, bello grasso
e ben provvisto di acqua e di cibo; i servi non riuscivano a capire che cosa lo crucciasse a quel modo. E
il solo rimedio che avevano trovato era quello di costringerlo a un lavoro pesante, dopo il quale egli
tornava sempre in s. Io non feci commenti, sempre parziale verso la mia razza; tuttavia potei
facilmente ravvisare l i veri germi dellipocondria che afferra lozioso, il gaudente e il ricco: se tutti
costoro fossero sottoposti allo stesso trattamento, mi renderei garante della cura  79. 	Incontriamo
qui la prefigurazione di tutte le terapie del lavoro. Ma sono lavori forzati che si comminano senza
piet. Lo stato depressivo appare come la conseguenza, e quasi come la punizione di unesistenza
colpevole. La malattia  la retribuzione del peccato (come dir ancora Heinroth allinizio
dellOttocento). La collera e lironia di Swift denunciano nello spleen il grottesco contraccolpo
delloziosit immorale. Il rimedio  un castigo correttivo.
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3.2. Ildegarda di Bingen.
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Abbastanza frequentemente, gli autori medievali collegano la malinconia umorale (e altre malattie) al peccato originale. Niente  pi certo per Ildegarda di Bingen: Nellistante in cui Adamo trasgred il precetto divino, nel suo sangue si coagul la malinconia, come quando, spegnendosi il lume, viene meno lo splendore e la stoppa continua ad ardere e a fumare, sprigionando cattivo odore. E parimenti accadde in Adamo, poich, quando lo splendore venne oscurato in lui, nel suo sangue si coagul la malinconia, da cui nascono la tristezza e la disperazione, perch il Diavolo al tempo della caduta di Adamo forgi la malinconia, che talvolta rende luomo dubbioso e incredulo  80.
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Ma esistono, per fortuna, rimedi indicati da Dio stesso; e questi rimedi ci
sono offerti nella natura: si tratta quasi sempre di semplici, ma possono anche essere animali o pietre.
Per questi mali provenienti dal diavolo, ci sono erbe e ricette. Ildegarda ce le prodiga con gentilezza.
Cos, per i mali di testa dovuti a una malinconia febbrile, niente vale quanto una miscela di salvia,
malva, olio di oliva e aceto, con la quale si unger e si avvilupper la nuca dolorante. Perch il succo
di malva scioglie la malinconia e il succo di salvia la prosciuga, lolio di oliva placa laffaticamento
della testa sofferente, mentre laceto toglie ad essa laculeo. Ci sono ancora altri rimedi: la carne degli
uccelli, il polmone del cigno  81...
Cos, sullo sfondo del sapere medico degli antichi, conosciuto in modo indiretto e incompleto, il
Medioevo ricama commenti teologici, stabilisce una rete di corrispondenze e di analogie cosmiche. Si
propongono numerosissime ricette che si avvalgono di segreti antichissimi, vantando unorigine
lontana, talvolta araba o orientale; si magnificano droghe il cui potere ora  attribuito alla rarit degli
ingredienti, ora al sapere straordinario dei loro inventori, ora al favore particolare di un santo locale.
Altre erbe, infine, traggono la loro buona reputazione dal miracolo quotidiano che le fa crescere nel
nostro giardino, a portata della nostra mano. Pu accadere che il chirurgo rivendichi la cura dei
malinconici: in analogia con il trattamento eroico dellepilessia  82, procede alla trapanazione per creare
un orifizio attraverso il quale possano evadere i vapori dellatrabile. Certi sovrappi magici o
astrologici rischiano di complicare i procedimenti ereditati dallantichit. Il salasso non  una faccenda
semplice. Poich ogni parte dellorganismo  subordinata a uno dei dodici segni dello zodiaco, la scelta
della vena su cui intervenire esige che si consulti il cielo; occorre, inoltre, tenere conto delle fasi lunari.
Un calendario circolare  la volvella  permette di orientarsi: un errore avrebbe conseguenze
estremamente gravi  83.
Le dottrine antiche costituiscono dunque, nel Medioevo, il fondamento di ogni autorit medica;
ma sono oggetto di varianti, di commenti, di speculazioni tendenti a rafforzare la coerenza e la
simmetria di un universo che si vuole senza lacune. Asserzioni seducenti quanto inverificabili vengono
date per verit manifeste, al solo fine di consolidare le analogie che legano il microcosmo al
macrocosmo  84. A simile meraviglioso edificio si dar lultimo tocco tardivamente, nel momento
rinascimentale: raggiunger allora la sua pi coerente architettura, nella quale tutti i fenomeni del
mondo naturale si rinvieranno lun laltro in una complessa sinfonia di corrispondenze immaginarie.
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3.3. Costantino Africano.
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Non dimentichiamo, daltra parte, che il Medioevo  lepoca dei luoghi
comuni, dei tpoi, vale a dire dei temi trasmessi e ripresi da un autore allaltro  85. Se sfogliamo i testi
medievali cercandovi indicazioni di cure della malinconia, saremo sorpresi di trovarvi non soltanto lo
stesso approccio umorale, ma una medesima suddivisione della materia, ricette trascritte senza
modificazioni da un autore allaltro, finanche aneddoti sempre uguali.  rarissimo trovarvi unidea
importante che non risalga allantichit.
Analizziamo, a titolo di esempio, un testo il cui merito  di essere probabilmente il primo a
ripristinare la tradizione antica, arricchita di apporti arabi. Voglio parlare del De melancholia di
Costantino Africano  86. Questo testo, chiaro e piacevole,  esente da contaminazioni magiche e
demonologiche che diverranno pi frequenti in seguito. Rappresenta un preziosissimo anello di
congiunzione fra la scienza della tarda antichit e il Medioevo cristiano.
Dopo una prima parte consacrata alla descrizione, ai sintomi, alle cause e alla classificazione
dei diversi tipi di affezione malinconica, Costantino Africano enuncia le sue direttive terapeutiche in
una seconda parte che occupa non meno di nove pagine e mezza di in-folio nella grande edizione di
Basilea.
La malinconia dipende molto dal genere di vita che si conduce. Costantino, che pass gli ultimi
anni della sua vita a Montecassino, sa molto bene come certi sforzi dello spirito predispongano a questa
affezione: la malinconia colpisce soprattutto i religiosi e i solitari a causa delle loro ricerche erudite,
dellaffaticamento della memoria, della preoccupazione per i loro smarrimenti intellettuali. Per
rimediare alla malinconia, non basta somministrare delle cure, bisogna anche riorganizzare il sistema di
vita del paziente. La pharmacia deve andare di pari passo con la gestione e la regolamentazione delle
sei cose necessarie (che vengono anche definite come le sei cose naturali), ovvero:
1) laria 2) gli alimenti e le bevande 3) la ritenzione e lespulsione 4) lesercizio e il riposo 5) il sonno
e la veglia 6) le passioni dellanima. 	In una malinconia preoccupante e minacciosa per la ragione, la
terapia propriamente detta dovr essere preceduta da un periodo preliminare nel quale ci si sforzer di
rimediare a ci che  pi urgente, cio ai sintomi pi acuti: poi si bader allespulsione delle materie
corrotte e si purificheranno i luoghi del corpo che le contenevano. Bisogna dunque affrontare senza
indugio le complicazioni temibili della malinconia e cercare di porre a esse un freno. I falsi sospetti,
limmaginazione pervertita, dissipiamoli dolcemente con parole ragionevoli e gratificanti; scacciamo le
idee che si sono impiantate nello spirito del malato e, a tale scopo, ricorriamo a una musica ricca di
variazioni (cum diversa musica) e a un limpido vino chiaro lievemente profumato (cum vino odorifero
claro, et subtilissimo). Poi, se la malattia si localizza nella testa, rasiamo il cranio del paziente e
applichiamogli fomenti al latte di donna o di asina. Non dimentichiamo di purgare lencefalo con
sostanze starnutatorie: a tale scopo pu anche andare bene il latte di donna. Non bisogner mai
trascurare di prendersi cura della testa, visto che la malattia, anche se ha sede negli ipocondri, risale
comunque sempre verso la parte superiore del corpo. Nella forma ipocondriaca, si migliorer
lalimentazione e si favorir una digestione felice. Siccome lumore malinconico  secco e freddo,
occorrer prescrivere vivande succose e tiepide: pesci freschi, frutta ben matura, agnellini, pollastri,
ogni sorta di femmine di giovani animali, ecc. Si proibiranno, come gi faceva Galeno, le carni vecchie
e pesanti, il tonno, la balena; si considereranno nocivi tutti i legumi perch favoriscono la flatulenza. Si
raccomanda caldamente il vino leggero e tagliato: far gioire lanima col suo piacevole calore. Se 
possibile, la casa dovr essere orientata a levante e ricevere il vento da est. I bagni tiepidi faranno un
gran bene: si potr ricorrere allacqua fredda in estate.  cosa ottima fare un po di esercizio, e
particolarmente passeggiare allalba in luoghi asciutti e profumati: in tal modo il corpo si fortifica ed
elimina meglio il sovrappi che deve secernere, le feci, lurina e il sudore. Se lesercizio provoca un
po di stanchezza, un bagno corroborante la dissiper, poi si manipoler il corpo con balsami caldi e
umidi. Il problema della ritenzione e dellevacuazione porta Costantino a considerare tutti i mezzi
purgativi. Il coito  anche una forma di evacuazione: Costantino lo raccomanda, rifacendosi allautorit
di Rufo di Efeso. Non vediamo forse animali molto collerici diventare dolci e quieti dopo
laccoppiamento? Fa bene dormire a lungo. In caso di insonnia tenace, massaggi, pediluvi, frizioni del
cranio possono conciliare il sonno. Soprattutto, bisogna preoccuparsi della malattia allinizio, perch
latrabile  una sostanza difficile da espellere quando si sia lasciata accumulare nel corso di una lunga
malattia:  un deposito spesso, unincrostazione di materia densa e pesante. Le forme croniche, la cui
terapia  disperata, derivano dallo studio, dalla golosit, da unalimentazione corrotta.
Le droghe raccomandate mirano a purgare, digerire o sciogliere la bile nera: gli sciroppi, le
infusioni debbono la loro azione soprattutto alla presenza dellelleboro, della scammonea, della cassia,
della coloquintide, del rabarbaro, ingentiliti da erbe aromatiche, mirabolani citrini, mandorle, pistacchi.
Ecco una prescrizione di Costantino Africano: si noti che  destinata a una grande variet di affezioni,
nelle quali la bile nera manifesta il suo potere corrosivo:
Apozema  87 efficace per la purgazione della bile nera, per i malinconici, gli impetiginosi, gli
scabbiosi, i cancerosi, gli epilettici la cui affezione sia dovuta allatrabile:  timo, zafferano, elleboro
nero e bianco, ciascuno 50 dramme  acqua calda . . . . . . . . . . . . . . . . . . 10 libbre. Poi cuociamo e
riduciamo a un terzo, filtrare, mettere in un paiolo, aggiungere zucchero filato, vin cotto, in tutto 7
libbre. Cuocere, schiumare, in modo che linfusione venga bene. Farne bere 5 once con un po di olio
di mandorle. Se il paziente  costipato, aggiungere uno scrupolo di scammonea. 	Se si eccettua
lelleboro, unottima ricetta per un aperitivo.
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3.4. Rinascimento.
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Il Rinascimento  let della malinconia. Sotto linfluenza di Marsilio Ficino e dei platonici di Firenze, la malinconia-temperamento si palesa come appannaggio quasi esclusivo del poeta, dellartista, del grande principe e, soprattutto, del vero filosofo  88. Malinconico egli stesso e
nato, per di pi, sotto il segno di Saturno, Ficino detta, nel De vita (1489), una  particolareggiata arte di
vivere destinata agli studiosi. Egli insegna a trarre partito dallinfluenza favorevole della malinconia e a
scongiurare i pericoli che sempre laccompagnano. Torneremo pi dettagliatamente sulla dottrina di
Marsilio Ficino nella sezione dedicata alla cura della malinconia mediante la musica.
Certi arditi innovatori, come Paracelso, tratteggiano una terapia volta a incidere direttamente
sullo spirito  89. Per curare gli stati malinconici, qui non si ricorre a evacuanti dellatrabile, ma a
farmaci che provocano il riso, e se il riso cos suscitato  eccessivo, il medico riporter lequilibrio
somministrando droghe che provocano la tristezza. Chi vuole ottenere questi effetti deve
evidentemente fare appello a tutta la potenza delle quintae essentiae. Ecco la lista che fornisce
Paracelso delle sostanze medicamentose che rallegrano lumore, cacciano ogni mestizia e liberano la
mente permettendole di andare avanti leggera:
aurum potabile cordiale grave manna maris ambra acuata croci magisterium laetitia veneris 	I
rimedi spagirici di Paracelso pretendono di avere un potere che oggi definiremmo
psicofarmacologico. Ma ce ne corre tra lintenzione e lefficacia reale.
La maggior parte degli altri medici sono molto pi rispettosi dellautorit della tradizione. Se
apriamo, ad esempio, unopera che vide la luce allincirca cinque secoli dopo la morte di Costantino
Africano, il Discours di Andr Du Laurens (latinizzato in Andreas Laurentius), vi troveremo solo
arricchimenti della dottrina antica, senza modificazioni sostanziali  90. Du Laurens, protomedico di
Enrico Quarto,  un personaggio di notevole erudizione. Non  un grande scienziato, ma sa offrire
abilmente ci che lepoca si aspetta da un medico. E il successo gli sorride. La sua carriera  gloriosa. Il
suo libro sulla malinconia vedr dieci edizioni tra il 1597 e il 1626, senza contare le traduzioni latine,
inglesi, italiane. Cita gravemente Aristotele, mette a confronto lopinione di Galeno con quella degli
arabi, si sforza di essere comprensibile per il lettore inesperto. Le misure che raccomanda sono pi
numerose e raffinate di quelle di Costantino Africano. Per questo medico che cura nobili e re, il
miglioramento dellaria  oggetto di leggiadre disposizioni: il medico si fa profumiere. Non basta
orientare la camera verso levante, bisogna spargervi rose, viole, nenufari in gran quantit. Il fiore
darancio, le scorze di limone, lo storace aggiungeranno poi la loro fragranza. Si disporranno bacinelle
colme di acqua calda per combattere la secchezza dellaria. E poich laria non  solo carica di odori,
ma  inoltre percorsa da immagini e da raggi luminosi, occorre badare ai colori tra i quali il malato si
trover.  bene, assicura Du Laurens, far vedere ai malinconici colori rossi, gialli, verdi, bianchi. Li
si immerge cos in un bagno di allegria odorosa e luminosa.
Lalimentazione, anchessa, deve essere minuziosamente regolata. La scelta dei cibi, in Du
Laurens e in tutti i medici del Rinascimento,  dettata da una preoccupazione di gaiezza, di levit, di
freschezza umida. Sono qualit psichiche che ci si sforza di infondere e incorporare nel malato. Il pesce
di fiume e di acque limpide  chiarezza commestibile che avr dunque la capacit di detergere gli
umori scuri. A ci si aggiungeranno uova fresche, carni giovani e leggere, minestre in cui si saranno
fatte cuocere erbe umidificanti (borragine, buglossa, pimpinella, indivia, cicoria, luppolo, ecc.). Orzo
mondato, mandorle e semolino serviranno moltissimo per inviare vapori dolci al cervello. Alla frutta,
sotto questo rispetto, tocca un ruolo privilegiato: luva, in particolare, offre, insieme, dolcezza,
freschezza e chiarezza. La benevolenza della natura vi aggiunge un effetto soavemente evacuante, tanto
necessario al malinconico. Nessuna meraviglia, se nei secoli successivi, la cura duva rester uno dei
trattamenti favoriti per la depressione.
Sebbene un simile regime appaia euforizzante, bisogna comunque attendersi una forte
resistenza da parte del malinconico, giacch gli manca la volont di guarire. Peggio ancora, 
affezionato alla sua malattia: una strana perversione gli fa amare laria greve, torbida, tenebrosa,
fetida, se ne compiace, la cerca ovunque. Peraltro, il malinconico non si limita a cercare questa
aria tenebrosa; numerosi autori sono convinti che dalla sua bocca esalino vapori di malinconia.
Sotto forma volatile, latrabile circonda il malato. C chi arriva a paventare il contagio: se i vapori
sono molto densi, un uomo sano corre rischi di qualche peso a respirarli.  quanto pensa Vanini che
cita il caso di un tedesco prudente il quale, durante la settimana santa, faceva le proprie devozioni in
casa, temendo di dover aspirare in chiesa uneccessiva quantit di vapori di malinconia esalati dalla
folla dei fedeli contriti  91. C forse da meravigliarsi?  aggiunge Vanini.  Lesperienza non prova
che un uomo diventa rabbioso se dorme sotto un albero morsicato da un cane rabbioso? Non si tratta,
qui, di una credenza magica n di unazione misteriosa: la sostanza tossica, diffusa dal malato,
conserva integro il proprio potere nocivo; il male si trasmette mediante il fiato e gli effluvi.
Affinch il malinconico non sprofondi nella solitudine ferina che caratterizza il male nella sua
estrema acutezza, Du Laurens raccomanda le conversazioni, i racconti piacevoli, la musica. 
importante obbligare i malati a dialogare e a conservare una trama di rapporti sociali. Chi li circonda
dovr mescolare abilmente compiacenza e rudezza:
I malinconici non devono mai restare soli, bisogna lasciarli sempre in una compagnia che sia loro
gradevole, bisogna talvolta lusingarli, e concedere loro qualcosa di ci che vogliono, per paura che
questo umore, il quale  per natura ribelle e testardo, non si inasprisca; talvolta bisogna sgridarli per le
loro folli immaginazioni, rimproverarli, farli vergognare della loro codardia, rassicurarli il pi
possibile, lodare le loro azioni... 	Terapia che appare assai elegante e benigna se paragonata al
metodo di Jacques Dubois di Amiens. Costui, meno libresco e probabilmente pi sperimentato, era
consapevole del rischio di suicidio che si accompagna alla depressione. Invece di consigliare
compagnie piacevoli, come Du Laurens, Dubois fa pi volentieri appello a guardiani robusti: togliamo
le armi ai malinconici, impediamo loro di avvicinarsi alle finestre. E se sembra che vogliano aggredire
gli altri o se stessi, leghiamoli ben stretti e percuotiamoli  92. Maniera dolce e maniera forte si
contrappongono: incontreremo ancora spesso un simile contrasto fra mezzi violenti e quelli che
mettono in opera una sottile combinazione di impressioni sensibili, delicatamente sfumate.
Quanto al trattamento farmacologico, tra i medici del Rinascimento esiste una quasi totale
unanimit sui tre grandi tipi di medicinali che conviene utilizzare. Bisogna combinare: gli evacuativi,
che cacciano via lumore corrotto; gli alterativi, che diluiscono, ammorbidiscono, umettano i depositi
di bile nera, ma senza esercitarvi alcun sommovimento; i confortativi, le cui virt corroboranti e
stimolanti restituiscono al malato il vigore e la gioia. Ciascuno di questi tre grandi gruppi di
medicamenti include ricette e metodi straordinariamente diversificati. Gli evacuativi comprendono le
purghe, i rimedi emetici, i salassi, i diversi tipi di ventose, i setoni, le sanguisughe, sostanze
starnutatorie... C posto a non finire per innovazioni di dettaglio, peraltro assolutamente insignificanti,
mentre il principio in s della cura permane immutato.
Per linsonnia dei malinconici, Du Laurens enumera una quantit stupefacente di droghe. Si
tratta sovente di semplici e di piante aromatiche molto innocue. Ma il papavero si insinua in loro
compagnia. Du Laurens  a conoscenza del laudanum preparato dai chimisti, che sono i discepoli,
vicini o lontani, di Paracelso.  una sostanza pericolosa da maneggiare e la prudenza in tal caso non 
mai troppa:
Nelluso di tutti questi narcotici interni, bisogna comportarsi con molto giudizio, affinch, volendo
procurare un po di quiete al malinconico, non si finisca col farlo dormire perpetuamente. Per questa
ragione i nostri ipnotici preferiti saranno polveri sottili sparse sulla testa (polveri capitali), bagni e
abluzioni delle gambe per attirare verso le estremit tutti i fumi nocivi. Si possono ancora, senza alcun
pericolo, applicare impiastri e unguenti; posare sul cuore o sulla fronte degli epitemi, dei frontali,
confezionare mazzolini e pomi odorosi. Ecco come si pu fare un pomo. Prendete semi di
giusquiamo, scorza di radice di mandragora, semi di cicuta, nella misura di una dramma ciascuno, uno
scrupolo di oppio, un po dolio di mandragora, mescolate il tutto con succo di fumaria e di
semprevivo, e fatene un pomo: se lo odorate vi far subito dormire; aggiungetevi, a mo di correzione,
un po di ambra e di muschio. 	Lo si vede, la farmacia del malinconico  ben fornita. Se decide di
curarsi, dovr sistemare attorno a s vasetti e bottiglie a bizzeffe. Grazie a Du Laurens e a Burton,
imparer forse a confezionare egli stesso sciroppi, pozioni, pillole, tavolette, canditi, paste, marzapani,
decotti, elisir, muschiati, elettuari, oppiati... Profusione di droghe che vuole rispondere al polimorfismo
dei sintomi della malinconia. Un male cos diverso richiede rimedi eterogenei. Francesco Gerosa, nella
sua Magia (comparsa nel 1608 a Bergamo), propone un rimedio contro la malinconia che non prevede
meno di novantacinque ingredienti! Le malefatte della malinconia sono legione: occorre opporvi
medicamenti-falange.
Alcune di queste droghe annunciano, attraverso i loro stessi nomi, leffetto che mirano a
produrre: confectio laetificans, polvere di allegrezza, altre, come lelettuario di pietre preziose, loro
potabile, il bezoar, catturano la nostra immaginazione e fanno balenare la potenza benefica che si
attribuisce alle materie rare. Sfogliate il grande inventario che ce ne offre Burton: vedrete che larsenale
terapeutico della malinconia mobilita risorse attinte in ogni parte delluniverso.
Una tale ricchezza di medicamenti dovrebbe rassicurare e rinfrancare il malinconico, dargli
lidea di essere circondato, protetto, difeso. Pu trovarvi limmagine di una natura rigogliosa e
benevola. Tutto avviene come se i medici del Rinascimento si ingegnassero a offrire al malinconico,
avvalendosi anche della moltiplicazione dei farmaci, lo spettacolo di una diversit felice e di una
produttivit inesauribile. Non  forse questo un beneficio per lesistenza del malinconico, che 
monotona e si chiude nella convinzione della sua povert e della sua sterilit? Senza che i terapeuti vi
avessero davvero pensato, la loro polifarmacia e la loro polipragmasia attuavano una sorta di
antidotismo psichico, contrapponendo i tesori di un vasto universo allavvilita indigenza del
malinconico. Il mondo non  cos piccolo e cos vuoto come te lo immagini!
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3.5. I vapori.
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Du Laurens non  un isolato. Formalizza un sapere libresco, che altri insegnavano
esattamente come lui e che le generazioni successive a loro volta riprenderanno. Avremmo trovato le
medesime direttive di cura in Jean Fernel  93, in Timothy Bright  94, in Felix Platter  95. I grandi
compilatori del 17esimo secolo non modificheranno nulla. Gli innumerevoli autori di tesi di dottorato
consacrate alla malinconia si guarderanno bene dallattentare alla dottrina dei loro maestri. Boerhaave
non si discoster dalla concezione umorale della malinconia  96. Come meravigliarsi se, mantenendo
invariata la causa supposta, la cura ricorra invariabilmente ai medesimi procedimenti?
Ascoltiamo Raulin, abituale consigliere-medico di Luigi XV, che dedica ai vapori unopera
intera  97:
La malinconia deriva sempre dal venir meno della sierosit del sangue e delle sue parti pi sottili: una
volta spogliato del suo veicolo, questo liquido circola con lentezza (...) Allorch la materia che causa
la malinconia si  fissata nelle viscere delladdome, influisce di norma sullo spirito, rendendolo triste e
inquieto (...) La materia degli intasamenti che sono la causa di questi sintomi  solitamente spessa,
vischiosa e difficile da distruggere; essa assume presto, o ha gi assunto, il carattere che conserver
durante tutta la malattia:  o acida o rancida; si caratterizza per le sensazioni che provoca nello stomaco
o in bocca, e per la natura dei rutti: se ne producono tanti e sono dordinario di un gusto o di un altro
(...) Siccome le cause della malinconia sono diverse, esigono anche una cura diversa; se i rutti sono
acidi, si somministrano dei rimedi in grado di scomporre e distruggere le materie agre, se sono
maleodoranti, si somministrano degli acidi (...) Quando si emettono dei rutti acidi, niente  meglio del
sapone con sale di assenzio, radice di valeriana, di genziana e di altre piante dello stesso genere; ci si
serve anche con successo di gomme che sciolgono senza irritare, come lassafetida, lopopanaco, il
galbano, il sagapeno, lolibano  98. 	Quali sofisticate precisazioni ci forniscono i rutti! La teoria
classica della malinconia si arricchisce di un test, ma non subisce quasi mutamenti. Tuttavia,
loriginalit terapeutica di Raulin consiste nel dare la preferenza ai rimedi alteranti e diluenti, la
cui azione  pi dolce e pi sicura di quella dei vomitativi e dei purgativi. Questi ultimi possono anche
essere nefasti; essi disseminano e fanno entrare sempre pi nei piccoli vasi degli ipocondri le materie
vischiose e tenaci che producono la malattia: daltronde, facendo violenza a questi piccoli vasi che sono
estremamente delicati, si rischia di romperli e di causare congestioni incurabili. Se purgate i vostri
malati, attenzione allecchimosi e allinfarto atrabiliari! La clientela soprattutto femminile di Raulin
doveva essergli grata di questa prudenza. Per il resto, le antiche terapie umidificanti conservano
integralmente la loro utilit, visto che lo scopo cui si mira  di ammorbidire senza purgare, di restituire
a un umore vischioso e concentrato la sierosit che gli manca, di liberare dolcemente i vasi ostruiti,
fluidificando la greve melma della malinconia. Il clistere, somministrato con garbo, pu fare
meraviglie.
6. Sopravvivenze. 	La lunga sopravvivenza della teoria dellatrabile non deve sorprenderci. Non 
dovuta soltanto allinerzia di scuola, allottusa docilit, allassenza di spirito critico. Latrabile  la
condensazione immaginosa dellesperienza diretta che possiamo fare della malinconia e delluomo
malinconico. Finch la scienza non si doter di metodi anatomici e chimici abbastanza precisi per
dimostrare che latrabile era unidea dello spirito, lumore nero restava la rappresentazione pi
soddisfacente e pi sintetica di unesistenza povera di iniziative e di movimento, dominata dalla
preoccupazione per il corpo e resa greve dalla mestizia. Oggi, non possiamo rifiutare di ammettere la
pertinenza simbolica ed espressiva dellimmagine della bile nera. Non abbiamo ancora completamente
abbandonato questa maniera di vedere e pu essere che corrisponda a unintuizione fondamentale, della
quale unanalisi fenomenologica un po approfondita ci dimostrerebbe la validit. Senza ricorrere
esplicitamente allimmagine di un umore spesso, pesante e nero, che circola lentamente ed emana
vapori scuri, di un malinconico noi diciamo che la sua mimica  smorta, che la sua motricit  come
vischiosa, che  preda di idee nere. Siamo consapevoli di fare cos appello a metafore: ci , tuttavia,
difficile trovare termini descrittivi che non siano analoghi a quelli utilizzati, in senso letterale, dalla
teoria umorale per caratterizzare le propriet fisiche della bile nera. Latrabile  una metafora che
ignora se stessa e pretende di imporsi come un fatto di esperienza. Perch limmaginazione vuole
credere a una materia malinconica, fino a prova contraria. E solo dopo aver dovuto rinunciare al suo
senso sostanziale ammette lesistenza di un suo senso figurato.
Basta pensare al valore allegorico che possono rivestire le terapie classiche della malinconia per
capire perch siano rimaste tanto a lungo in auge. Esse offrono allimmaginario una soddisfazione
molto importante. Limpiego dei purgativi realizza concretamente una fantasia di liberazione; i
confortativi restaurano il corpo; i diluenti ristabiliscono lomogeneit dei succhi interni; le frizioni e
i massaggi sciolgono le membra: non c nessuna di queste operazioni che non abbia il suo equivalente
psichico e che, magari, non ne induca la comparsa. Le psicoterapie moderne pretendono di realizzare a
livello dellio effetti simili a quelli che i terapeuti del passato cercavano di ottenere a livello del corpo.
Pensando di agire sulla causa materiale della malattia, praticavano senza saperlo un trattamento
psicologico, nel quale laffettivit del malato era costantemente sollecitata, bench fosse questione solo
del suo corpo. In effetti, la messa in opera degli evacuativi, dei diluenti e dei corroborativi obbligava il
paziente a somatizzare la propria rappresentazione della malattia e a mimare col proprio corpo il
processo della catarsi e della ricostruzione psichica. Il metodo doveva indubbiamente contare
qualche successo per trasmettersi tanto regolarmente da una generazione allaltra.
Tutto ci spiega come mai la teoria dellatrabile abbia ceduto tanto lentamente il terreno che
occupava; e anche perch le terapie che si giustificavano solo sulla sua base abbiano cercato di
sopravviverle, appellandosi a teorie differenti o facendosi passare per puramente empiriche.
 gi cosa ardita mettere in dubbio, come fa lautore dellarticolo sulla malinconia
dellEncyclopdie, il meccanismo che collega il delirio malinconico ai disturbi gastrici e splenici di
questi malati. I ragionamenti degli antichi non lo soddisfano. Ma, per quanto tali fenomeni siano
spiegati in maniera approssimativa, essi conservano ai suoi occhi la qualit di fatti di esperienza. 
convinto che le feci emesse da questi malati sovente siano dense come la pece e che tali
evacuazioni molte volte si siano rivelate salutari. Senza la minima esitazione, spaccia per certa la
storia di un uomo guarito dalla malinconia grazie a un sudore bluastro fuoriuscito in abbondanza
dallipocondrio destro, e accetta altrettanto acriticamente il caso di un malinconico che fu molto sollevato da una secrezione abbondante di orina nera. Poich tali sono i fatti, la purga  sempre la miglior cura. Se gli effetti dellelleboro paiono disuguali e pericolosi, ci si affida a dei purgativi chimici: gli aperitivi salini, il nitro, il sale di Glauber, il sale di Seignette, il tartaro vetriolato, al che si aggiunger, verso la fine del Settecento, il calomelano.
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3.7. Sydenham.
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Quando Sydenham attribuisce listeria e lipocondria al disordine e alla
corruzione degli spiriti (da intendere come spiriti animali), egli mette soprattutto laccento sulla
debolezza del sangue, diventato incapace di trattenere e disciplinare le emanazioni provenienti dai
succhi degenerati  99. Linteresse del terapeuta si concentra dunque sul sangue: occorre, soprattutto,
fortificare gli spiriti fortificando il sangue da cui traggono origine. Levacuazione svolger solo un
ruolo secondario nella cura dellipocondria: conviene anche rinunciare completamente al salasso o alle
purghe se i pazienti sono troppo debilitati. La cosa essenziale  restituire al malato le energie che gli
mancano: perci, senza scartare troppo dalla tradizione, Sydenham attribuisce il massimo valore alla
terapia corroborativa e, soprattutto, alle sostanze marziali. Anzich, dunque, prestare attenzione
allatrabile, pensiamo a rinforzare gli antagonisti dellumor nero, voliamo in soccorso della parte
rimasta sana. Se il sangue, in questa affezione,  indebolito e languido, bisogna renderlo pi generoso,
e il ferro pu contribuirvi mirabilmente, soprattutto se lo si assume cos come esce dalle mani della
natura, ad esempio bevendo lacqua delle sorgenti ferruginose. Al ferro si aggiunge la cincona, droga
straordinaria per rafforzare il sangue e gli spiriti. La dieta lattea pu servire al medesimo scopo:
Poich il latte  un alimento molto semplice, si digerisce perfettamente e con meno difficolt rispetto a
molti altri cibi; e questo produce necessariamente buon sangue e spiriti della medesima natura  100.
Il latte non  forse la sostanza ideale per procurare al malinconico laddolcimento e il
ringiovanimento che gli sono tanto indispensabili? Il latte produce un sangue da bambino: Bench il
latte fornisca un alimento greggio e leggero, produce comunque un sangue dolce e balsamico. E il
commentatore prolunga la fantasticheria in una direzione che  del tutto naturale seguire (Costantino
Africano si era gi lasciato sedurre dallo stesso fantasma):
Il latte di donna  pi dolce, pi leggero e pi conforme alla nostra natura. Gli Autori riferiscono le
guarigioni meravigliose che ha operato, ma la difficolt  averne in quantit sufficiente  101. 	Ah,
certamente! Come ottenere abbastanza latte di donna per un adulto che volesse farne il proprio cibo
esclusivo? Infatti non si pu trarre vantaggio da questa terapia se non scartando ogni altro alimento: il
malinconico  invitato a una regressione completa e per riprendersi veramente deve tornare a essere un
bimbo nutrito al seno. Un altro mezzo, pi confacente alladulto, potr anche ravvivare il sangue e gli
spiriti, e cio montare a cavallo quasi tutti i giorni  102:
Questo esercizio, per le scosse ripetute che causa ai polmoni e soprattutto alle viscere del basso ventre,
sbarazza il sangue degli umori escrementizi che vi sedimentano, d forza alle fibre, ristabilisce la
funzione degli organi, rianima il calore naturale, elimina, attraverso la traspirazione o altrimenti, i
succhi degenerati, oppure li ristabilisce nel loro primo stato, sgombera le ostruzioni, apre tutti i
corridoi, e infine, grazie al movimento continuo che causa al sangue, lo rinnova, per cos dire, e gli
conferisce un vigore del tutto straordinario  103. 	A titolo di esempio, Sydenham riporta il caso di un
prelato inglese, il quale, avendo esaurito le proprie forze a causa di uneccessiva applicazione allo
studio, cadde nellaffezione ipocondriaca, il cui prolungarsi corruppe tutti i fermenti del corpo e gli
guast la digestione. Quando tutte le altre terapie si rivelano vane e rischiose, proprio quando il
paziente  quasi moribondo, le escursioni a cavallo fanno meraviglie.
8. Friedrich Hoffmann. 	La teoria dellatrabile pare assente dagli scritti di Hoffmann, medico
sistematico, avversario della chemiatria e poco incline ad accettare le asserzioni del vecchio
umoralismo. Ma si limita a trasferire al sangue le qualit di lentezza, spessore e pigrizia che gli antichi
attribuiscono allatrabile. Per Hoffmann, la malinconia  unaffezione locale del cervello, dovuta a uno
status strictus, a uno spasmo della duramadre:
Quando la duramadre si contrae e i suoi seni si fanno pi stretti e il sangue ha maggior difficolt a
passarvi, nellanimo nascono varie impressioni di tristezza o di timore senza fondamento, che giungono
qualche volta fino alla disperazione e sono accompagnate da un disturbo dellintelligenza  104.
Niente di pi diverso dai vapori neri addotti dalla teoria galenica: un meccanismo semplice e
rigoroso spiega la malinconia e la sua lentezza con lostruzione della circolazione del sangue nella
testa. Ci non toglie che si incrimini ancora la vischiosit e lispessimento di un succo organico che
occorre rendere fluido o che il classico salasso far evacuare alloccorrenza. Cos, sebbene concerna il
sangue e non pi latrabile, la terapia resta sensibilmente la stessa. In effetti, la nuova teoria di
Hoffmann, col suo ricorso alla spiegazione somatica,  molto simile alla vecchia: continua a
interpretare la malattia invocando alterazioni materiali immaginarie, in cui oggi riconosciamo
lequivalente metaforico dello stato danimo malinconico.
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3.9. Anne-Charles Lorry.
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Il 18esimo secolo manifesta un grande interesse per i fenomeni convulsivi.
Ma come classificarli? La cosa pi semplice  seguire lesempio di Sydenham che considera listeria della donna e lipocondria delluomo come una malattia unica. Ma non si pu restare agli spiriti animali della fisiologia cartesiana. Adesso che gli anatomisti conoscono meglio le strutture nervose, si tende ad attribuire ai nervi buona parte dei sintomi.
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 cos che il francese Anne-Charles Lorry, in unopera apparsa nel 1765, postula la separazione tra una malinconia umorale, dovuta allatrabile, che
si riconosce per la massiccia presenza di disturbi digestivi, e una malinconia nervosa, senza materia, che non dipende dagli umori, ma dai tessuti solidi, e nella quale prevalgono i fenomeni convulsivi  105.
Come si produce la malinconia nervosa?  una malattia il cui meccanismo si situa a livello delle fibre che costituiscono il nostro organismo: uno spasmo eccessivo le contrae, ma allo spasmo succedono necessariamente latonia, la debolezza, la rilassatezza, il languore. Cos si spiegano le alternanze di
parossismi e di cedimenti. E quale terapia ne consegue? Innanzitutto, rafforzare lorganismo, dare alle fibre un buon tono, che non si lasci facilmente trascinare dallo spasmo e che non si lasci andare troppo
mollemente. Nelleretismo, occorre somministrare medicamenti che calmino e distendano, come lalcali volatile.
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Talvolta, per singolare paradosso,  grazie a uno spasmo pi violento che si otterr il
rilassamento: spasmus spasmo solvitur. Latonia, al contrario, deve essere combattuta con corroborativi
e analettici. Lorry, la cui erudizione classica  impeccabile, passa in rivista tutta la tradizione:
prescrivete esercizi, giochi, bagni, ma, soprattutto, evitate di salassare o di purgare, perch non c
niente che debba essere evacuato! Somministrate alimenti corroboranti e leggeri, latte, frutta e, in
particolare, uva. (Lo si sar notato, Lorry suggerisce per fortificare i nervi ci che Sydenham
prescriveva per fortificare il sangue!) Nel momento della massima tensione delle fibre nervose, non
mettetevi a prescrivere cincona: sebbene passi per un tonico antispasmodico, accrescer
ulteriormente questa tensione. Ma ordinatela senza paura qualora prevalga latonia. Attivate, animate lo
spirito con conversazioni, lavori, viaggi. Come mai i medici sono raramente affetti dalla malinconia
nervosa?  perch si occupano dei mali degli altri, risponde Lorry.
Lideale della salute ritrovata si definisce come unomotonia: unarmonizzazione del tono
fibrillare di tutto lorganismo; la felicit, leuforia sono una tensione media, capace di adattarsi con
flessibilit alle esigenze della vita. Non c alcun bisogno di espellere una materia parassitaria. La cura
per la malinconia nervosa consiste nello stimolare dolcemente, nellanimare e nel moderare
simultaneamente le energie interiori, in una regolazione sapiente che riconduca allarmonia le corde di
quello strumento fragile e delicato che  il nostro organismo.
 comprensibile che Lorry diffidi delloppio: questo farmaco gli appare come un depressivo che
rischia di accentuare il rallentamento e latonia dovuti alla sindrome malinconica. Non ci si sveglia da
un sonno oppiaceo senza atonia o senza spasmo compensatore. E se si somministra oppio per
combattere questi effetti, si sar cacciato il male con un male ben peggiore. Pensiamo, daltronde, a
quanta prudenza Lorry raccomandi gi nelluso di antispasmodici corroboranti come la radice della
valeriana silvestre. (Sydenham, che quasi non trattiene il suo entusiasmo per le virt della lacrima di papavero, riserva il laudano alle coliche e ai vomiti isterici; esita molto a consigliarlo come sedativo dellangoscia: non si rischia di tranquillizzare troppo potentemente il malato?)
Il libro di Lorry segna il limite esatto fra due momenti del pensiero psichiatrico. Si colloca
nellistante apparentemente indefinibile in cui la nuova concezione sorge accanto alla vecchia dottrina, aspirando a completarla, non a soppiantarla. Per un lasso di tempo piuttosto breve, lidea nuova e lidea vecchia sembrano non dover essere incompatibili: ci si prodiga per armonizzarle elegantemente. Una precaria linea divisoria separa i loro rispettivi domini. La malinconia nervosa e la malinconia umorale formano una coppia simmetrica. Ma il loro equilibrio  instabile: la malinconia umorale ha gi ceduto met terreno, e presto abbandoner il resto.
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Note al Capo 3.
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71 Cfr. GIROLAMO, lettera 95, Ad Rusticum; lettera 97, Ad Demetriadem (ed. it. Le lettere, 4
voll., Citt Nuova, Roma 1962-64).
72 Descriviamo qui lacedia secondo le definizioni date nei libri IX, De spiritu tristitiae, e X,
De spiritu acediae, del De institutis coenobiorum di Giovanni Cassiano, in MIGNE, PL, voll. XLIX e
L.
73 DANTE ALIGHIERI, Inferno, VII, 121-24.
74 GUSTAVE FLAUBERT, La Tentation de saint Antoine, in ID., uvres compltes, vol. III,
L. Conard, Paris 1924. (Si tratta della prima versione del testo, risalente al 1849, cui seguirono la
versione del 1856 e il testo definitivo del 1874. Di questa prima versione non esistono traduzioni
italiane).
75 Sulle immagini medievali della malinconia, si veda limportante opera di ERWIN
PANOFSKY e FRITZ SAXL, Drers Melencolia I, Teubner, Leipzig-Berlin 1923.
76 FRANCESCO PETRARCA, Secretum (De secreto conflictu curarum mearum, 1347-53), a
cura di U. Dotti, Bur, Milano 2006  2.
77 R. BURTON, The Anatomy of Melancholy cit., parte III, sez. IV, Religious Melancholy,
membro II, sottosez. VI. Testo originale inglese: Be not solitary, be not idle.
78 Ibid.
79 JONATHAN SWIFT, Gullivers Travels (1726), parte IV, A Voyage to the Houyhnhnms,
cap. VII (trad. it. di U. Dettore, I viaggi di Gulliver, Bur, Milano 1975, pp. 469-70).
80 ILDEGARDA DI BINGEN, Causae et curae, a cura di P. Kaiser, Teubner, Leipzig 1903, p.
143 (ed. it. Cause e cure delle infermit, prefazione di A. Morino, Sellerio, Palermo 2012, p. 218).
81 EAD., Subtilitates, in MIGNE, PL, vol. CXCVII, VI, 2-5.
82 Cfr. SALVATORE DE RENZI, Collectio Salernitana, 5 voll., Sebezio, Napoli 1852-59, vol.
II, p. 698.
83 Cfr. HARRY BOBER, The zodiacal miniature in the "Trs riches Heures" of the Duke of
Berry. Its sources and meaning, in Journal of the Warburg and Courtauld Institutes, XI (1948), pp.
1-34.
84 Cfr. FRITZ SAXL, Lectures, 2 voll., Warburg Institute, London 1957, vol. I, pp. 58 sgg.
85 Sul luogo comune nella letteratura medievale cfr. ERNST ROBERT CURTIUS,
Europische Literatur und lateinisches Mittelalter (1948), 2 ed. riveduta, Francke, Bern 1954 (trad. it.
Letteratura europea e Medio Evo latino, La Nuova Italia, Scandicci 1992).
86 COSTANTINO AFRICANO, Opera, 2 voll., Basiliae 1536-39, pp. 283-98. (Del De
melancholia esiste una traduzione italiana: Della melancolia, a cura di M. T. Malato e U. de Martini,
Tip. E. Cossidente, Roma 1959).
87 (Lapozema  un infuso farmaceutico contenente unelevata quantit di princip attivi.
Dramma, libbra, oncia, scrupolo sono antiche unit di peso).
88 Su Marsilio Ficino e la sua influenza si possono consultare: RAYMOND MARCEL, Marsile
Ficin, Les Belles Lettres, Paris 1958; ANDR CHASTEL, Marsile Ficin et lart, Droz, Genve 1954
(trad. it. Marsilio Ficino e larte, Aragno, Torino 2002); DANIEL PICKERING WALKER, Spiritual
and Demonic Magic. From Ficino to Campanella, Warburg Institute, London 1958 (trad. it. Magia
spirituale e magia demoniaca da Ficino a Campanella, Aragno, Torino 2002); PAUL OSKAR
KRISTELLER, The Philosophy of Marsilio Ficino, Columbia University Press, New York 1943 (trad.
it. Il pensiero filosofico di Marsilio Ficino, Sansoni, Firenze 1953). LOpera omnia di Marsilio Ficino
 stata pubblicata a Basilea nel 1576 in due volumi. Per maggiori ragguagli, il lettore  invitato a
consultare lampio studio di LYNN THORNDIKE, A History of Magic and Experimental Science, 8
voll., Macmillan - Columbia University Press, New York 1923-58.
89 PARACELSO, Von den Krankheiten, die der Vernunft berauben (1567), in ID., Smtliche
Werke, a cura di K. Sudhoff, R. Oldenburg, Mnchen-Berlin 1930, vol. II, parte I, p. 452.
90 ANDR DU LAURENS, Discours sur la conservation de la veue; des maladies
melancholiques; des catarrhes, et de la vieillesse, Paris 1597. Dellopera esiste una traduzione inglese
a cura di R. Surphlet: A Discourse of the Preservation of the Sight; of Melancholike Diseases; of
Rheumes and of Old Age, London 1599; ristampa anastatica a cura della Shakespeare Association,
Oxford 1938, Facsimile n. 15.
91 GIULIO CESARE VANINI, Dialogi de admirandis naturae reginae deaeque mortalium
arcanis, Parisiis 1616 (ed. it. in Tutte le opere, a cura di F. P. Raimondi, trad. di F. P. Raimondi e M.
Carparelli, appendici di M. Carparelli, Bompiani, Milano 2010).
92 JACQUES DUBOIS DI AMIENS (JACOBUS SYLVIUS), Opera medica, Genavae 1630, p.
413.
93 JEAN FERNEL, Universa medicina, Parisiis 1567.
94 TIMOTHY BRIGHT, A Treatise of Melancholie, London 1586.
95 FELIX PLATTER, Praxeos seu de cognoscendis (...) affectibus tractatus, 2 voll., Basiliae
1602-603; ID., Observationes in hominis affectibus plerisque, Basiliae 1614.
96 HERMAN BOERHAAVE, Praxis medica, 5 parti, 3 voll., Patavii 1728.
97 In proposito  anche interessante il Trait des affections vaporeuses des deux sexes (Lyon
1763) del dottor Pomme, che ha conosciuto numerose riedizioni fino allinizio dellOttocento.
98 JOSEPH RAULIN, Trait des affections vaporeuses du sexe, Paris 1759  2, pp. 384-85.
99 THOMAS SYDENHAM, Dissertatio epistolaris (...) de affectione hysterica, Londinii 1682;
trad. franc. di A.-F. Jault in Mdecine pratique de Sydenham, Paris 1774.
100 Ibid., p. 424.
101 Ibid., p. 425.
102 Pinel cita il caso di Alfieri, che non riusciva a superare la malinconia se non conducendo
egli stesso il suo legno per giornate intere. PHILIPPE PINEL, Mlancolie, in Encyclopdie
mthodique cit., vol. IX, 2 parte (1816).
103 TH. SYDENHAM, Dissertatio epistolaris cit.
104 FRIEDRICH HOFFMANN, La Mdecine raisonne, trad. franc. di J.-J. Bruhier, 9 voll.,
Paris 1739-43, vol. VII, p. 116 (ed. or. Medicina rationalis systematica, Venetiis 1730-33).
105 ANNE-CHARLES LORRY, De melancholia et morbis melancholicis, 2 voll., Parisiis
1765. La teoria medica di Lorry  visibilmente influenzata dalle idee di Albrecht von Haller
sullirritabilit. Nel 1758, litaliano Fracassini, in unopera pubblicata a Lipsia (ANTONIO
FRACASSINI, Opuscula pathologica alterum De febribus alterum De malo hypochondriaco recusa
cum indice, Lipsiae 1758), affermava che lipocondria era una perturbazione che impediva le
oscillazioni armoniose dei nervi e delle membrane. Ricordiamo che Lorry divent uno dei fondatori
della dermatologia francese.
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Capo 4. Lepoca moderna.
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4.1. Nuovi concetti.
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La filosofia sensista del Settecento, attribuendo alla percezione e alla sensazione un ruolo determinante nello sviluppo delle idee o delle passioni, conferiva anche, di conseguenza, ai nervi e al sistema nervoso una responsabilit accresciuta. Bench le funzioni principali del cervello e
dei nervi fossero note da lungo tempo, fu il secolo dei Lumi ad attribuire loro un indiscutibile primato.
Il sistema nervoso  lampia rete sensibile attraverso cui luomo percepisce se stesso, prende conoscenza del mondo e reagisce alle impressioni che gli vengono comunicate. Sono i nervi e il cervello ad avere il comando sul comportamento intellettuale e fisico dellindividuo. Ed  a causa del
disordine delle operazioni nervose che si origina la malattia mentale. Lirritabilit (Albrecht von Haller si  adoperato a descrivere il ruolo fondamentale da essa svolto nella maggior parte dei fenomeni fisiologici) spiega i disordini dello spirito senza che sia necessario passare attraverso lintermediazione dellatrabile e dei succhi corrotti.
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La vecchia teoria voleva che i sintomi malinconici fossero il risultato di unaggressione al cervello a opera di un umore che aveva avuto origine altrove: la malattia era espressione di un conflitto tra lorgano cerebrale e una sostanza estranea. Cos, nellEncyclopdie, scrive lautore della voce sulla malinconia: Tutti i sintomi che la costituiscono sono perlopi provocati da qualche difetto nel basso ventre, in particolare nella regione epigastrica. Ci sono ottime ragioni per presumere che l risieda dordinario la causa immediata della malinconia e che il cervello sia coinvolto solo per via simpatica.
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Ma ormai tutto avviene allinterno stesso del sistema nervoso, il disturbo interessa un solo organo nelle sue diverse ramificazioni. La malinconia  unaffezione dellessere sensibile. Per gli autori del 18esimo secolo, essa si caratterizza molto spesso per le alternanze fra iperestesia ed ebetudine. La definizione
che prevarr infine sar tutta intellettuale: la malinconia  il dominio senza limiti esercitato sulla mente
da unidea esclusiva. Ascoltiamo Pinel  106: la malinconia consiste in un falso giudizio del malato circa
lo stato del proprio corpo che egli per cause lievi crede in pericolo, e ci gli fa temere un esito
disastroso per i suoi problemi. I teorici dellidea esclusiva possono anche trovare dei precursori fra gli
antichi e fare appello alla loro autorit: La malinconia,  aveva detto Areteo,   unaffezione senza
febbre, nella quale lo spirito intristito resta fisso su una medesima idea, cui si aggrappa
ossessivamente  107. Lidea esclusiva, il falso giudizio non sono sintomi secondari: costituiscono
lessenza stessa della malattia. Per questo gli autori dellinizio del XIX secolo, come Esquirol, si
sforzano di bandire ogni reminiscenza umorale e consigliano di espungere dal vocabolario scientifico la
parola malinconia, che lasciano ai poeti e ai profani. La cosa migliore, secondo loro,  forgiare dei
nuovi termini: monomania triste o lipemania  108.
Ma la vecchia teoria umorale non scompare di colpo. Si mantiene perfino piuttosto salda su una
posizione di ripiego: se si ripudia il concetto di atrabile patogena, si conserva per la nozione di
temperamento malinconico. Si tratta semplicemente di una costituzione in cui predomina il sistema
epatico. Cabanis  109  uno dei principali responsabili di questa fedelt alla vecchia teoria dei
temperamenti (sanguigno, bilioso, malinconico, flemmatico) e, significativamente, vi aggiunge un
temperamento nervoso e un temperamento muscolare. Da s solo, il temperamento non produrr mai la
malattia mentale: definisce una predisposizione, costituisce il sottofondo organico, spesso ereditario,
sul quale il processo psicologico potr svilupparsi. Il temperamento malinconico non fa la malinconia:
le offre un terreno propizio. Rappresenta la base fisica senza la quale le trasformazioni morali non
avrebbero luogo.
Per tale ragione le vecchie cure, che si indirizzavano allatrabile e che credevano di investire la
causa stessa della malattia, possono ancora essere praticate. Per quanto non si riconosca pi loro
unefficacia causale, si ammette che agiscano sulla predisposizione, sul terreno. Il rimedio o il
procedimento che passava per specifico rimane cos in uso, ma a titolo di coadiuvante.
Su un altro punto  la nozione di ipocondria  ci si sforza ancora di mantenere in vigore certi
aspetti della dottrina passata. Se gli autori dellinizio del XIX secolo considerano la malinconia (o
lipemania) come un delirio esclusivo le cui cause sono innanzitutto morali, ne distinguono lipocondria,
che definiscono come un disturbo digestivo accompagnato da timori esagerati del malato circa il
proprio stato fisico:  una dispepsia a risonanza psicologica. Non si rompe dunque completamente con
la tradizione: si conserva lidea di un disturbo mentale la cui causa  viscerale. Occorrer ancora
aspettare un mezzo secolo perch dalla descrizione dellipocondria scompaia ogni menzione di una sua
origine dispeptica, e perch questa affezione venga considerata come un mero comportamento senza
legame causale con la regione anatomica degli ipocondri.  tuttavia significativo che gli autori
ottocenteschi attribuiscano al male ipocondriaco uno spazio considerevolmente inferiore rispetto alla
lipemania. La malattia mentale di origine addominale pare loro molto meno grave e meno degna di
attenzione dello sconvolgimento dovuto a cause che agiscono pi direttamente sul cervello, sulla
sensibilit, sullintelligenza (Esquirol).
Non c bisogno di dire che la malinconia, cos com concepita dai grandi psichiatri della
scuola francese, ammette tutti i medicamenti tradizionali: purgativi, diluenti, digestivi. Tutto larsenale
terapeutico diretto in passato contro latrabile resta a portata di mano. Perch non utilizzare questi
rimedi messi alla prova nel corso dei secoli? Possono magari essere efficaci indipendentemente dalle
teorie erronee che giustificavano il loro impiego e che spiegavano i loro effetti? Accettiamoli come
ricette empiriche. O adattiamo a essi le nuove teorie. Purghiamo gli ipocondriaci e i malinconici, non
perch si debba cacciar via la bile nera, ma semplicemente perch  ben noto come questi malati siano
solitamente molto costipati e come si sentano meglio dopo una purga. Si pratica dunque uno stesso
trattamento per motivi diversi. Lo si praticherebbe anche senza motivo, per il semplice fatto che la
tradizione lo impone e che, in mancanza di meglio,  preferibile prescrivere una medicina sintomatica
nella quale non si ripone molta speranza piuttosto di non consigliarne nessuna.
Come meravigliarsi che latto terapeutico sia ancora orientato dalla teoria defunta, se locchio
stesso dellosservatore resta singolarmente prevenuto: si continuano a trovare nel cervello dei malati di
mente versamenti di umori corrosivi, vi si vedono dei vasi saturi di materie nerastre, appiccicose e
nocive  110. Esquirol, che non ammette lorigine addominale della lipemania, constata comunque, con
sorprendente frequenza, ptosi e spostamenti del colon trasverso  111.  pur vero che, se gli scienziati
subiscono ancora il fascino degli antichi dogmi, cercano tuttavia conferme anatomiche, tangibili e
visibili, che possano fornire un substrato concreto alla teoria nervosa della malinconia. Una vera
fortuna, allora, poter prendere per mallevadore Morgagni, il quale, nel cervello e nel midollo dei pazzi,
nota differenze di consistenza.  limmagine macroscopica e grossolana dello squilibrio nervoso.
Cabanis se ne accontenta e ritiene la spiegazione soddisfacente: Di solito, la mollezza di certe
parti era in contraddizione con la compattezza delle altre; e ci sembrerebbe stabilire un legame diretto
fra il difetto di armonia delle funzioni e quello delle forze toniche proprie delle diverse parti
dellorgano in questione  112. Questa ipotesi, occorre aggiungere, avr vita effimera.
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4.2. Pinel ed Esquirol.
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Leggendo gli scritti di Pinel, ci si accorge di come il ricorso alle vecchie
terapie si mantenga pi o meno costante, mentre il trattamento ideale di una malattia le cui cause sono
soprattutto morali dovrebbe concernere principalmente le impressioni subite dal malato. La pratica non
pu seguire immediatamente i postulati di una nuova teoria, che ancora procede a tentoni, che non ha
ancora decretato le proprie regole e sulla quale il consenso non  completamente acquisito.
Ecco la storia di un caso che ci d unidea abbastanza precisa di come Pinel osservasse e
trattasse i pazienti:
Nel 1783, verso la fine di ottobre, un operaio, la cui attivit era sedentaria, venne a consultarmi circa
la sua inappetenza e la sua tristezza eccessiva e senza ragione palese, ma soprattutto a causa del suo
insopprimibile desiderio di gettarsi nella Senna. Segni inequivocabili di affezione gastrica fanno
prescrivere luso di bevande lassative e, per qualche giorno, di latticello. Il ventre diventa decisamente
pi libero e il malinconico, ben poco tormentato da idee distruttive nellinverno, ne  perfino esente
durante la bella stagione, tanto che si considera la sua guarigione come ormai completa; ma verso il
declinare dellautunno, nuovo ritorno degli accessi, velo mesto e buio diffuso su tutta la natura, impulso
irresistibile verso la Senna per porre fine alla propria vita (...) si ebbe presto la prova pi autentica di
come avesse messo in esecuzione il suo funesto progetto e seguito la sua cieca disperazione  113. 	Ma
cosa avrebbe fatto Pinel se non avesse trovato i segni gastrici che giustificavano la sua cura? I princip
che formula solitamente per intervenire sulla malinconia fanno appello soprattutto a un trattamento
morale. La storia che abbiamo appena riportato serve a Pinel desempio per mostrare insieme il valore
e i limiti di alcuni rimedi semplici: questo genere di cura si rivela molto spesso insufficiente, e molto
inferiore per i suoi effetti alle potenzialit offerte da unemozione viva e profonda. Se si vuole
provocare un cambiamento solido e durevole, bisogna agire sulle passioni, sulle abitudini, sui
sentimenti ispirando abilmente sentimenti, abitudini e passioni diversi da quelli di cui la malattia ha
favorito lo sviluppo:
 impossibile guarire alla radice la malinconia, se non si distruggono le cause che la producono. 
dunque essenziale avere una conoscenza preliminare di queste cause. Ricordandosi quelle che sono le
pi frequenti, si capir che solo producendo nei malinconici impressioni energiche e continuative nel
tempo su tutti i loro sensi esterni, che solo combinando abilmente i vari mezzi di competenza
delligiene, si pu produrre un cambiamento durevole e ottenere nei malinconici una felice diversione
dalla cupezza delle loro idee, sottraendoli al circolo vizioso di cui sono prigionieri: ci si render allora
conto di quanto pochi siano i casi in cui i medicamenti si dimostrano necessari  114. 	Ma un
trattamento morale ha la possibilit di riuscire solo se il paziente  in condizione di rispondervi, cio se
 ancora sensibile alle impressioni che si vuole produrre in lui. Per questo motivo la correzione
terapeutica deve intervenire agli albori della malattia, allorch lo spirito del malato , tutto sommato,
ancora disponibile a lasciarsi rieducare:
Gli autori di tutti i tempi hanno notato che  tanto pi difficile guarire la malinconia quanto pi essa 
inveterata.  unosservazione comune a tutte le malattie nervose nelle quali il potere dellabitudine
modifica a tal punto leconomia animale da produrvi la tendenza a reiterare atti che ha gi esercitato
pi o meno di frequente.  dunque allinizio che si pu maggiormente sperare di produrre cambiamenti
nellabito fisico e morale dei malinconici, di suscitare in loro altre inclinazioni, di far scattare un nuovo
ordine di modificazioni che restituisca la loro anima al libero esercizio delle proprie facolt, di fare
infine risorgere la salute  115. 	Un male essenzialmente psichico richiede rimedi di ordine psicologico.
Come sceglierli? I mezzi capaci di impressionare sono illimitati. Quali saranno efficaci? La difficolt
sta nel riuscire a trovare quelli esattamente appropriati alla condizione del malato: esiste una tecnica
precisa che permetta di decidere, con conoscenza di causa, per un mezzo piuttosto che per un altro? Se
 vero che luomo reagisce alle impressioni che si esercitano su di lui, si tratta per di conoscere la
legge di questa reazione. Il compito imposto allora allo psicoterapeuta non  enorme? Ci si aspetta da
lui un sapere universale. Dovr non soltanto possedere tutti i segreti della psicologia, ma conoscere con
esattezza la storia personale di ciascuno dei propri pazienti. Esquirol non si spaventa e ci invita ad
affrontare baldanzosamente il compito:
Chi vuole approfondire lo studio della monomania non pu essere estraneo agli studi relativi al
progresso e alla marcia dello spirito umano; questa malattia , infatti, in rapporto diretto, per frequenza,
con lo sviluppo delle facolt intellettuali; pi lintelligenza  sviluppata, pi il cervello  messo in
attivit, pi  da temere la monomania. Non c avanzamento nelle scienze, invenzione nelle arti,
innovazione importante che non abbiano dato appiglio alla monomania, o che non le abbiano prestato il
loro carattere. Lo stesso vale per le idee dominanti, per gli errori pi generalmente diffusi, per le
convinzioni universali vere o false che imprimono un proprio marchio a ogni periodo della vita sociale
(...) La monomania  essenzialmente la malattia della sensibilit, si radica completamente nei nostri
affetti. Il suo studio  inseparabile dalla conoscenza delle passioni, ha sede nel cuore delluomo,  l che
bisogna scavare per coglierne tutte le sfumature  116. 	Le conseguenze terapeutiche che ne trae
Esquirol ci paiono oggi un po limitate. La medicina morale, come lui la concepisce,  soprattutto una
testimonianza di buona volont e di compassione:
La medicina morale, che cerca nel cuore le prime cause del male, che compatisce, che piange, che
consola, che condivide le sofferenze e che risveglia la speranza,  sovente preferibile a ogni altra  117.
 peraltro vero che Esquirol non promette successi facili: Occorre, prima di ogni cura, essere
assolutamente persuasi che si tratta di una malattia tenace, difficile da guarire  118. Come dire che non
ci si pu vantare di una conoscenza perfetta del cuore umano n di una tecnica in grado di modificarlo
infallibilmente. Altri, prima di Esquirol e con le sue stesse ambizioni, avevano anchessi riconosciuto il
loro scacco. Rousseau aveva vagheggiato una morale sensitiva  119 in cui le nostre azioni fossero
impercettibilmente dirette da un oculato governo degli stimoli sensibili provenienti dal mondo esterno:
colori, suoni, paesaggi, ecc. Ma aveva abbandonato limpresa strada facendo. Stendhal, grande lettore
di Cabanis e degli ideologi, sogna di guidare i suoi atti in virt di una logica sovrana che gli
permetta di dominare i propri sentimenti e quelli degli altri. Rester un sogno di potenza, molto lontano
da qualsiasi possibilit di realizzazione.
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4.3. I metodi del trattamento morale.
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Il malinconico deve essere guidato in base a una
conoscenza perfetta delle sue capacit intellettuali, del suo carattere e delle sue abitudini, allo scopo di
sottomettere la passione che ne tiranneggia il pensiero e ne alimenta il delirio  120. Il compito
principale della terapia  distruggere lidea esclusiva  121, secondo lespressione di Pinel  122.
Agli occhi di Pinel e di Esquirol, il malinconico  vittima di unidea che si  fatta e che vive in
lui unesistenza parassitaria. Cacciate, distruggete, dissolvete, fate esplodere questa idea dominante, e
la malattia scomparir insieme a essa. La monomania si sviluppa interamente attorno a un nucleo
patologico, la cui natura  mentale: passione, convinzione, falso giudizio. Tutto procede dallidea
delirante. E gli psichiatri della scuola francese danno di questo corpo estraneo unimmagine talmente
concreta, talmente obiettiva, talmente cosificata, da richiedere misure non senza analogie con quelle
che i medici del passato applicavano allatrabile. Il parassitismo dellidea esclusiva  lequivalente
intellettuale del parassitismo umorale della bile nera. Gli psichiatri francesi ottocenteschi parleranno
frequentemente di revulsione morale, trasponendo sul piano psichico un termine della terapia somatica.
(A coloro che sono tentati di sorridere, ricordiamo che la psicoanalisi, almeno ai suoi inizi,
rappresentava i complessi come cose e la catarsi come una vera purga morale.)
Passiamo ora in rassegna alcuni dei metodi grazie ai quali si  tentato di liberare il malinconico
dalla sua lugubre oppressione, di rianimarlo, di restituirlo a se stesso distogliendolo dal tormento che lo
possiede. Linteresse di tale indagine supera il piano aneddotico dove di primo acchito pare collocarsi.
Pur sapendo benissimo che questa forma ancora ingenua di psicoterapia non  in grado di mantenere le
sue promesse, cio di smantellare o di far riassorbire il delirio malinconico, tuttavia essa ci offre
loccasione di cogliere certi aspetti del comportamento terapeutico, di osservare dal vivo alcuni
atteggiamenti naturalmente adottati dallo psichiatra in presenza del depresso. Non tarderemo a notare,
in particolare, che il rapporto del medico col malinconico oscilla fra la generosit indulgente e la
severit brutale. Di fronte alla difficolt che si prova nello stabilire una comunicazione col malato sul
piano neutro e medio della conversazione abituale, tutto avviene come se si cercasse di forzare ladito
verso il mondo incupito nel quale il depresso si  rinchiuso. Compiacenza e durezza pretendono di
volta in volta di essere il metodo pi efficace per spezzare le difese e raggiungere la coscienza del
malato. Un tempo, si credeva che tutte le posologie dovessero essere raddoppiate se si voleva che un
medicamento facesse effetto sullorganismo di un folle  123. Nel trattamento morale, il medico 
ugualmente tentato di esagerare lintervento terapeutico ricorrendo a una forma di comunicazione
caricaturale, come se il malato, inaccessibile al linguaggio e ai procedimenti ordinari, dovesse essere
pi sensibile a misure straordinarie e, segnatamente, a testimonianze eccessive di benevolenza o di
autorit. Simili difficolt di accesso, simili trucchi e simili violenze sono tanto pi spiegabili se si pensa
che, sotto il nome di malinconia e di lipemania, si designavano non soltanto gli autentici depressi, ma
anche malati che oggi sarebbero certamente considerati come schizofrenici paranoidi. Lidea fissa, il
delirio esclusivo, poteva altrettanto bene collegarsi allimmagine allucinatoria schizofrenica come
allidea delirante del paranoico, al tema ossessivo del nevrotico o, infine, al monoideismo del
malinconico, secondo la terminologia psicopatologica moderna. Non importa: anche se la parola
malinconia era allora presa in unaccezione diversa e pi ampia, non dobbiamo dubitare che quelli che
oggi considereremmo come malinconici o depressi sarebbero in ogni caso stati inclusi nel novero dei
malati suscettibili di trattamento morale.
Linganno pietoso rappresenta una delle forme estreme del metodo compiacente. Il terapeuta si
accosta al malinconico fingendo di credere alla sua idea delirante. Gli concede che ha ragione. Invece
di essere contraddetto, il malato si sentir approvato, amichevolmente coccolato: qualcuno lo
comprende, non  pi solo, pu confidarsi liberamente. A partire da questa complicit, pu avere inizio
un dialogo, dialogo certamente inautentico, poich il medico  in malafede. Ma lobiettivo  di
impegnare il malato in unazione al termine della quale constater concretamente, con i propri occhi,
lannullamento delloggetto che costituiva il tema del suo delirio. Bisogna, a tal fine, che il medico
ricorra a diversi stratagemmi, che, a un tempo, soddisfino la volont del malato e lo spingano a
rinunciare al suo comportamento irragionevole.
Questo metodo di tipo sostanzialmente pedagogico  molto antico. Quando la malattia mentale
sembra dipendere completamente da ununica immagine allucinatoria, da una sola convinzione erronea,
come si fa a non sfruttare tutti gli espedienti, tutti gli sforzi della dialettica per fornire la prova tangibile
dellinesistenza delloggetto immaginario o, in mancanza di meglio, per obbligare il malato a mutare
comportamento pur restando fedele alla sua idea delirante? La letteratura antica non manca certo di
esempi di questo genere: un malinconico credeva di non avere pi la testa; il medico lo guar
facendogli indossare un cappuccio di piombo, ecc. E sono precisamente questi esempi che Pinel ed
Esquirol riportano pi volentieri nei loro scritti. Sono storielle che sono state gi mille volte raccontate:
provengono da Alessandro di Tralles, da Du Laurens, da Zacutus, da Forestus, da Sennert, da Tulp, ecc.
Esse assumono adesso un valore esemplare che non hanno mai avuto prima: ci offrono lillustrazione
leggendaria dellefficacia delle narrazioni curative che rispondono vittoriosamente alle narrazioni
deliranti. Leggiamo qualche passo dellarticolo che Pinel dedica alla malinconia nellEncyclopdie
mthodique:
 alle volte molto urgente distruggere certe idee chimeriche che dominano i malinconici al punto di
impedire loro, in certi casi, di soddisfare i bisogni pi pressanti. Un malinconico immaginava di essere
morto e di conseguenza non voleva pi mangiare. Tutti i mezzi usati per fargli accettare del cibo erano
falliti: rischiava di morire di fame, quando a un suo amico venne in mente di fingersi morto. Fu deposto
in una bara davanti al malinconico e dopo un po di tempo gli venne portato del cibo: il malinconico,
vedendo il falso morto mangiare, pens che poteva fare altrettanto e si accinse a imitarlo. Un altro si
ostinava a trattenere lorina per paura di inondare i vicini; gli si annunci che la citt dove abitava era
in preda a un incendio che stava per ridurla in cenere se non si fosse affrettato a orinare. Questo
stratagemma lo persuase. Un pittore malinconico pensava che le sue ossa fossero diventate molli come
la cera, e perci non osava fare neppure un passo. Fu chiamato Tulpius  124, che si mostr del tutto
persuaso della verit del suo infortunio; promise rimedi infallibili, ma gli proib di camminare per sei
giorni, trascorsi i quali avrebbe potuto di nuovo farlo. Il malinconico, pensando che questo fosse il
tempo necessario ai rimedi per agire, fortificarlo e indurirgli le ossa, obbed esattamente, dopodich
prese a passeggiare senza timore e senza difficolt. Un uomo che disperava della propria salute voleva
darsi la morte. Lusitanus ordin che un amico si presentasse al malinconico durante la notte sotto le
spoglie di un angelo, impugnando nella mano sinistra una torcia accesa e nella destra una spada. Il falso
angelo dischiuse le cortine del letto, svegli il malato e gli annunci che Dio gli aveva concesso la
remissione di tutti i peccati che aveva commesso. Lo stratagemma riusc, lanima timorata riacquist la
sua tranquillit e ben presto anche la salute fece ritorno. Spesse volte si sono guariti malinconici
convinti di avere serpenti o rane nello stomaco col seguente mezzo: il medico faceva le viste di credere
alla verit del fatto e ordinava un emetico; si introducevano poi di nascosto delle rane o dei serpenti
nella bacinella in cui vomitavano. Questo trucco  uno specifico contro labbaglio di immaginazione di
questi malati  125. 	Pinel stesso ha effettuato tentativi del genere, la cui riuscita fu dubbia. Un
malinconico si credeva colpevole: Pinel fa allestire un finto tribunale che lo proscioglie. Questo
stratagemma riusc,  disse Esquirol,  ma fu un successo di breve durata, per limprudenza di un
individuo indiscreto che rivel alluomo come fosse stato giocato  126. Il delirio di colpevolezza, anche
senza lintervento dellindiscreto avrebbe senza dubbio ripreso il sopravvento. Si sar notato in quante
occasioni la pratica dello stratagemma porti il medico a mettere in scena una vera e propria azione
teatrale. Per raggiungere il malato nel suo universo aberrante, per assestare il colpo decisivo che
causer lo scioglimento della fantasia delirante, il medico costruisce uno scenario e indossa un costume
che spera di far recepire dal malato quale esatta rappresentazione del tema delirante. Il mascheramento
qui non  un gioco. Il malato deve mantenere la convinzione di assistere a un avvenimento reale e
importante. Gli si risponde nel suo linguaggio, lo si affronta nel suo quadro di riferimenti: per riuscire,
lillusione dovrebbe essere totale. Sotto il pretesto di un contatto efficace con lalienato, il medico
aliena se stesso nella trasposizione teatrale. Johann Christian Reil, ragionando circa linfluenza degli
oggetti visibili sullanimo, raccomanda che li si utilizzi in maniera solenne e con un rituale imponente:
ogni manicomio dovrebbe disporre di un teatro ben funzionante, provvisto di tutti gli accessori
occorrenti, equipaggiato di maschere, di macchine e arredi scenici; i nostri psicodrammi non fanno di
meglio:
Il personale della casa di cura dovrebbe possedere un addestramento drammatico completo, in modo
da poter interpretare tutti i ruoli secondo i bisogni di ciascun malato, raggiungendo il pi alto livello di
illusione: dovr saper rappresentare un giudice, un boia, un medico, angeli che scendono dal cielo,
morti che fuoriescono dalla tomba. Un teatro di questo genere potrebbe rappresentare prigioni, fosse
dei leoni, patiboli e sale operatorie. Dei Don Chisciotte vi sarebbero consacrati cavalieri, partorienti
immaginarie vi sarebbero assistite, dei folli vi sarebbero trapanati, peccatori pentiti vi sarebbero
solennemente assolti dai loro crimini. In breve, il medico potrebbe, secondo i casi individuali, fare
luso pi vario di questo teatro e delle sue installazioni, potrebbe stimolare limmaginazione mirando
ogni volta a uno scopo preciso, potrebbe risvegliare la lucidit, suscitare passioni contrarie, la paura, lo
spavento, lo stupore, langoscia, la quiete dellanima, e contrastare lidea fissa della follia  127. 	Ma su
un palcoscenico cos ben allestito, come pu il malato ignorare che recita o che assiste a uno
spettacolo? Bisogna assolutamente che prenda lo spettacolo sul serio? Non glielo si pu offrire come
puro divertimento? Gi in passato ci sono stati medici che hanno visto il teatro non come un mezzo per
esteriorizzare lidea fissa e distruggerla nella sua proiezione concreta, ma semplicemente come un
espediente per dimenticarla. Tuttavia, si era anche spesso pensato che lo spettacolo dovesse, se
possibile, contenere allusioni alla situazione del malato in modo da catturarne linteresse. Cos in un
lavoro teatrale di John Ford, The Lovers Melancholy  128, il medico Corax tenta di guarire un principe
malinconico presentandogli un balletto nel quale sfilano e danzano diversi tipi di malinconici.
Allinizio dellOttocento si recita la commedia a Charenton. Liniziativa  stata presa da uno degli
ospiti della casa di cura: il marchese de Sade. Il direttore dellistituto, Simonet de Coulmier, 
favorevole a questa esperienza. Ma il medico capo, Royer-Collard,  decisamente contrario e cos
scrive, il 2 agosto 1808, al ministro di Polizia:
Si  avuta limprudenza di mettere in piedi un teatro in questo ospizio, col pretesto di far recitare gli
alienati, e senza riflettere ai funesti effetti che un apparato tanto tumultuoso doveva necessariamente
produrre sulla loro immaginazione. M. de Sade  il direttore di questo teatro.  lui che sceglie i testi,
distribuisce i ruoli e presiede alle prove.  il maestro di declamazione di attori e attrici e li forma alla
grande arte del palcoscenico. Il giorno delle rappresentazioni pubbliche, ha sempre un certo numero di
biglietti di ingresso a disposizione e, circondato dai suoi assistenti, fa in parte gli onori di casa.  anche
autore nelle grandi occasioni (...) Non penso sia necessario far notare a Vostra Eccellenza lo scandalo
di una simile esistenza n di illustrargli i pericoli di ogni specie che vi sono collegati. Se questi
particolari fossero noti al pubblico, quale idea si farebbe di un istituto in cui si tollerano cos bizzarri
abusi? Com poi possibile conciliare con essi la parte morale del trattamento dellalienazione? I
malati, che sono in contatto giornaliero con questuomo abominevole, non sono forse costantemente
esposti agli effetti della sua profonda corruzione? E la sola idea della sua presenza nellospizio non 
forse sufficiente a turbare limmaginazione anche di chi non lo vede?  129. 	Si faranno altri tentativi, con
altri registi e, questa volta, sotto sorveglianza medica. I malinconici si lasceranno distrarre? Metodo
ambiguo che comporta dei rischi: Esquirol noter che i malinconici interpretano spesso gli scoppi di
risa della commedia come una derisione nei loro confronti. Lungi dal divertirsi, si irritano e si
inquietano. Meglio evitare ai pazienti questa pena. Sopprimiamo tutto ci che pu avere addentellati
con lidea fissa. Non sforziamoci di rappresentarla, anche fosse per esorcizzarla. Il teatro, pensa
Leuret  130, deve essere il mezzo per attirare il malato in un mondo diverso dal suo.  inattivo: imparer
un ruolo, si animer sulla scena.  triste: lo si far recitare in commedia. Cos gli apatici saranno
costretti a un ritmo pi vivace, a mimare la gaiezza. La funzione che assume in Leuret lattivit teatrale
, essenzialmente, di modificare il tempo del malinconico, di imprimergli una benefica accelerazione.
La commedia dellinganno pietoso  nientaltro che una chimera. Ma  seducente, perch d la
speranza di farla finita in una sola volta con la convinzione delirante. Sembra che valga la pena di fare
le pi grandi spese per la messinscena, qualora ci sia la possibilit di causare il miracolo di una
guarigione subitanea. Per far uscire il malato dalla depressione, dove niente pare toccarlo, occorre una
brusca rivoluzione, un colpo di scena. Quasi sempre il medico, nonostante la sua buona volont, ha
faticato per nulla. Il complesso marchingegno cui ha dato avvio non dice nulla al malato, visto che di
regola  sufficientemente lucido per riconoscere il trucco e farsene beffe. LEnrico IV di Pirandello pu
servire qui da illustrazione.
Le astuzie terapeutiche che Pinel elenca non si assomigliano affatto tutte e non sempre mirano
alla liquidazione dellidea delirante. Fra i procedimenti evocati, ce n un certo numero il cui obiettivo
 piuttosto limitato, cio modificare il comportamento del malato su un punto particolare facendogli,
per esempio, accettare un po di cibo. In tal caso non solo non viene affrontata lidea fissa, ma viene
preservata e sfruttata allo scopo immediato di ristabilire le attivit vitali interrotte. Invece di sparire,
diventa il perno del trattamento morale.
Si noter inoltre come il medico, paradossalmente, rispettando lidea delirante del malato,
sembri aspettarsi una cooperazione logica che questultimo non  in grado di accordargli. Questi diversi
stratagemmi per essere efficaci richiedono che il paziente, consentendo a lasciarsi persuadere dalla
discussione, ammetta la validit del principio di contraddizione e vi si sottometta interamente. Ora 
accertato che i grandi malinconici, pur se possono seguire lo sviluppo del ragionamento consolatorio,
non se ne sentono interessati: la logica non raggiunge la zona in cui si radica lidea delirante. Lerrore 
qui di credere che lidea sia il centro o il nucleo fondamentale della malattia, mentre essa non  che la
verbalizzazione occasionale, lespressione contingente. Il disturbo si situa a un livello affettivo
preverbale, prelogico, inaccessibile a ogni approccio raziocinante. Pinel, da buon osservatore qual ,
non tarda a rendersene conto: Se si riesce a ricondurre alla ragione molti malinconici sragionando con
loro, spesso anche capita che, quando ci si mostra del loro avviso, si compiacciono della loro idea e vi
si appigliano ben pi ostinatamente  131. Per la medesima ragione, Griesinger sconsiglier formalmente
di entrare nelle idee del malato e di appropriarsi di quello che egli dice per farne un grimaldello
dialettico  132. Del resto Pinel sa molto bene che, per obbligare i malinconici ad alimentarsi, la sonda
gastrica (o la minaccia della sonda)  ben pi efficace degli stratagemmi: In un caso in cui tutti i
mezzi fin qui citati avevano fallito, feci acquistare una sonda elastica che venne introdotta in una
narice, e con il suo aiuto riuscimmo a far passare un po di sostanza liquida nello stomaco  133. Si noti
che la sonda elastica deve essere acquistata: non fa ancora parte dellequipaggiamento obbligatorio
dellospedale psichiatrico. Il ricorrervi deriva da uniniziativa eccezionale del protomedico. A partire
da met Ottocento, il suo uso si generalizzer: non ci si preoccuper pi tanto di persuadere i malati a
mangiare ricorrendo a complicati stratagemmi psicologici. La sonda, che per Pinel era lestrema
risorsa, diventer un metodo piuttosto ordinario.
Secondo i teorici del trattamento morale, il medico non  tenuto a limitarsi al ragionamento, n
a sollecitare unicamente le reazioni intellettuali del paziente: far meglio a suscitare di proposito
passioni o emozioni la cui azione possa contrastare nel modo pi energico la tristezza ostinata del
malinconico. Tutta la questione  sapere quali emozioni convenga provocare. Bisogna moltiplicare le
emozioni gradevoli,  bene sopire, cancellare dolcemente le convinzioni tristi? Si deve, al contrario,
scrollare il malinconico, braccarlo nel ritiro in cui si chiude, imporgli uno choc sgradevole che lo
risvegli dalla depressione? Limmaginazione terapeutica si crogiola qui nei corni estremi. O si
vezzegger il malato, lo si vizier come un bambino, lo si ammansir a forza di favori; o, invece, lo si
intimidir, lo si scuoter col terrore, lo si brutalizzer. Niente via di mezzo: se non si ricorre alle
emozioni estreme, non si smuover quellessere pesante e inerte che  il malinconico, non si
provocher in lui alcun cambiamento, rester prigioniero delle sue inibizioni e del suo tetro
monoideismo. La vitalit, leccitabilit, la sensibilit del malinconico sono deboli: ci vogliono
emozioni straordinarie per rianimarlo e rimetterlo in movimento.
 curioso leggere, in Reil o in Heinroth, lelenco dei mezzi psichici destinati a risvegliare la
sensibilit del malinconico e a farlo reagire agli eccitanti esterni. Reil, in particolare, in un linguaggio
influenzato dalla filosofia dellepoca, enumera con gravit i metodi grazie ai quali lo stato del corpo si
modifica in modo che la sua rappresentazione nellorgano dellanima, per mezzo del senso comune, la
impressioni in modo gradevole o sgradevole  134. Il piacere animale pu provenire da un sentimento
cenestesico di salute corporea, pu essere provocato dal vino, dal succo di papavero e dagli eccitanti
leggeri che causano una tensione transitoria delle forze  135. Reil vi include il calore del sole, le
frizioni e gli sfioramenti, il bagno tiepido, il solletico nei limiti in cui resta piacevole; ammette che la
manipolazione del magnetismo animale potrebbe essere efficace in virt della delicata eccitazione
della pelle e dellaccrescimento della vitalit  136. Reil sa molto bene che latto sessuale  il sentimento
corporeo pi violento e pi gradevole: ha letto il trattato di Chiarugi  137 che ne concede senza
esitazione luso ai malati mentali e che afferma sia un eccellente coadiuvante per la guarigione dalla
malinconia  138. Sarebbe opportuno, pensa Reil, ricorrere a ragazze pubbliche per la soddisfazione
degli uomini. La situazione delle donne malinconiche  pi scabrosa: possono rimanere incinte.
Comunque, la gravidanza non nuoce affatto al loro stato mentale. Anzi, al contrario: I due poli del
corpo, la testa e gli organi genitali, sono legati da una straordinaria reciprocit. Le eccitazioni di una di
queste estremit, tramite latto sessuale e la gravidanza, liberano dalla congestione lestremit
opposta...  139. Tutti questi sentimenti gradevoli possono, inoltre, essere considerevolmente
accresciuti, se si ha cura di far prima sperimentare certe sensazioni dolorose o sgradevoli: la fame, il
freddo, la sete. Gli eccitanti dolorifici preliminarmente somministrati hanno lenorme vantaggio di
rendere i pazienti pi docili e pi ragionevoli: costoro saranno tanto pi accessibili ai trattamenti
benevoli, che, al confronto, li riconcilieranno col mondo e con gli uomini, restituendo loro la
contentezza, la speranza, lamore e la riconoscenza. A questi mezzi che toccano linsieme del corpo,
bisogna, beninteso, aggiungere quelli che agiscono sugli organi di senso in particolare: il tatto, ludito,
la vista. Si pu far scorrere al cospetto dei pazienti una serie di oggetti, cosa che li obbligher a prestare
attenzione, come davanti alle immagini della lanterna magica. Ma ci si pu anche limitare a un solo
oggetto, la cui contemplazione ecciter una risposta pi attiva, nella quale il soggetto dar libero corso
allimmaginazione, al sentimento, al desiderio. Piacere o esercizio, si tratta pur sempre di una
costrizione alla vigilanza: bisogner distinguere tra profumi, palpeggiare oggetti inusuali nelloscurit,
ascoltare canti e concerti eseguiti su strumenti bizzarri. Conoscete la tastiera di gatti?
I gatti erano scelti in base alla scala musicale e messi in riga con le code girate allindietro. Dei
martelli muniti di chiodi aguzzi potevano abbattersi su di esse, e il gatto cos colpito emetteva la sua
nota. Quando si suonava una fuga su tale strumento, e soprattutto se il malato era posto in maniera da
non perdere nulla della fisionomia e delle smorfie di questi animali, la stessa moglie di Lot si sarebbe
sciolta dalla sua rigidezza e sarebbe tornata alla ragione. La voce dellasino  ancor pi sconvolgente
ed  un peccato che a questo suo modesto talento si accompagnino anche capricci da artista. Ma visto
che per la caccia si sono costruiti zufoli in grado di imitare il verso di tanti animali, perch non sarebbe
possibile inventare strumenti capaci di riprodurre queste bizzarre voces brutorum, strumenti che
troverebbero il loro posto nellequipaggiamento degli ospizi per alienati, a fianco dellorganetto di
Barberia, del quale si  recentemente raccomandato luso?  140. 	 assai evidente come Reil, qui,
non si accontenti di ricercare una distrazione banale. Si ingegna a rafforzare il piacere con la sorpresa:
ne scaturisce questo ricorso immaginoso al buffo e allo strampalato, destinato a cogliere il malato alla
sprovvista, aggirandone, per cos dire, tutte le difese.
Ma le emozioni gagliarde e sgradevoli non avranno un effetto pi potente? Non avranno
maggiori possibilit, grazie alla rivoluzione interiore che provocano, di sradicare lidea fissa? Nel
tumulto, una vitalit latente ha forse la possibilit di riemergere e di restituire al malato la piena
disponibilit delle sue forze. Pinel ne  persuaso:
Abbiamo spesso visto unemozione vivida e repentina produrre buoni effetti, e anche durevoli. Capita
soprattutto quando i malinconici si trovano in quello stato di apatia, dindifferenza senza desiderio n
astio, nel quale possono darsi la morte;  soprattutto allora, sostengo, che unaffezione viva come la
collera, per esempio, pu essere eccitata con successo. Quandanche non riesca a guarirli, la collera
produce in loro un cambiamento, per quanto effimero, vantaggioso: per cominciare, essa infonde pi
energia a certe funzioni del loro organismo ed essi ne provano un sollievo palese  141. 	Prova ne sia
quelluomo di lettere francese che, in occasione di un soggiorno a Londra, si accinge a gettarsi nel
Tamigi. Allimprovviso viene aggredito dai ladri: si indigna, fa enormi sforzi per strapparsi dalle loro
mani, non senza provare il pi vivo spavento e il pi gran turbamento. Il combattimento cessa,
immediatamente si produce una guarigione che sar durevole e completa  142. Altro esempio. Luomo di
cui parla Boerhaave che stava sempre seduto perch era convinto di avere cosce di vetro. Urtato da una
fantesca, esplose in una collera violenta, tanto che si alz in piedi e rincorse la donna per batterla.
Quando torn in s, fu sorpreso di potersi reggere in piedi e si ritrov guarito  143.
Fino a che punto spingersi nello sfruttamento delle emozioni forti? Pinel si indigna contro gli
autori che raccomandano il bagno di sorpresa, cio limmersione brusca e prolungata nellacqua fredda.
Tenendo il malato sottacqua fino al limite del soffocamento e della morte, Van Helmont pretendeva di
uccidere, cancellare o obliterare limmagine della follia  144, di eliminare quellessere parziale che si 
installato abusivamente nel corpo malato. Boerhaave, Cullen, Reil, Heinroth, ecc., continuano a
rimanere fedeli a questo procedimento. Per Reil,  bene che nelle vicinanze degli ospizi per alienati vi
siano fiumi e laghi, e in questi istituti bisogna avere docce e idranti, nonch piscine nelle quali si
possano immergere i malati e canotti provvisti di una botola che si apra sullacqua...  145. Pinel stesso
racconta una storia in cui il successo iniziale del metodo  compromesso dalla diffidenza e dal
risentimento della malata:
Una signora da molto tempo era afflitta da una malinconia che non aveva receduto di fronte a nessuno
dei rimedi che le avevano prescritto svariati medici. Venne persuasa a recarsi in campagna in una casa
accanto a un canale; qui fu gettata in acqua senza che se lo aspettasse. Dei pescatori, allertati, erano
pronti a recuperarla. Lo spavento le restitu la ragione che conserv per sette anni. Si volle di nuovo
tentare di gettarla in un canale; ma lei diffida di coloro che lavvicinano e si allontana precipitosamente
quando si accorge che c acqua nei luoghi dove passeggia  146. 	Ecco dunque unidrofobia
provocata dal mezzo che passava per un eccellente rimedio contro la malinconia. La vivace requisitoria
di Pinel rivela che il metodo era ancora largamente seguito:
Ma si possono celare gli innumerevoli inconvenienti connessi a questa pratica? Ci si d la pena di
calcolare gli effetti combinati che possono essere prodotti su un carattere fortemente irascibile da
unacuta impressione di freddo su tutto il corpo, dai mezzi violenti impiegati per operare questa
immersione, dalla deglutizione forzata di una certa quantit di liquido, dalla paura di un soffocamento
imminente dal quale lalienato non pu difendersi, dai suoi sforzi violenti e tumultuosi per sfuggire a
un pericolo pressante, da una collera concentrata contro gli inservienti che eseguono misure tanto
oppressive? E quanti altri abusi inevitabili, destinati a portare al colmo lesasperazione dellalienato: la
derisione e la rozza brutalit delle persone di servizio che si sollazzano alle spalle della sua penosa
situazione, il disprezzo e le frasi insultanti che oppongono alle sue grida e ai suoi amari lamenti!
Insomma, un rimedio che bisognerebbe somministrare solo con un sentimento doloroso, convertito in
una sorta di divertimento grossolano e barbaro!  147. 	Il malinconico, la cui aggressivit  diretta contro
se stesso, trova forse allora loccasione di stabilire col mondo un rapporto di resistenza e
combattimento: una sorta di sconvolgimento brutale, combinato agli effetti dellanossia, lo strappa
allinerzia. Lindignazione agisce come un eccitante: se il metodo ha avuto qualche passeggero
successo, lo si deve a questa scarica di aggressivit. Ma, denunciando la brutalit delle persone di
servizio, Pinel mette perfettamente in evidenza il sadismo presente nella condotta del terapeuta sotto il
velo di voler risvegliare la ricettivit del malato o di renderlo docile. In simili manovre sadiche di rado
manca lelemento punitivo e moralizzatore.  assai eloquente latteggiamento di Esquirol che di solito
condivide le vedute umanitarie del suo maestro contro luso dellimmersione in acqua fredda, ma che
ammette casi in cui bisogna ricorrervi. In quali? La risposta certo non ci sorprender: quando la
malinconia  provocata dallonanismo  148. Quando la depressione pu essere attribuita ad abitudini
degradanti o a una vita sregolata, si trovano ragioni perentorie per tornare a essere torturatori. Se si
consulta Reil, non ci si sentir sprovvisti di armi: le sue risorse prevedono tutti i mezzi classici,
starnutator, setoni, ignipunture, vescicanti, inoculazione di scabbia; esita davanti a procedimenti come
i ferri arroventati o la cera bollente: Basta minacciare il paziente o fargliene provare un piccolo
assaggio  149. Ma non vede obiezioni a fustigare il malato con lortica: ci provoca un prurito
doloroso che obbliga il pi insensibile a mettersi in movimento  150; agli alienati il cui comportamento
lo meriti, si riserveranno le verghe e forme inoffensive di tortura  151. Quanto al solletico violento,
rientra nellesperienza personale di Reil, che lo raccomanda:
Grattando la pianta dei piedi, somministrando sostanze starnutatorie, costringendo il paziente sotto un
grosso getto dacqua, mi ci sono voluti solo pochi giorni per portare un alienato, muto da tempo, a
muoversi e a rispondere alle domande. Provocano ugualmente una sensazione cutanea sgradevole
cimici, formiche e processionarie. Un mastello pieno di anguille vive, nel quale venne posto il malato,
senza che sapesse cosa vi fosse, gi di per s dovette fare unimpressione piuttosto forte, tanto pi se si
pensa alle fantasie di unimmaginazione tormentata  152. 	Il nocciolo della faccenda, affermer
Heinroth, , di fronte alla tendenza del malato a inabissarsi in se stesso, di mantenerne o risvegliarne
la ricettivit, costi quel che costi. Perch se la potenza della gravit ha il sopravvento su di lui, ogni
speranza per lavvenire  perduta  153. Maximilian Jacobi, verso il 1850, applica sul cocuzzolo della
testa, preventivamente rasato, una lozione alla senape il cui effetto pu giungere fino alla necrosi
dellosso.
Costi quel che costi... La scuola francese si limiter alla doccia. Non  un metodo indolore. Per
farsi unidea dellimpressione sgradevole che provoca, basta rileggere ci che ci dice Pinel delle
esperienze praticate da Esquirol su se stesso:
Il serbatoio del liquido si trovava dieci piedi al di sopra della testa; lacqua era di dieci gradi inferiore
alla temperatura atmosferica; il getto aveva quattro linee di diametro e cadeva direttamente sulla testa;
gli sembrava che a ogni istante una colonna di ghiaccio gli si spezzasse sopra: il dolore era molto acuto
quando la caduta dellacqua avveniva sulla sutura fronto-parietale; era pi sopportabile quando era
diretta su quella occipitale. La testa rimase come intorpidita per pi di unora dopo la doccia  154. 	La
doccia sar una delle grandi armi del trattamento morale della malinconia, secondo la concezione di
Leuret: la doccia, o anche la minaccia della doccia, perch chiunque ne fa una volta lesperienza
preferisce non ripeterla. Ecco, in dettaglio, la storia di Pompe M.:
Lindomani, mi occupai del trattamento di M...; lo feci portare al bagno e, a causa della sua malattia,
della sua disperazione, della sua debolezza, gli praticai la doccia. Sent male e chiese grazia.   un
rimedio molto efficace anche se un po duro, gli dissi; continueremo tutti i giorni finch non ne avrete
pi bisogno.  Ma non ne ho pi bisogno.  Di gi? E la vostra debolezza che vi impedisce di lavorare?
 Non  pi cos grande, e credo proprio che adesso potrei lavorare.  Io non lo credo; e poi siete cos
triste!  Non lo sar pi.  Ma adesso lo siete. Il malato fece uno sforzo per sorridere e dimostrarmi, in
tal modo, che non era triste. Lo tormentai con domande che miravano a fargli capire che non pensavo
affatto che stesse cos bene come lui pretendeva; e lui, per quanto poteva, mi diede delle risposte
positive per convincermi del felice cambiamento che sentiva. Lo feci uscire dal bagno, promettendogli
che ve lo avrei ricondotto, se solo mi fossi accorto, dallaria mesta, dalle sue parole o dalla sua inerzia,
che ne aveva ancora bisogno. Ne ebbe bisogno solo pi due o tre volte. Se lo vedevo un po abbattuto,
lo avvicinavo facendo le viste di compiangerlo, chiedendogli dove soffrisse, rammentandogli le sue
sventure e limmutabilit della sua attuale condizione e, se cadeva in questa trappola, era subito inviato
al bagno. Occorsero pochissime lezioni del genere per modificare i suoi discorsi e le sue azioni; con me
assumeva unaria allegra e socievole; ordinavo, davanti a lui, che mi si facesse un resoconto esatto di
come passava il tempo, cosa che lo obbligava a tenersi in guardia dai sorveglianti e a essere con loro
allegro e socievole come lo era con me. Visto che era allegro, poteva rallegrare gli altri. Gli affidai dei
malinconici da portare a passeggio e da distrarre; assolse questo compito senza troppa goffaggine.
Lavor; il lavoro dei campi, introdotto con tanto successo da Monsieur Ferrus nellospizio di Bictre, si
dimostr per lui benefico, come lo  per la maggior parte degli alienati che lo accettano o che sono
costretti a dedicarvisi; e M..., considerato guarito, pur se ancora monotno, fu restituito alla libert  155.
Come si vede, la doccia costituisce una terapia durto, che viene applicata nella fase iniziale. 
il mezzo tramite cui si affronta latteggiamento patologico. La terapia del lavoro interviene in un
secondo tempo, quando si ricostruisce la personalit. Leuret  convinto di potere non soltanto abolire
lespressione manifesta di uno stato depressivo, ma anche di essere in grado di scongiurarlo in se stesso
impedendogli di esteriorizzarsi. Il malato che si rassegna a una doccia non si rassegna a subirne due; e
se lo avvertite in anticipo di ci che lo aspetta, se sa, per esperienza o in qualche altro modo, che
manterrete la parola, sar sovente domato senza ricevere una goccia dacqua  156. Il terrore impone una
gaiezza simulata, ma che finisce col diventare autentica.
Sottolineiamo a questo punto un fatto che non  privo di interesse: la doccia e gli altri mezzi
fisici utilizzati per il loro valore morale sono, perlopi, antichi procedimenti o antichi rimedi la cui
introduzione era stata giustificata dalla teoria della revulsione degli umori. I terapeuti di inizio
Ottocento attribuiscono allirritazione nervosa e allemozione gli effetti principali delle cure
originariamente destinate a cacciare o a far deviare latrabile. Gli urticanti, i vescicanti, linoculazione
o il richiamo delle malattie cutanee avevano dapprima lo scopo di provocare leliminazione dellumore
patologico: sono adesso i mezzi per risvegliare uneccitabilit indebolita, per stimolare la ricettivit dei
malati, o semplicemente per domare i pi recalcitranti. I rimedi emetizzanti, che erano specificamente
destinati a produrre unevacuazione di bile nera, assolvono una funzione completamente diversa in
Esquirol:
Si somministra il tartrato antimonico di potassio, a piccole dosi ravvicinate, sia per spostare
lirritazione sia per agire sullimmaginazione dei malati che si credono in salute: i dolori gastrici o
intestinali che essi provano attirano la loro attenzione, li persuadono di essere malati e li spingono a
prendere le misure opportune  157. 	Nella cura del disgusto raccomandata da Heinroth, e per la quale
egli ricorre anche al tartaro antimonico, le materie eliminate con il vomito giocano un ruolo
decisamente secondario. Limportante  il disgusto che distoglie il paziente dai pensieri abituali e ne
fissa lattenzione su un fenomeno somatico reale e nauseabondo. Proprio per il fatto di essere
sgradevoli, i vecchi revulsivi umorali diventano mezzi di revulsione morale: spostano lirritazione,
impongono una diversione. Lidea di spostamento resta identica, ma non la rappresentazione che ci
si fa della cosa spostata. Si devia il pensiero del malato e non pi i suoi umori.
Certi medici (e lo stesso Esquirol) cercano di non rompere completamente con la nozione di
revulsione umorale o con la nozione sistematica dello spasmo, ovvero dello status strictus  158.
Compiono anche uno sforzo concettuale per trovare le definizioni che possano designare altrettanto
bene sia i fenomeni somatici sia i fatti psichici. Cos, per spiegare i buoni effetti dellidroterapia nelle
depressioni, Brierre de Boismont li collega a un principio di Trousseau: Data una lesione, produrre
artificialmente, in un altro luogo, una lesione pi energica e meno pericolosa, allo scopo di attenuare la
prima  159. Ed Esquirol: Le affusioni di acqua fredda, provocando allesterno una reazione nervosa,
fanno cessare lo spasmo interno, e provocano una soluzione felice della malattia  160. Che dire?
Facendo fronte alla lesione secondaria, provocata artificialmente, lorganismo disimpegna una parte
delle forze che impiegava a percepire e a combattere la lesione primitiva. Tutto avviene dunque come
se la malattia non fosse costituita dallintensit della lesione, ma dalleccessiva attenzione che le presta
lorganismo, da un sovrappi di energie difensive. Anzich indebolire la lotta contro la psicosi, la
revulsione d sollievo al malato permettendogli di impegnarsi in una lotta inattesa e distraente. Il
revulsivo, qualunque sia, offre appoggio per un meccanismo di conversione. Che si interpreti simile
conversione in termini sostanziali (gli umori), meccanici (lo spasmo), psicologici (lemozione,
lirritazione) o intenzionali (lattenzione verso...), si tratta pur sempre di uno stesso schema dinamico.
Del resto, in piena epoca umorale, i medici e i loro pazienti sapevano gi benissimo come
nellefficacia delle droghe intervenisse una componente immaginaria. Perch esse abbiano pieno
successo, bisogna che sommuovano sgradevolmente. Montaigne scrive: Le droghe non hanno alcun
effetto su colui che le prende con desiderio e piacere  161. Cos, indipendentemente da ogni azione
sugli umori, le essenze isteriche agiscono mediante odori fetidi, erbe nauseabonde, grazie a cui le
coscienze perse o confuse riprendono possesso di s. Il fetore  una punizione, un richiamo
allordine.
...
.
...
4.4. Il piroettamento.
...
.
...
Nella seconda met del 18esimo secolo, nel momento in cui si passa da
uninterpretazione umorale a una concezione nervosa della malinconia, sono stati proposti strani
metodi terapeutici, la cui attrattiva risiedeva nel fatto di pretendersi efficaci grazie a una molteplicit di
azioni: effetto evacuante, effetto morale, effetto di intimidazione, effetto soporifero e sedativo, effetto
meccanico sulla massa sanguigna. Ci si ingegna ad agire su tutti i piani, a guadagnare su tutti i tavoli.
Quale principio utilizzare per tutto ci? Uno dei pi semplici della fisica, la forza centrifuga.
Maupertuis, verso la met del Settecento, si era gi azzardato a ricorrere al piroettamento per
respingere verso le gambe leccesso di sangue che ingolfa il cervello e lo minaccia di congestione o di
apoplessia. (Voltaire, beninteso, non perde loccasione di ironizzare contro questa singolare
terapia  162.) La stessa idea ricomparir nel 1765, sotto la penna di un danese, il dottor Kratzenstein  163.
Lautore, che non riferisce di nessuna esperienza terapeutica, afferma semplicemente di essere guarito
a Pietroburgo da una tenace emicrania in virt di una macchina rotatoria, che  un divertimento molto
amato dal popolo russo, simile alle giostre che si vedono nelle nostre fiere. Erasmus Darwin, il nonno
del naturalista, escogiter a sua volta una macchina rotatoria che applicher al trattamento degli
alienati. Leggiamo la descrizione che ce ne offre Cox:
Si fissa un cilindro perpendicolarmente al pavimento e al soffitto per mezzo di una incastellatura al cui
interno lo si fa ruotare su se stesso grazie a un braccio orizzontale pi o meno elevato. Si assicura il
malato a una sedia fissata a sua volta alla colonna, oppure a un letto sospeso al suo braccio orizzontale.
Si mette poi in movimento la macchina pi o meno rapidamente, con laiuto di un domestico, o per
semplice impulso, o grazie a un rotismo poco complicato che  facile immaginare e che ha il vantaggio
di imprimere alla macchina la velocit voluta. Questo movimento, sulle persone in buona salute,
provoca quasi sempre pallore, debolezza, vertigini, nausee e talora unabbondante evacuazione di urina
(...) Si conoscono, daltronde, i buoni effetti dei vomitivi sulla maggior parte degli alienati; ma non 
sempre facile farli assumere dai malati n stabilirne la dose necessaria, n moderarne leffetto. Il
movimento rotatorio, al contrario, riunisce tutti questi vantaggi; lo si pu ritardare o accelerare a
piacimento, prolungarlo o sospenderlo, in modo da produrre solo una semplice vertigine, o leggere
nausee o un vomito completo  164. 	La poltrona rotatoria  dunque un emetico attenuato. Fa vomitare
i pi recalcitranti e i suoi effetti possono essere scientificamente dosati. Il medico si convince cos di
agire in maniera precisa, matematica, controllata: gli sembra di sfuggire ai rischi inseparabili dalla
somministrazione dellelleboro o del tartaro antimonico. Mediante la macchina rotatoria si influisce sul
sistema nervoso, che modifica a sua volta la circolazione, lattivit cardiaca, la motilit dello stomaco.
Leffetto  veramente universale, e non si ferma al solo fisico:
Inoltre, agisce sullanima altrettanto bene che sul corpo; ispira un timore salutare, e di solito, se il
malato ha provato una o due volte le sensazioni dolorose che la macchina rotatoria procura, 
sufficiente la minaccia di ricorrervi per ottenere da lui che assuma, o faccia, tutto ci che si vuole. E nel
caso in cui si presuma che lo sconvolgimento prodotto da una grande paura possa contribuire alla
guarigione, quella ispirata dalla nostra formidabile macchina potrebbe essere di molto incrementata dal
concorso delloscurit o dei rumori inusitati che si faranno ascoltare al malato durante il piroettamento,
dagli odori che gli si faranno respirare o da qualsiasi altro agente adatto a esercitare in concomitanza
una viva impressione sui suoi sensi. Ma rimedi cos eroici richiederebbero molte precauzioni, molta
abilit e molto giudizio, e sarebbe imprudente farvi ricorso senza la presenza del medico. Tuttavia la
debolezza prodotta dal piroettamento non  mai da temere. Qualche volta ho visto personalmente il
paziente quasi del tutto paralizzato dallazione prolungata di questo rimedio. Cerano volute la forza e
labilit di parecchi uomini per piazzarlo sulla macchina. Bastava uno solo a toglierlo e a portarlo a
letto. Un sonno profondo faceva seguito a questa prostrazione e, al suo risveglio, il malato si ritrovava
guarito senza il soccorso di alcun rimedio. In una parola, ho spesso visto il movimento rotatorio avere
sugli alienati i pi felici effetti, mai un inconveniente duraturo. I sintomi che produce hanno una
straordinaria analogia con quelli del mal di mare, che non ha mai conseguenze incresciose, per quanto
sia violento e prolungato nel tempo. Anzi pi di una volta letisia e altre malattie si sono viste guarire in
virt di lunghi viaggi per mare. 	La macchina rotatoria avr il suo momento di gloria in tutti gli
ospedali europei. Heinroth, che nei casi leggeri di malinconia si accontenta di raccomandare distrazioni
e viaggi, vuole che si ricorra alla Drehmaschine quando il malato sprofonda in se stesso, lasciandosi
vincere dalla potenza della gravit  165 e diventando difficilmente accessibile. La macchina rotatoria
assume il ruolo di eccitante, e Heinroth le chiede di restaurare una ricettivit venuta meno. Anche gli
psichiatri francesi, cos attenti ad agire solo con mezzi umani, si lasceranno sedurre e faranno piroettare
i loro malati secondo il metodo darwiniano. Ma Esquirol non ne sar molto entusiasta: Provoca
lepistassi, fa temere lapoplessia, getta in uno stato di estrema prostrazione, induce la sincope ed
espone ad altri accidenti pi o meno allarmanti, e tutto questo lha fatta rigettare  166. Ma c,
nondimeno, pi di unanalogia fra la vertigine provocata dal piroettamento e la vertigine voltaica di cui
Babi?ski  167, pi di cento anni dopo, descriver leffetto salutare per la malinconia.
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4.5. Il viaggio.
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Se si ha la fortuna di poter curare una malinconia al suo esordio, il rimedio specifico 
viaggiare. Questo  il consiglio di Heinroth  168. Non  il primo n il solo ad averlo formulato. Celso,
labbiamo visto, aveva gi fatto unanaloga raccomandazione. Eppure luomo errante, il pellegrino, il
viaggiatore, secondo le credenze e le immagini medievali sono proprio quelli nei quali prevale laspetto
nefasto del temperamento malinconico e sui quali pesa linfluenza sinistra di Saturno. Viaggiare, errare,
 il male di Bellerofonte:  un sintomo dellacedia: non ne  affatto il rimedio. Allepoca della grande
moda elisabettiana della malinconia  169, una delle figure pi tipiche dellindividuo atrabiliare appare
sotto forma del malcontent traveller: percorre lEuropa, smarrisce se stesso in Italia, e ne riporta un
umor nero, un esecrabile ateismo, una misantropia a tutta prova. (Il Jaques di As You Like It , in
proposito, un esemplare molto eloquente  170.) La malinconia ci guadagna a percorrere il mondo. Si
vedano i sonetti romani di Du Bellay  171 nonch tutta la letteratura sulla nostalgia  172, che si svilupper
a partire dal XVII secolo. La nostalgia, variet particolare di malinconia, guarisce nel modo pi
semplice possibile col ritorno al paese natale.
Ma luomo delle grandi citt, particolarmente in Inghilterra, tende ad attribuire sempre pi la
propria depressione, le sue idee tetre, le sue angosce allinfluenza congiunta del clima insulare, delle
veglie, delle attivit e dei piaceri della grande citt. Sogna allora di liberarsi dalla malinconia evadendo
dalla cerchia grigia della citt fangosa e annerita dal fumo: immagina lo scampo nella conversione alla
vita bucolica o silvestre. Un semplice viaggio in campagna, una partita di caccia, esercizi ginnici, lo
svago della pesca (si vedano Robert Burton o il Compleat Angler di Izaak Walton) rappresentano gi
cambiamenti molto salutari. Permettono di strapparsi per un po ai fetori della citt, alle bevande forti,
alle compagnie dissolute, alle tentazioni della ghiottoneria. In unopera curiosa intitolata The English
Malady  173, il dottor George Cheyne racconta la storia del proprio spleen. Accusa la vita empia nella
quale, con amici ambigui, si  lasciato trascinare: taverne, liquori, innumerevoli peccati, tutto ci ha
fatto di lui un uomo eccessivamente grasso  174 e profondamente malinconico. La campagna, il
regime latteo, lastensione dai liquori forti (basta la birra!), le numerose purghe, la lettura assidua dei
libri sacri hanno prodotto in lui un notevole miglioramento. Ormai predica perch gli altri seguano il
suo esempio e imitino il suo genere di vita. Non sono mancati gli splenetici ad ascoltarlo: quasi tutti
si credono o si vogliono malinconici. Il pubblico, tuttavia, prester pi volentieri orecchio ai consigli
che un poeta, Matthew Green, gli dispensa in uno spirito meno puritano; The Spleen formula le ricette
dellarte di vivere: variate i piaceri, divertitevi con moderazione, gustate, alternandole, le distrazioni
della citt e le gioie della campagna  175. Ma un viaggio in campagna, unescursione a cavallo sono
modesti mezzi adatti a modesti malesseri. Quando si ha molto spleen e molto denaro, si impone un
viaggio pi lungo. Si sa,  dir Pinel,  che i viaggi sono i mezzi che meglio servono agli inglesi per
dissipare la loro cupa malinconia  176. Il Grand Tour che i giovani inglesi facoltosi intraprendono nel
XVIII secolo e che li conduce verso i paesaggi solari dellItalia non  un semplice viaggio di piacere: si
tratta certamente di conoscere il mondo, ma curando e acquietando, nel frattempo, una malinconia
generata dagli studi sedentari, dal clima freddo, dal temperamento. Viaggiare sar dunque abbinare i
benefici delleducazione pratica e i benefici del trattamento specifico. La lista dei giovani e meno
giovani splenetic travellers che percorrono le strade dEuropa  senza fine: Horace Walpole, Smollett,
Boswell, Beckford, Goldsmith, Sterne... Sono tutti degli autentici depressi? Lo spleen  una nevrosi e
una posa sociale:  un prodotto culturale. Ma perch non includere, nellelenco delle depressioni
reattive, quelle ispirate dalla cultura, dalla moda, dalla letteratura? Facciamo notare che questi
itineranti trasmettevano il loro male agli autoctoni, offrendo un modello facilmente imitabile.
Jean-Jacques Rousseau, a ventanni, colpito da una nera malinconia e convinto di avere un polipo al
cuore, lascia Mme de Warens e si reca a Montpellier, presentandosi ai suoi compagni di viaggio come
un inglese di nome Dudding. Perch questo camuffamento e questo pseudonimo? Rousseau, che aveva
appena letto i romanzi dellabate Prvost, sapeva che il vero malinconico  necessariamente un inglese.
Il nome preso a prestito lo aiutava a costruirsi la personalit e la malattia di prestigio che auspicava di
avere. (Baster unavventura amorosa con una donna matura e abbastanza esperta, Mme de Larnage,
per dissipare ogni sintomo del male: rimedio che conosciamo  177.)
Calmeil, allievo di Esquirol, formula nel 1870 consigli che evocano una struttura sociale ben
diversa dalla nostra: esiste una classe di nobili o di ricchi malinconici, ai quali ci si sforza di evitare
linfamia dellinternamento e che si mandano allestero auspicando un loro cambiamento di idee.
Seguito da uno stuolo di domestici e talvolta accompagnato da un medico, il malinconico  condotto
con grande sperpero di denaro sulle tracce del mondo classico greco-romano. Il museo soppianta
lospizio:
I viaggi possono essere consigliati ai malinconici mansueti che dispongono di beni di fortuna,
soprattutto se posseggono un certo grado di istruzione, il gusto dello studio, delle arti o delle lettere. I
viaggi hanno il vantaggio di stimolare la curiosit o la meraviglia dei malinconici, di far passare
rapidamente sotto i loro occhi una grande variet di oggetti, di sedurre la loro immaginazione con lo
splendore dei siti, di sorprenderla con la bellezza della natura o con leccellenza dei monumenti o dei
capolavori che fino a quel momento conoscevano solo di nome. I viaggi si compiono di solito sotto la
guida di giovani uomini colti e preparati. Costoro, in una contrada di montagna, possono convogliare
linteresse di quelli che sperano di guarire verso lo studio della botanica, degli insetti o della geologia.
In un paese come lItalia, come la Grecia, riesumeranno ricordi classici. A Napoli, a Roma, a Firenze
indirizzeranno lo sguardo dei loro malati sulla perfezione della statuaria antica, sulle vestigia dei
monumenti, sui capolavori dei pi grandi pittori. Ad Atene, li condurranno ad ammirare le rovine del
Partenone: prima o poi si accorgeranno che i loro malinconici si sono riappaesati con la speranza e con
le cose della vita  178. 	Davanti a tante ricchezze, il malato come potrebbe continuare a sentirsi
impoverito? Si suppone, evidentemente, che il malato possa cogliere e ricevere tutto quanto gli si vuole
offrire: ma pu farlo? Lo si ricolma generosamente di paesaggi e opere darte: vi reagir? Davvero un
bellottimismo culturale quello che traspare dalle righe di Calmeil! Per lui, la patria dellarte classica 
del tutto naturalmente la patria della speranza e della vita. Avrebbe potuto temere il contrario, se si
fosse rifatto a tanti testi romantici nei quali lo spettacolo delle rovine classiche suscita, anzich aiutare
a combatterli, un sentimento malinconico e la coscienza della vanit dellesistenza.
Dopo essersi aspettati troppo, si finisce col constatare che il metodo sovente va incontro
allinsuccesso. Le sette meraviglie del mondo lasciano indifferente lautentico depresso. Morel, che
accompagnava una malata in Italia, lha vista rimanere inerte davanti alle pitture, alle vedute, alle
musiche e agli edifici pi straordinari. Il miglioramento si produsse solo quando la donna si trov
davanti a uno spettacolo patetico. Il medico le fece visitare un orfanotrofio e la visione di quella
condizione di miseria ne risveglia la sensibilit morale:
Fui molto meravigliato nel vedere come la malata, che nei musei pubblici si muoveva con la testa
bassa emettendo sordi gemiti, lasciasse scorrere sguardi pieni di benigna tenerezza sui tanti bambini
che ci circondavano. Mentre pensava di non essere vista, si azzard anche ad accarezzare furtivamente
quei poveri orfanelli  179. 	Inaccessibile agli splendori, la malata reagisce meglio a un trattamento
morale in cui era invitata a donare il proprio affetto. Avrebbe potuto trovare degli orfani senza lasciare
Parigi.
Gli autori della fine del XIX secolo sosterranno tutti, in linea di massima, che i viaggi non
potranno mai essere in grado di guarire un malinconico: si riveleranno semmai utili durante la
convalescenza, come premessa alla ripresa della vita attiva. Nella fase acuta della malattia, i felici
effetti che si potrebbero attribuire a essi sono in realt dovuti allisolamento, alla separazione
dallambiente famigliare, allallontanamento dagli assilli quotidiani. Questi medici, cui stanno pi a
cuore le sistemazioni meno dispendiose di cui potr beneficiare la maggioranza dei malati,
raccomanderanno di ricorrere allinternamento e alla stretta sorveglianza (a causa del pericolo di
suicidio), ma anche a passeggiate attorno al manicomio, al lavoro manuale, alleliminazione delle cause
che potrebbero accrescere lirritabilit delle funzioni nervose (B.-A. Morel). I benefici dei viaggi
possono dunque essere ottenuti pi a buon mercato: forse limpegno fisico sul posto, la ginnastica
valgono le pi lontane passeggiate... Ai nostri occhi, il viaggio sotto sorveglianza, in certi casi come le
depressioni schizofreniche moderate, pu offrire il duplice vantaggio di separare il malato
dallambiente abituale ed evitargli il trauma dellinternamento. Il lungo viaggio, in definitiva,  una
maniera lussuosa di soddisfare lesigenza formulata nel 1880 da Ball: Isolare il malato, toglierlo dal
suo ambiente, sottrarlo ai fastidi famigliari, alle preoccupazioni degli affari, alle eccitazioni sempre
rinascenti che lo tengono in uno stato di iperestesia morale  180. Ai poveri non si pu offrire altro che il
ricovero; ai pi fortunati, Firenze, Roma, Napoli, Atene.
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4.6. Lo stabilimento termale.
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Ma, tra la crociera classica e linternamento c una via di mezzo, un termine medio che godr per lappunto del favore della media borghesia: la cura dacque, lo
stabilimento termale. Nel Medioevo, nel Rinascimento,  il calore delle sorgenti naturali o la loro
eccezionale freschezza a interessare soprattutto i medici; vi vedono un mezzo per rimediare
allintemperie del corpo: una sorgente fredda sar adatta allintemperie calda, e viceversa. Se si
preferisce ricorrere alla terminologia dei metodici  181, si distingueranno le acque che astringono le
fibre e quelle che le rilassano. Si faranno osservazioni sulle virt curative del ferro, dello zolfo,
dellalunite che vi si scoprono. E una sorgente calda suscita tanta meraviglia che le si attribuiscono
mille virt curative:  una panacea. Mercurialis  182 invia a Lucca i malinconici; lo stesso Montaigne vi
si reca per curare la renella  183. Sydenham, labbiamo visto, ricorre volentieri al trattamento marziale e
manda i suoi ipocondriaci alle acque ferruginose. Si incontra, in Boerhaave  184, la storia di uno studioso
affetto da malinconia che lillustre medico invita a leggere unopera sulle acque di Spa. Il paziente, che
dapprima non accettava di riconoscere il proprio cattivo stato di salute (anosognosia che Boerhaave
dice di aver constatato in molti malinconici), si lascia vincere dalla descrizione degli effetti benefici
della cura e finisce col recarsi a Spa, convinto di doverne trarre profitto: e torna guarito. Per tutto il
Settecento, Spa  185 sar una delle metropoli europee dello spleen e della malinconia: un luogo dove si
conduce una vita allegra, col pretesto di una terapia tonificante. Avventurieri, giocatori, impostori vi si
danno convegno, come in tutte le citt termali. Contrariamente alle tendenze moraleggianti del XIX
secolo, gli uomini del Settecento considerano la dissipazione come un buon rimedio contro il tedio e
contro quella variet di malinconia che Boissier de Sauvages ha battezzato come malinconia
inglese  186, fatta di un disgusto irragionevole per la vita e di uninclinazione quasi irresistibile al
suicidio. Non si legge senza divertimento lelogio che Pinel tesse delle cure termali, non tanto per il
valore delle acque quanto per i benefici della distrazione. Non stupisce che citi in proposito il dottor
Bordeu, che fu amico di Diderot e medico dellalta societ al tempo di Luigi XV:
La cura, in loco, delle acque minerali, dice Bordeu,  incontestabilmente, fra tutti i soccorsi prestati
dalla medicina, quello meglio in grado di operare, sia sul piano fisico che su quello morale, tutti i
rivolgimenti possibili e necessari nelle malattie croniche. Vi concorre ogni cosa: il viaggio, la speranza
di guarire, la diversit dei cibi, soprattutto laria che si respira e che avvolge e impregna i corpi, lo
stupore suscitato dal posto, il distacco dalle sensazioni abituali, le nuove conoscenze che si fanno, le
passioncelle che nascono in tali occasioni, la discreta libert di cui si gode: tutto ci cambia, scuote,
pone fine al trantran di malessere e malattia cui sono soggetti gli abitanti delle citt  187. 	Verso la
met del XIX secolo, si assiste a una moltiplicazione degli stabilimenti idroterapici, che occupano
uno spazio intermedio fra lalbergo (o la pensione per famiglie) e la casa di salute. Magari la tavola
era piuttosto modesta, visto che la dieta lattea doveva esercitare i suoi benefici, rafforzando leffetto dei
bagni e delle docce. Il malinconico, in questi stabilimenti, evitava il disonore dellinternamento, in
unepoca in cui il pubblico borghese considerava la malattia mentale come particolarmente infamante
(non sarebbe, infatti, un sintomo di degenerescenza?) In compenso, nulla proteggeva il malato contro
il raptus suicida. A fine secolo, la medicina manicomiale riprender teoricamente possesso dei veri
depressi. Gli stabilimenti idroterapici si accontenteranno di una clientela, peraltro abbondante, di
nevrastenici. Fra questi, quanti malinconici misconosciuti? Di tanto in tanto, lo scandalo di un
suicidio imprevisto affiora per rammentare la maggior convenienza degli istituti chiusi.
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7. La musica.
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Gli apostoli del trattamento morale della malinconia attribuiscono una grande
importanza alla musica, bench si rivelino spesso piuttosto imbarazzati quando si tratta di precisare
come debba venire applicata e come esattamente agisca. Ma tutti, senza eccezione, fanno appello al
passato leggendario di tale forma di terapia. Non si pu forse dire che il ricorso alla musica
accompagna lintera storia culturale della malinconia? Ovviamente, ogni epoca si fa unidea diversa
dellinfluenza che suoni e ritmi esercitano sulla psiche. Se  vero che il ricorso alla musica 
praticamente costante, la giustificazione del suo impiego poggia su argomenti che mutano nel corso del
tempo. Pi ancora delle altre terapie, la musica offre lesempio di un mezzo che resta identico, ma la
cui interpretazione si modifica sulla base delle diverse teorie scientifiche o delle diverse credenze cui si
faccia riferimento.
Quando lo spirito divino infieriva su Saul, David prendeva la cetra e suonava con le sue mani;
ci sollevava Saul e gli faceva del bene, poich lo spirito malvagio si allontanava da lui (Primo libro
di Samuele, 16, 23)  188. Se ci atteniamo alla lettera del testo biblico, Saul  un posseduto,  abitato da
uno spirito malvagio, e la cetra di David  uno strumento magico. Per il mondo greco, baster
menzionare le guarigioni che i coribanti operavano grazie alla danza e alla musica: secondo Platone,
era una maniera per alleviare paure e angosce fobiche  189. Qui, ancora, il ruolo della musica  magico e
incantatorio. Cosa ne penseranno i medici? Celso, lo abbiamo visto, ricorre volentieri alla musica (e ai
rumori). Quanto a Sorano, si mostra diffidente: non perch la musica gli sembri destituita di potere, ma
al contrario perch il suo potere  grande e non pu essere sempre indirizzato nel senso che si desidera:
In realt, la musica congestiona la testa, ed  ci che si pu notare in persone perfettamente sane; in
certi casi,  accertato che provochi la follia: quando gli ispirati cantano le loro profezie, paiono come
posseduti dagli di  190. 	La musica  un mezzo ambiguo di cui non ci si pu avvalere in maniera
razionale e con sufficiente precisione. La sua potenza fa in certo modo paura, perch non sappiamo
come padroneggiarla.
Non tutti gli autori manifesteranno analoghi scrupoli, e il Medioevo invocher audacemente
lesempio di David, o quello di Orfeo. Un documento molto interessante, che risale al 1500, ci mostra
come procedessero gli uomini di Chiesa per guarire un malinconico. Si tratta del pittore Hugo van
der Goes, improvvisamente impazzito  191:
Diceva di essere dannato e votato alla dannazione eterna, e voleva darsi volontariamente la morte
(cosa che avrebbe fatto se le persone vicine non glielo avessero impedito con la forza) (...) Venne
condotto sotto sorveglianza a Bruxelles: qui si fece intervenire il padre superiore Thomas, il quale,
dopo indagini ed esami, concluse che il paziente era turbato dallo stesso male di Saul. E rammentando
come Saul provasse sollievo al sentire David suonare la cetra, ordin, senza por tempo in mezzo, di
suonare musica a profusione per il confratello Hugo e di farlo assistere ad altri spettacoli ricreativi, in
virt dei quali sperava di riuscire a scacciare le fantasie che ne ingombravano la mente. 	Qual , qui,
lesatta funzione della musica? Probabilmente  solo una piacevole distrazione. Ma il ricordo del potere
incantatorio della melopea rimane ancora vivo dietro limpiego ricreativo della musica leggera.
Nello stesso periodo, si palesano ambizioni speculative pi elevate, col sostegno di una
tradizione che risale a Platone e agli scritti di Tolomeo. Lo spagnolo Ramos de Pareja, la cui Musica
practica appare nel 1482, associa le quattro tonalit fondamentali ai quattro temperamenti e ai loro
pianeti. Il tonus protus corrisponde al flegma e alla luna, il tonus deuterus alla bile e a Marte, il tonus
tritus al sangue e a Giove, il tonus tetartus alla malinconia e a Saturno. Ma la pi audace costruzione
teorica sar opera, soprattutto, di Marsilio Ficino e dei suoi discepoli che unificheranno in una dottrina
coerente (fin troppo) filosofia, medicina, musica, magia e astrologia.
Il De vita che Ficino diede alle stampe nel 1489  un manuale di igiene a uso degli intellettuali
(literati). Un grave pericolo li minaccia: la perdita eccessiva di spirito sottile (spiritus)  strumento
allanima immateriale  che viene consumato in grande quantit dallattivit della mente. Tale
combustione ha come conseguenza una discrasia malinconica estremamente perniciosa, nefasta, in
particolare, per chi vi sia predestinato dallastro che ha presieduto alla sua nascita: Saturno. Ma 
proprio a Saturno e alla malinconia che il filosofo, il poeta, lintellettuale debbono i loro doni
contemplativi. Il temperamento malinconico comporta una profonda ambiguit: possono scaturirne
ugualmente genio e malattia. Essere nati sotto il segno di Saturno, come Ficino, implica, allo stesso
tempo, straordinari privilegi e notevoli rischi. Si deve mettere in opera ogni cosa  igiene, dieta,
farmaci, preghiere  per scongiurare le derive pericolose di questo destino. Il compito pi urgente 
provvedere a una ricarica di spiritus, che ci restituir lenergia sostanziale andata persa. Bisogna
cercare di assorbirlo ovunque la natura ce lo offra. Ficino  interessato a unautentica restaurazione
spirituale; a essa contribuiscono le sostanze ricche di spirito: i profumi, i vini (spiritosi), soprattutto
quelli il cui bouquet  profumato. Non dimentica i mezzi tradizionali: le purghe, gli esercizi del corpo
(a eccezione dellatto sessuale, altamente pericoloso per la perdita di spirito che provoca). Ma ha
bisogno di soccorsi pi potenti dei vini inebrianti e del profumo dei fiori. Se il mondo ha unanima e un
corpo, ha anche uno spiritus che serve da intermediario fra luna e laltro. E poich lo spiritus
delluomo  affine a quello del mondo, dovremmo poter attingere alle riserve cosmiche. Come captare
una simile preziosa sostanza? Gli astri, e soprattutto i pianeti, ne sono fonti generose, ma di qualit
disuguale. Linfluenza di Apollo e quella di Giove sono i soli veri antidoti dei mali in cui rischiano di
incorrere i malinconici: questi astri danno scacco allinfluenza maligna che si riversa da Saturno. La
magia talismanica ? di cui Ficino  fautore ? convoglia linfluenza degli astri solari propizi su chi
porta addosso pietre, segni e immagini appropriati. E c qualcosa di ancor meglio dei talismani:
larmonia musicale, gli inni che cantavano Orfeo e i prisci theologi. La musica, soprattutto se si
accompagna agli inni orfici e agli incantesimi appresi dagli ermetisti, possiede un potere
straordinario. Si tratta di unoperazione magica tramite la quale il musicista invoca uno spiritus
cosmico per accrescere la propria riserva di spiritus. Siamo qui sulla soglia delle arti proibite. Si tratta
di soggiogare dei geni planetari? La Chiesa non potrebbe tollerare un simile commercio con gli
spiriti impuri. Ficino propone, perlopi, spiegazioni che gli permettono di rimanere nei limiti
dellortodossia. Le preghiere rivolte ai pianeti non sono veri incantesimi: hanno il solo scopo di rendere
il corpo maggiormente atto a ricevere linfluenza solare o gioviale. Comunque sia, si tratta di bere,
di accumulare in se stessi una materia invisibile di cui la salute del corpo non pu fare a meno. Il verbo
latino haurire che torna frequentemente sotto la penna di Ficino per designare questo atto, rivela il
bisogno orale di assorbire, di attingere, di dissetarsi, che si manifesta con tanta potenza nel
Rinascimento. Pensate alloracolo della Diva Bottiglia: Trinca!  192.
Ficino ha tentato di fornire una spiegazione fisica delleffetto della musica. Laria fatta vibrare
dai suoni si assottiglia e diviene analoga allo spiritus, eccitando e facendo lievitare lo spirito che abita
in noi:
Il suono musicale, grazie al movimento dellaria, muove il corpo: grazie allaria purificata, stimola lo
spirito aereo che  il legame tra il corpo e lanima; con lemozione, colpisce i sensi ed anche lanima;
con il significato, tocca lintelletto: infine, in virt del movimento dellaria sottile, penetra
profondamente in noi e con veemenza; con la sua armonia, ci carezza soavemente; con la sua grana
affine alla nostra, ci inonda di una meravigliosa volutt: grazie alla sua natura insieme spirituale e
materiale, investe dun sol colpo luomo tutto intero e lo possiede completamente  193. 	Secondo i
consigli e lesempio di Ficino, il malinconico dovr poi eseguire e talvolta creare egli stesso arie
musicali. Lui stesso canter, lui stesso suoner la lira. Il malato e il musicista, il Saul e il David, sono
qui un solo e medesimo uomo. La musica non  dunque pi una cura esterna che un giovane (la
giovinezza  sanguigna!) elargisce a un vecchio malinconico.  unoperazione interna tramite cui
luomo malinconico si sforza di acquietare ed equilibrare la propria stessa natura tormentata. , in
qualche modo, unoperazione riflessa e narcisistica: ha la propria sorgente nel genio malinconico, e lo
scopo cui mira  quello di armonizzare una costituzione fragile la cui discrasia  dovuta, in gran parte,
alle estasi contemplative provocate dallarte e dalla poesia.
Linfluenza di Ficino persister a lungo. Le sue idee sulla musica si ritrovano in poeti come
Ronsard e anche in un mago e cabalista come Agrippa di Nettesheim  194. Nel 1650, padre Athanasius
Kircher, nella sua opera Musurgia universalis  195, dedica un lungo capitolo alla magia
musurgico-iatrica: se non tutte le malattie possono essere guarite dalla musica, quelle che derivano
dalla bile gialla o dallatrabile ne sono influenzate molto positivamente. Kircher  convinto che esista
unarte di ammaliare gli uomini coi suoni e che con questo mezzo si possano anche invocare i demoni.
Burton, nella sua sterminata Anatomy of Melancholy  196, aveva raccolto tutti gli esempi
disponibili di guarigione tramite la musica. Ci ha messo anche farina del suo sacco, in una maniera che
denota un senso poetico piuttosto acuto:
Una tromba che suona allimprovviso, uno scampanio, il motivo che fischietta un carrettiere, un
monello che allalba canta una ballata in strada, ecco che trasforma, ravviva, ricrea un paziente agitato
che non ha potuto dormire tutta la notte. 	Nel XVII secolo, una moltitudine di tesi, di dissertazioni,
di trattati si sforza di dimostrare che le vibrazioni musicali dividono, assottigliano, fluidificano la
materia spessa dellatrabile. Nel XVIII secolo si parler pi volentieri delleffetto della musica sulle
fibre dellorganismo. Lorry, che ha introdotto la nozione di mlancolie nerveuse, dedica un lungo
capitolo alla virt della musica  197. Le attribuisce un triplice effetto: eccitante, calmante, armonizzante.
In virt di un effetto meccanico di semplice concezione, vibrazioni musicali regolari ristabiliscono
lomotonia delle fibre.
Si arriver fino a precisazioni tecniche molto meticolose. Franois-Nicolas Marquet, un medico
di Nancy, scrisse un libro su una Nouvelle Mthode facile et curieuse, pour connoitre le pouls par les
notes de la musique al quale il suo compatriota Pierre-Joseph Buchoz aggiunse un Mmoire sur la
manire de gurir la mlancolie par la musique:
La Musica cui ricorrere per la guarigione dei temperamenti malinconici secchi deve prendere le mosse
dai toni pi bassi ed elevarsi poi impercettibilmente ai pi alti; in virt di questa gradazione armonica
le fibre irrigidite abituandosi ai differenti gradi di vibrazione si lasciano insensibilmente flettere. Chi ha
invece un temperamento malinconico umido ha bisogno per guarire di una Musica allegra, forte,
vivace, ricca di variazioni, la pi adatta a smuovere le fibre e a rassodarle. Se dunque i nervi
languiscono e sono abbattuti, se i liquidi sono spessi e incapaci di movimento, se lanima e il corpo
sono fortemente colpiti, si deve ricorrere a una Musica semplice, sonora, gradevole. Questa musica
solletica il nervo uditivo e gli altri nervi simpatici, i quali, essendo colpiti piacevolmente, pungolano la
linfa spiritosa, dissolvono e dividono i liquidi, li rendono pi adatti al movimento, fortificano, allietano
il cuore e rendono le secrezioni pi facili; di qui vengono le idee dolci e gradevoli, di qui le membra si
fanno pi vigorose, lo spirito pi gaio e le funzioni animali migliorano  198. 	Questo metodo
esprime con grande ingenuit il desiderio scientifico di offrire unimmagine chiara e distinta del
meccanismo in base al quale le condizioni materiali delludito influenzano il morale. Buchoz si
affida a una fisica elementare, facilmente comprensibile, che d lillusione dellevidenza. Adottando il
tono sicuro della certezza scientifica, insegna un metodo differenziato, che permette di trattare ogni
caso in maniera appropriata. Pretende di possedere la conoscenza che gli permetterebbe di agire in
modo articolato e specifico sullorganismo del paziente. Falsa precisione, che da una scienza falsa
giunge a una tecnica affatto immaginaria.
Ma occorre ricordarsi che i musicisti, nella stessa epoca, erano essi stessi molto tentati di
costruire, sul medesimo fondamento, una dottrina delle passioni (Affektenlehre)  199 in cui ogni moto
affettivo potesse trovare la propria giusta espressione sonora.
I teorici del trattamento morale si interesseranno molto alla terapia musicale della malinconia.
Costoro, infatti, pur riconoscendo come la malinconia si cristallizzi attorno a un nucleo intellettuale, a
unidea fissa, pensano la si debba colpire e modificare facendo leva sui sentimenti e sulle passioni,
agendo cio a livello pi intimo del mero ragionamento e del pensiero concettuale. Ebbene, la musica
appare loro come il mezzo privilegiato in grado di arrivare direttamente allessere affettivo, senza
passare attraverso la rappresentazione delle idee. Essa agisce direttamente sullanima. Lo dice
Rousseau  200. E lo ripete Cabanis, amico di Pinel e maestro degli ideologi:
La potenza, in qualche modo generale, che la musica esercita sulla natura vivente prova che le
emozioni peculiari dellorecchio sono ben lungi dal poter essere tutte ricondotte a sensazioni percepite
e valutate dallorgano pensante: c in queste emozioni qualcosa di pi diretto (...) Ci sono particolari
associazioni di suoni, e anche di semplici accenti, che si impadroniscono di tutte le facolt sensibili;
che, con lazione pi immediata, suscitano dacchito nellanima determinati sentimenti che le leggi
primitive dellorganismo paiono aver loro subordinato. La tenerezza, la malinconia, la cupa angoscia,
la gaiezza brillante, la gioia scherzosa, lardore marziale, il furore possono ora essere risvegliati, ora
mitigati da canti di semplicit straordinaria: e lo saranno con tanta maggior sicurezza quanto pi i canti
saranno semplici e quanto pi le frasi che li compongono saranno brevi e facili da cogliere. Simili
effetti rientrano evidentemente nel dominio della simpatia, e lorgano pensante vi prende una parte
reale solo in quanto centro complessivo della sensibilit  201. 	Reil propone idee del tutto simili:
La musica parla al nostro orecchio con suoni inarticolati, e di l si indirizza immediatamente al nostro
cuore, senza dover passare, come leloquenza, attraverso limmaginazione e lintelletto. Mette in
tensione la nostra sensibilit, sollecita il movimento successivo delle nostre passioni, le invita con
dolcezza a emergere dal fondo dellanima. La musica calma la tempesta dellanima, caccia le nebbie
della tristezza e acquieta talvolta col pi gran successo il tumulto sfrenato del furore. Per questo 
spesso benefica nellagitazione furiosa ed  quasi sempre efficace nelle malattie mentali accompagnate
da uno stato depressivo (Schwermut)  202. 	Ma come fare? Come passare da questa seducente teoria
alle sue applicazioni pratiche? Reil riconosce come le osservazioni e i risultati siano ancora
insufficienti:
In quali casi e in quale momento la musica dovr essere utilizzata? Quale tipo di musica per ciascun
caso, e con quali strumenti?  infatti fuor di dubbio che, nellasilo per alienati, si debba ricorrere a
composizioni speciali e a strumenti particolari a seconda che il malato inclini alla rigidezza o
allagitazione disordinata, in base anche alla forma assunta dalla sua follia, alle modificazioni peculiari
del suo stato affettivo e al grado di attivit della sua anima  203. 	Per J. Mason Cox, la musica prende
posto fra le distrazioni che distolgono lo spirito del paziente dai tristi oggetti che lo turbano. Si tratta
di fissare lattenzione del malato, di costringerlo a portare il proprio interesse altrove, lontano dalle
idee tormentose che rumina costantemente. Gli si pu chiedere di fare dei nodi o degli arazzi, gli si pu
anche fare ascoltare della musica:
Ho visto malati immersi in una profonda letargia riprendere conoscenza con laiuto della sola musica.
Ne ho visti altri, completamente alienati, ai quali essa ha reso la ragione. Ho seguito, in particolare, una
cura di questo genere davvero eccellente sperimentata su un militare in stato di demenza, il quale da
parecchie settimane non si alzava dal letto, non proferiva parola e non assumeva pi cibo se non
costretto a forza. Si pens di far venire al suo capezzale un pifferaio il quale, suonando differenti
motivi, variati con molta abilit a seconda degli effetti che parevano produrre, ne risvegli dapprima
lattenzione, gli ispir poi un interesse, palesato dai suoi sguardi animati e dallattivit con cui batteva
il tempo, producendo successivamente in lui le sensazioni pi gradevoli. Come mi disse egli stesso
dopo essere guarito, la musica gli aveva riportato alla memoria ricordi capaci di fare su di lui una viva
impressione, suscitando nuove concatenazioni di idee e sembrando dissipare gradualmente le illusioni
della sua mente. Ben presto, con laiuto di questo unico mezzo, il malato si alz, si vest da solo, torn
a poco a poco alle proprie abitudini di ordine e pulizia, e recuper infine completamente la ragione,
senza che si ricorresse per lui ad altri rimedi se non a leggeri tonici  204. 	Pu darsi che qui non si
tratti di una semplice diversione, ma di un effetto particolare della musica, in grado di agire sullanima
come una cura specifica: Cos si sono visti degli infelici alienati, tanto sensibili da non poter
sopportare nessun mezzo ordinario di guarigione, essere ammansiti allistante dagli accordi variati e
dolci di unarpa eolia. Forse anche, in certi casi, sarebbe conveniente sperimentare cosa potrebbe
produrre una successione o un affastellamento dei suoni pi discordanti, in specie nel caso di pazienti
dotati di orecchio musicale, suscettibili di essere vivamente colpiti da una simile disarmonia  205. Cox,
che dapprima aveva parlato semplicemente di distrazione, pare suggerire che esista un misterioso
meccanismo psicofisico la cui esatta conoscenza permetterebbe al terapeuta di modificare a piacimento
lo stato mentale del paziente.
Forse c maggior probabilit di riuscita qualora il malato sia un musicista e gli si offra la
possibilit di suonare il proprio strumento preferito: in tal modo si uniscono i benefici del trattamento
attivo agli effetti propri della musica. Leuret, fra i successi del trattamento morale dei malinconici,
riporta la guarigione di un musicista malinconico, al quale viene offerta la scelta fra il suo violino e la
terribile doccia. Il malato, dopo qualche esitazione, accetta lo strumento e suona la Marsigliese:
Mentre suona, lo porto a scuola; si canta, lui accompagna quelli che cantano e trascorre unora senza
smettere di fare musica. Nei giorni seguenti continua, pur se piuttosto di malagrazia. Qualche volta
sono costretto a ricordargli che c una doccia vicino alla scuola, ma non vi faccio ricorso. A poco a
poco la sua figura si anima; il suo modo di suonare, dapprima assai lento, prende abbrivio. Nelle sue
maniere si nota una libert che non gli si conosceva allospizio. Talora sorride, soprattutto quando
qualcuno stona; ma non si perde danimo, fa volentieri da guida ai cantanti che gli presento, e diventa
luomo indispensabile delle nostre mattinate musicali. Dice ancora, di quando in quando: Cosa volete
da me?, ma dopo aver riflettuto sulla sua posizione, dopo essersi reso conto che  circondato da
alienati, che si trova sotto il controllo di un medico, si rassicura un po (...) La guarigione di P... 
certamente dovuta alla musica. La musica ha dunque avuto su questo malato linfluenza che le
attribuivano gli antichi nella cura della pazzia? O forse P...  guarito perch suonando tornava alla sua
antica professione? Queste due cause, a mio avviso, hanno contribuito alla guarigione, e non saprei dire
quale delle due abbia avuto il ruolo pi importante nel risultato ottenuto  206. 	 dunque, ancora
una volta, il ricatto della doccia che costringe il malato a mostrarsi attivo. Ma Leuret  categorico: la
musica  salutare, e lo  doppiamente se  praticata dal malato stesso. Naturalmente, ci sono alienati al
cui stato la musica si adatta, e altri ai quali sarebbe nociva. Ed  soprattutto nella malinconia che si
riveler utile. Se ci troviamo di fronte un alienato molto triste, molto apatico, la musica, se  in grado
di farne, agir in qualche modo da contravveleno alle sue idee folli, ci sar lotta e, se la musica la vince,
le idee pazze verranno respinte e battute. Ascoltare musica potrebbe non dare risultati, ma farne,
prestare attenzione a ci che si esegue, ecco un espediente dallefficacia incontestabile  207.
Esquirol, invece, ha fatto esperienze sfavorevoli. Vale la pena di rileggere le pagine in cui ne
parla:
Ho dovuto saggiare la musica come mezzo per guarire gli alienati; lho saggiata in tutte le maniere e
nelle circostanze pi favorevoli al successo. Qualche volta essa si  rivelata eccitante fino al furore,
spesso si  apparentemente limitata a distrarre, ma non posso dire se abbia contribuito a guarire:  stata
vantaggiosa per i convalescenti. Un lipemaniaco, per il quale il fratello organizzava esecuzioni con i
migliori maestri di Parigi, diventava furioso, pur se i musicisti suonavano in un appartamento separato
dal suo. Ripeteva alle persone che erano con lui:  esecrabile cercare di divertirsi mentre io mi trovo
in uno stato cos spaventoso. Questo fratello, fin allora teneramente diletto, fu preso in odio dal
malato. Ho osservato parecchi alienati, ottimi musicisti da sani, i quali, durante la malattia, sentivano
solo pi stonature: la miglior musica dapprima li agitava, poi li contrariava e finiva con lindisporli.
Una signora, un tempo appassionata di musica, cominciava a suonare e a cantare arie che le erano state
familiari; ma qualche istante dopo, il canto cessava e la malata prendeva a suonare alcune note sul
piano, ripetendole nel modo pi monotono e noioso per ore e ore di seguito, se non si aveva cura di
distrarla e di farle abbandonare lo strumento. Avevo fatto tante applicazioni della musica a livello
individuale, volli farne a livello di massa: gli esperimenti ebbero luogo fra lestate del 1824 e quella del
1825. Alcuni celebri musicisti della capitale, coadiuvati da allievi del conservatorio di musica, si
riunirono pi domeniche di seguito nel nostro ospizio: larpa, il piano, il violino, qualche strumento a
fiato e voci eccellenti concorsero a rendere i nostri concerti gradevoli e interessanti. Ottanta malate di
mente, scelte fra convalescenti, maniache, monomaniache tranquille e qualche lipemaniaca, erano
comodamente sedute nel dormitorio detto delle convalescenti, avendo di faccia i musicisti riuniti in
unanticamera che serve da laboratorio (...) Vennero suonate e cantate arie secondo tutti i toni, tutte le
modalit, tutti i ritmi, variando il numero e la natura degli strumenti; furono anche eseguiti parecchi
grandi brani musicali. Le mie alienate erano molto attente, le loro fisionomie si animavano, gli occhi di
parecchie diventavano brillanti, ma tutte restavano tranquille: scorse qualche lacrima, due tra loro
chiesero di cantare unaria e di essere accompagnate; venimmo incontro al loro desiderio. Questo
spettacolo, nuovo per le nostre infelici malate, ebbe certamente influenza, ma non ottenemmo alcuna
guarigione, e neppure miglioramenti nel loro stato mentale (...) Mi si obietter forse che la musica, non
rientrando per nulla nelle abitudini delle donne della Salptrire, doveva produrre scarso effetto su di
loro; ma avevo saggiato e ho saggiato costantemente la musica su alienati che lavevano coltivata con
successo per tutta la vita, e anche su musicisti molto abili, e non sono stato affatto pi fortunato. Non
concluder da questi insuccessi che sia inutile proporre musica agli alienati o stimolarli a farne essi
stessi; se la musica non guarisce, distrae, e di conseguenza d sollievo; lenisce un po il dolore fisico e
morale;  evidentemente utile ai convalescenti e non bisogna dunque respingerne luso  208.
Mentre i fautori della terapia musicale, in appoggio alle loro opinioni, proponevano storie di
malati singole, aneddotiche, Esquirol ricorre a una vasta inchiesta statistica: fa unesperienza sulla
massa. Cos si dissipano le leggende e i pregiudizi medici. Malgrado le obiezioni di Leuret (che gli
rimprovera di non avere operato una selezione preventiva dei casi suscettibili di reagire
favorevolmente), il punto di vista di Esquirol prevarr completamente a partire da met Ottocento.
Griesinger ne prende le difese allorch pone la musica tra i mezzi per occupare il malato e soprattutto
per ricondurlo alla sua vita anteriore. Il grande principio curativo essendo di fortificare il vecchio io,
la pratica della musica non ha senso che per chi laveva gi gustata. Non serve a nulla voler
costringere un individuo che detesta la musica a suonare uno strumento  209. Qualsiasi gioco far
meglio al caso. A conti fatti, la musica  ridotta al ruolo di terapia attiva, allo stesso titolo del
giardinaggio, del laboratorio, della ginnastica e degli esercizi intellettuali. Bench gli uomini del 19esimo secolo abbiano avuto talvolta lidea di una religione della musica, la psichiatria positivista di fine secolo ha definitivamente rinunciato alle ambizioni magiche del Rinascimento e si  prudentemente rassegnata allignoranza del meccanismo tramite cui gli eccitanti sonori agiscono su sentimenti e passioni. Anche se essa tiene per certa la legge delle associazioni, riconosce che  impossibile determinare con esattezza la natura degli stimuli che potrebbero orientarle nel senso auspicato dalla terapia. La maturit scientifica consiste nel saper accettare limprecisione, laddove non possa essere padroneggiata razionalmente, e a non preferirle una falsa precisione.
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4.8. Il trattamento famigliare.
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Dalla met del secolo, gli apostoli del trattamento morale si erano
indirizzati verso le possibilit di una terapia sociale, di una socioterapia. La musica li interessa
infinitamente meno delle colonie agricole (lesempio  fornito da Gheel in Belgio) o del trattamento
famigliare: trascorso il periodo acuto, nel quale intervengono misure coercitive e cure fisiche (bagni
prolungati, affusioni fredde, frizioni secche, salassi, tonici, antispasmodici, alimentazione con sonda,
morfina), Brierre de Boismont raccomanda innanzitutto la vita di famiglia. Non il ritorno del malato
in famiglia, bens lorganizzazione famigliare dellambiente terapeutico e, nel caso specifico, della
clinica privata.  auspicabile che sia una donna a prendere la direzione di questa forma di trattamento
permanente: Solo le donne possono votarsi a questo santo sacerdozio, e in questa vita di sacrificio le
incoraggino gli esempi del bene che possono fare:
Allorch, nel 1838, assumemmo la direzione della casa di cura di rue Neuve-Sainte-Genevive,
comprendemmo che occorreva opporre ai numerosi inconvenienti di questo istituto un metodo
terapeutico che potesse contrastarli con profitto. La vita di famiglia, della quale lottima e rispettabile
Mme Blanche ci aveva suggerito lidea, ci parve il mezzo per eccellenza. Mi affidai, per lesecuzione
di questo tentativo, alla degna compagna di cui la Provvidenza mi aveva fatto dono. Convinta dei
vantaggi che presentava questa modalit di trattamento per i malati, riun nel suo appartamento
monomani di ogni categoria ? soprattutto quelli che volevano attentare ai loro giorni, o erano in balia
di una cupa tristezza o assaliti da allucinazioni dolorose ? e talvolta anche alienati che accarezzavano
pensieri di morte contro gli altri. Questo apostolato non durava unora o due, ma lintera giornata. L,
sempre in mezzo a loro, facendoli ragionare, incoraggiandoli, reprimendoli o scherzando, a seconda
delle circostanze, Mme Blanche riceveva i visitatori, si dedicava alle sue faccende, obbligando di fatto i
suoi ospiti a essere spettatori di tutto quanto succedeva (...) Loro malgrado, i monomani assorbiti nella
loro idea fissa erano costretti ad ascoltare ci che si diceva. Una simile variet di personaggi, di
conversazioni, di oggetti esercitava alla lunga uninfluenza sui loro spiriti, e potremmo citare esempi
molto interessanti di malati non diversi da statue, che non ascoltavano niente, o di disperati, che
annunciavano risoluzioni sinistre e tenevano di continuo gli stessi discorsi, sui quali tale pressione
continuativa faceva effetto, finendo con lo scuoterli, col farli uscire dal loro torpore riconducendoli alla
realt della vita  210. 	Le nostre psicoterapie di gruppo sono gi ampiamente prefigurate nella casa di
cura del dottor Brierre de Boismont. Cos non  stupefacente che egli abbia osservato un fenomeno che
oggi chiameremmo transfert:
Il momento nel quale  bene cominciare questo trattamento varia a seconda della natura dei sintomi;
cos  spesso necessario attendere che i malati siano pi calmi, che in essi non rimanga se non lidea
fissa. Il malinconico-suicida che, nel periodo acuto,  stato tenuto dieci o dodici ore al bagno, quello
che  stato sottoposto ad alimentazione forzata, coloro verso i quali si  stati costretti a ricorrere a
misure coercitive non possono fare a meno di riconoscere, di fronte al contrasto dei mezzi, come le
misure rigorose cui erano stati sottoposti fossero dettate esclusivamente dal loro interesse. La
separazione dai malati di cui erano una volta i compagni esercita uninfluenza salutare sul loro spirito,
risvegliando nuovi sentimenti. Quanti pensieri sinistri abbiamo visto scomparire nel corso di questo
contatto giornaliero! Pi di una volta, dei convalescenti hanno esitato a lasciarci e, cosa che  una ben
dolce ricompensa, si sono formati dei durevoli legami di riconoscenza  211. 	La moglie dello
psichiatra si vede dunque affidare, qui, una missione faticosa e talvolta pericolosa. E in pi, acquisisce
unesperienza nuova e profonda del comportamento patologico. Il trattamento continuo porta con s
losservazione continua. Sotto locchio sagace di Mme Brierre de Boismont, la teoria consacrata che
definiva la malinconia come un delirio parziale si rivela insostenibile. La malinconia colpisce la
persona nella sua interezza, non risparmia alcuna facolt:
Una simile osservazione di tutti i giorni, di tutte le ore, di tutti i minuti, riprodotta con perfetta
precisione di memoria dalla compagna devota che ci  stata di cos grande aiuto, procurandoci la
convinzione del filo comune che unisce tutte le idee, non ci consente di credere allesistenza di un
delirio parziale assolutamente circoscritto (...) Perch mai rifiutare allo spirito lunit che  la legge
della fisiologia, della patologia e delluniverso?  212. 	Quale conclusione trarre da queste preziose
osservazioni? Che la figura materna gioca un ruolo importante nel trattamento degli stati depressivi?
Brierre de Boismont non ci arriva ancora. Ma rivolge almeno agli psichiatri un consiglio che ci
spiacerebbe non menzionare:
Non saprei raccomandare abbastanza ai medici che si votano al trattamento degli alienati di porre una
gran cura nello scegliere la propria moglie, perch costei pu rendere immensi servigi allistituto, e ce
n di quelli che solo lei pu rendere  213.
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4.9. Si pu contrastare lereditariet?
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Lumoralismo classico, lo abbiamo visto, lega la malinconia a unalterazione materiale definita. Non c, per lui, stato malinconico senza presenza di atrabile negli ipocondri, nel cervello o nel sangue. Un tale determinismo
, in apparenza, molto semplice. Variet e sfumature comunque intervengono nella descrizione dei
meccanismi, del tutto ipotetici, che sfociano nella formazione della bile nera: il temperamento
ereditario, la dieta, laria malsana, la mancanza di esercizio fisico, la ritenzione del liquido seminale, il
lavoro intellettuale, le preoccupazioni religiose, lamore deluso, la gelosia, tutto pu contribuirvi. La
produzione della sostanza atrabiliare si spiega dunque altrettanto bene a partire dalle cause fisiche,
come da quelle intellettuali o affettive. Ma queste diverse cause tra loro distanti producono lo stato
malinconico solo tramite una materia specifica endogena, che ne sar la causa immediata. La terapia ha
allora la scelta fra lazione diretta sulla causa prossima (salasso, revulsione, purga) e le misure destinate
a influenzare le cause lontane (dieta, igiene, orario delle attivit, sonno, ecc.).
La teoria della malinconia senza materia, e in seguito quella dellidea fissa e del delirio
parziale, tendono ad accordare il primato ai fenomeni nervosi, intellettuali o affettivi. E poich il
sistema nervoso , innanzitutto, un apparato di relazione, la malinconia (la lipemania) appare come
un fenomeno essenzialmente reattivo e psicogeno. Lo stato depressivo, per quanto favorito dalla
predisposizione fisica o dal temperamento, viene il pi delle volte interpretato come la conseguenza di
uno choc psichico o di una tensione eccessiva dovuta alle circostanze esteriori. La tristezza depressiva 
leco durevole di unidea affliggente della quale il soggetto non riesce a sbarazzarsi. I fenomeni
somatici tendono allora a passare al rango di conseguenze dello stato malinconico. Le cure che
agiscono violentemente sul corpo non sono pi considerate come degli specifici: non fanno che
preparare il soggetto a ricevere il trattamento morale. Questo, modificando le impressioni, le
sensazioni, il corso delle idee, avr il privilegio di agire sulla malattia stessa o, almeno, di innescare
una reazione mentale che aggredir e disaggregher quel corpo estraneo che  lidea fissa. Il vero
trattamento causale e specifico mirer a sopprimere innanzitutto gli eccitanti nocivi, a trasformare
lambiente circostante in modo che il malato non incontri pi le persone o gli oggetti responsabili della
sua condizione (niente consolazioni religiose per coloro che la devozione eccessiva ha reso
malinconici); in seguito, potranno essere opportune delle pratiche benefiche: musica, parola, spettacoli,
attivit, giochi, viaggi. Larte del terapeuta consister nel saper scegliere e dosare questi stimuli in
modo da ottenere le trasformazioni nel pi breve tempo possibile. Se il trattamento umorale pare spesso
ispirarsi al sogno di una taumaturgia materialistica, il trattamento psicologico, ai suoi albori, traspone
questa ambizione su un piano diverso e sembra voler diventare un perfetto virtuosismo capace di
governare con somma abilit tutti i tasti e tutti i registri della sensibilit nervosa.
Indubbiamente, questa psicologia resta del tutto meccanicistica: essa si rappresenta le
sensazioni, le passioni, le idee come delle cose o dei processi materiali. Le  difficile concepire che un
comportamento patologico non si accompagni a una lesione pi o meno marcata della sostanza
nervosa. Anche quando levoluzione depressiva  scatenata da un avvenimento puramente affettivo, si
fa fatica a credere che uno stato durevole e grave di depressione non comporti alla lunga qualche
modificazione organica: bisogna ammettere che le emozioni modificano il corpo, e particolarmente il
tessuto nervoso. Parlando di cervello, Falret, nel 1864, scrive: Non si pu esercitare unazione su
questo organo senza agire, nel contempo, sulle idee o i sentimenti; e, reciprocamente, non si pu agire
sulle idee o i sentimenti senza che ci si ripercuota immediatamente sul cervello, o sullintero sistema
nervoso  214. Dunque, anche se la malattia non inizia con una lesione organica, questa finisce sempre
con il costituirsi. Di qui lappassionato interesse manifestato dalla psichiatria ottocentesca per la ricerca
delle lesioni anatomiche. Questa ricerca annovera un successo clamoroso: la presenza constatata da
Bayle, nel 1822, di un tipo particolare di meningite nei pazienti deceduti per paralisi generale  215. Non
si poteva sperare di trovare un analogo substrato somatico per la malinconia? Lanemia, liperemia,
ledema cerebrale sono stati di volta in volta incriminati. Soprattutto lischemia, che Meynert  216
asseriva di aver constatato nella maggioranza dei casi. Ma non era niente di assolutamente probante: ci
sarebbero volute immagini precise, originali, patognomoniche. In mancanza di un substrato anatomico,
si  ripiegato sullosservazione clinica minuziosa, sullinchiesta statistica e sulla determinazione dei
fenomeni fisiologici misurabili (polso, temperatura, pressione). La lipemania, la monomania, la
malinconia tradizionali, entit ampie e imprecise, non richiedevano di essere smembrate in variet
cliniche meglio distinte, maggiormente definite? Con una classificazione pi raffinata, potevano forse
rivelarsi possibili migliori terapie. Uno dei primi dati raccolti e confermati dallosservazione
concerneva il carattere spesso ereditario e famigliare degli stati depressivi.
Pinel aveva gi parlato di pazzie ereditarie o originarie. Aveva per sottolineato il fatto solo
per la mania. Quando Falret proporr la sua classica descrizione della folie circulaire, ne appurer
molto spesso la comparsa ereditaria. Brierre de Boismont far le medesime constatazioni sulla tendenza
al suicidio. Ormai, linfluenza dei fattori esterni, dellambiente, delle condizioni di vita, delle delusioni
sentimentali non pu pi essere considerata come predominante: questa influenza esterna passa al
rango di causa occasionale. Il ruolo della costituzione congenita pesa infinitamente di pi. Di nuovo, la
malattia depressiva appare come il prodotto di una struttura somatica, come un processo endogeno. Il
ritmo proprio della follia circolare non  granch accessibile alle influenze esterne.  per una legge
interna che vede succedersi via via lo stato maniacale, lo stato depressivo e lintervallo lucido. Non ci
si meraviglier dunque se, sulla questione del trattamento di tale affezione, Falret inviti il lettore a un
sovrappi di vigilanza clinica, a una migliore osservazione dellevoluzione naturale delle malattie
mentali: non ha armi terapeutiche da proporre:
Come, infatti, istituire un trattamento e rendersi conto del modo di agire dei mezzi impiegati, se tra i
fatti di malattia mentale non si sono stabilite preventivamente delle distinzioni rigorose? Come rendersi
conto dellazione dei mezzi terapeutici se non si opera su fatti simili, o per lo meno analoghi, e se non
si conosce in anticipo il corso naturale della malattia? E tuttavia  proprio secondo questa incresciosa
direzione che si imposteranno i trattamenti sinch gli agenti curativi saranno solo rivolti contro la
pazzia in generale ? e anche contro la mania e la malinconia, visto che sotto tali denominazioni si
trovano compresi stati morbosi che richiederebbero di essere accuratamente distinti  217. 	Ma a nessun
medico piace restare inattivo. Ed  cos grande la forza della tradizione che Falret torna allopinione
degli antichi sullorigine addominale della malinconia, opinione che si sforza di modernizzare
agghindandola di ipotesi neurologiche alla moda:
A noi, come gli autori antichi, pare che (la malinconia) abbia, pi di quanto non si creda, la propria
origine e causa principale nei vari disturbi del basso ventre e soprattutto nel sistema nervoso del gran
simpatico. Cos consigliamo frequenti applicazioni di diversa natura sulle pareti addominali dei
malinconici e condividiamo lopinione del nostro rimpianto collega dottor Guislain, che aveva
caldeggiato la terapia del letto come un mezzo spesso utile in certe variet di malinconia  218. 	Falret
 incoerente? Credere nel determinismo ereditario della malinconia dovrebbe forse indurlo a un
completo nichilismo terapeutico? Abbiamo visto come, a suo parere, tra fisico e morale si eserciti
uninfluenza reciproca. In base a questo principio, una lesione somatica pu, fino a un certo punto,
essere essa stessa modificata per il tramite dello psichismo: Falret non vuole accettare i limiti posti alle
prospettive terapeutiche dai medici della scuola organicista:
Crediamo che ogni mezzo detto morale agisca contemporaneamente sul fisico, e che ogni mezzo detto
fisico ? il quale operi sul sistema nervoso ? agisca contemporaneamente sul morale o sulle facolt
intellettuali e affettive (...) Senza tale teoria, avremmo difficolt a concepire lefficacia possibile del
trattamento morale su unaffezione la cui primitiva condizione organica risieda in una lesione al
cervello o in altre parti dellorganismo. Ma (...) questa stessa lesione iniziale, ignota nella sua essenza,
 suscettibile di essere modificata con lesercizio delle facolt intellettuali e affettive  219. 	La
constatazione del ruolo dellereditariet negli stati depressivi non dovrebbe dunque paralizzare lazione
terapeutica. Al contrario, essa esige in maniera ancora pi urgente una cura preventiva, una serie di
misure profilattiche. Cos Brierre de Boismont, convinto che la pazzia intacchi, in virt
dellereditariet, il principio psicosomatico  220, reputa che la prevenzione del suicidio non debba
limitarsi al divieto dei matrimoni tra consanguinei, o tra persone con un bagaglio ereditario affine.
Occorre dedicare la massima cura alleducazione morale e religiosa dei bambini nati da genitori
suicidi, equipaggiandoli, fin dalla pi tenera et, con armi che permettano loro di respingere le idee
distruttive qualora si presentino.
 una delle pi interessanti e feconde contraddizioni della medicina romantica questa
convinzione di una fatalit ereditaria (o dovuta alla degenerescenza) che si accompagna a una potenza
efficace dei fatti sociali, tra i quali la parola educativa gioca un ruolo preponderante. Igiene e
pedagogia, senza laggiunta di nessun altro rimedio, costituiscono, secondo lespressione di Brierre de
Boismont, delle modificazioni dellereditariet. Si trover, negli scritti del dottor Cerise, una teoria
molto sviluppata circa lefficacia organica del linguaggio, nel quale egli vede un legame fondamentale
tra lorganismo individuale e la realt sociale. Fare apprendere uno scopo di attivit significa
trasformare il corpo stesso del soggetto per mezzo della parola:
Uno scopo di attivit  una sorgente di idee e di sentimenti che determinano la produzione di un gran
numero di fenomeni di innervazione cerebro-muscolare, cerebro-gangliare, intracerebrale e
cerebro-sensoriale. Il medico non deve solo tener conto dellinfluenza fisiologica esercitata da uno
scopo di attivit specifico e individuale; deve anche tenere conto dellinfluenza esercitata da uno scopo
di attivit generale e sociale, fondatore e conservatore delle diverse nazionalit.  in uno scopo comune
di attivit che si trova la ragione principale dei caratteri complessivi che distinguono i popoli, le trib e
le caste  221. 	Il progetto umano  responsabile della strutturazione psicofisica: la neurologia del dottor
Cerise sfocia in una morale sociale e in una metafisica spiritualistica. A fianco di idee liberali e
progressiste, Cerise e i suoi amici reintroducono nella terapia psichiatrica il ricorso alla religione e
allo spiritualismo cristiano che Pinel, erede dellepoca dei Lumi, aveva condannato perch avrebbe
rischiato di incupire lorizzonte vitale del malinconico. (Il libro di Pinel contiene un buon numero di
storielle, riprese da opere inglesi del tempo, su malinconie dovute allesaltazione metodista.) Se
lereditariet sembra implicare un determinismo globale, il richiamo allo scopo di attivit offre la
prospettiva di una libert altrettanto globale, per mezzo della quale luomo trascenderebbe il dominio di
un rigoroso determinismo fisiologico e farebbe del proprio corpo lo strumento docile di un progetto.
Luomo sfuggir alla tristezza e alla malinconia se perviene a consacrarsi al suo scopo di attivit senza
lasciarsi sopraffare dai fatti di innervazione antagonista che si oppongono alla sua azione: leuforia
espansiva risulta dallinnervazione sinergica, grazie a cui lorganismo coopera totalmente
alladempimento del desiderio, ovvero alla realizzazione dellopera sociale.
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4.10. Innovazioni e delusioni.
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Il 19esimo secolo non  soltanto il secolo delle affermazioni deterministiche
o delle speculazioni romantiche circa il destino sociale delluomo.  lepoca della grande espansione
industriale e tecnica, e vede apparire, a ritmo sempre pi accelerato, invenzioni fisiche e nuovi elementi
chimici. Ora la malinconia, come tutte le malattie per le quali non esista una spiegazione sufficiente n
un rimedio specifico accertato, invita alla sperimentazione successiva di tutte le scoperte man mano che
appaiono; induce a tentare lapplicazione di tutti i nuovi princip attivi che vengono isolati. Vale
sempre la pena di correre il rischio dellesperienza. E per ogni prodotto, il pi delle volte, le prime
esperienze sembrano autorizzare qualche speranza, trovano degli spiriti ammirati o interessati che ne
fanno lelogio prima che il valore del trattamento sia stato messo sufficientemente alla prova.
Alla fine del XVIII secolo, Perfect  222 vanta le virt della canfora e del muschio, note daltronde
da molto tempo. J. Mason Cox  entusiasta della digitale  223 e le attribuisce il primo posto dopo gli
emetizzanti: giacch, oltre ad avere influenza sulla circolazione, provoca una forte nausea, i suoi effetti
sulla follia appaiono certi. Lacqua di lauroceraso  224, lanagallide rossa  225 hanno anchesse i loro
settatori. Nellepoca del magnetismo  226, poi in quella dellipnotismo, si affronter con questi mezzi la
malinconia, e lo stesso vale, daltronde, per tutte le altre malattie. Il fluido elettrico, fin quasi dalle sue
prime scariche balbuzienti,  provato in tutte le sue forme: verso la fine dellOttocento, si faradizzano i
malinconici  227. Fin dalla loro apparizione gli anestetici  letere, il cloroformio  sono stati applicati
alle forme ansiose e agitate: inizialmente si  stati attenti ai successi, poi agli inconvenienti di queste
sostanze. Lhashish ha avuto la sua voga. Non appena si  diffusa la somministrazione ipodermica dei
farmaci, si  fatto ricorso a questo nuovo procedimento e si sono iniettate nei pazienti le sostanze pi
diverse, dal cloruro di sodio al liquido nervoso, passando per la canfora, la morfina, il siero di cane,
il liquido testicolare... Una volta confermato il ruolo del fosforo nella fisiologia nervosa, ci si 
aspettati di vedere i malinconici (e i nevrastenici) reagire favorevolmente alla somministrazione di
olio di fegato di merluzzo fosforato. La speranza, a ogni nuovo medicamento, rinasce per cedere il
posto a una delusione quasi completa: bisogna rassegnarsi a trovare un nuovo rimedio.
Le teorie contrarie coesistono tranquillamente. Come in altri tempi si incriminavano
contemporaneamente, tra le cause della malinconia, la continenza e gli eccessi venerei, a met
Ottocento si invoca, di volta in volta, liperemia cerebrale cronica e la vasocostrizione dei condotti che
irrigano i centri nervosi. Cos si continuano ad applicare sanguisughe alle tempie o alla nuca. Ma, nello
stesso tempo, si ricorre al nitrito di amile per ottenere una vasodilatazione cerebrale e si giustifica
lallettamento come terapia per ottenere unirrigazione migliore dellestremit cefalica. Altro
paradosso: la malinconia richiede, di volta in volta, eccitanti e calmanti. Considerata come uno stato di
esaurimento nervoso, di ipoeccitabilit, di fatica cronica, la depressione sembra dover essere
felicemente influenzata dagli eccitanti, dai tonici, dai nervini: bagni di aria compressa, inalazioni di
ossigeno, esposizione alla luce rossa, bagni caldi, massaggi, protossalato o ioduro di ferro, arsenico,
segala cornuta, stricnina, eserina, strofanto, senza dimenticare la vecchia china. Ma non si rischia, con
la maggior parte di questi mezzi, di aggravare linsonnia, di accentuare certi stati di agitazione ansiosa?
Come la nevrastenia appare una debolezza irritabile, la malinconia lascia intravedere la coesistenza
di un deficit di energia nervosa e di uneccitabilit anomala. Ball arriva a incriminare decisamente una
forma particolare di eccitazione, che rende meglio conto dei fenomeni depressivi: La depressione che
sembra caratterizzare la lipemania molto spesso non  che uneccitazione rovesciata; ecco perch la
sedazione del sistema nervoso  una delle prescrizioni pi importanti cui ottemperare  228. Oggi
diremmo: unaggressivit rimossa.
Per calmare questa eccitazione ansiosa, bisogna cercare qualcosa di nuovo? Non possiamo, per
una volta, accettare il dono che ci fa la tradizione  loppio  ed essergliene riconoscenti? Il succo o i
grani di papavero, prima che la legge pensasse bene di controllarne limpiego, avevano il loro posto
nella farmacia personale del malinconico, un posto donore, che non era quello della cura ordinaria e
ovvia, bens della riserva preziosa, dellultima ratio, dellultima risorsa pericolosa e potente. Verso la
fine del XVIII secolo, il laudano divenne un rimedio mondano: gli annoiati e le donne svenevoli lo
convocavano in soccorso non solo contro la tosse, la colica, i dolori, ma, come Julie de Lespinasse,
contro le angosce del taedium vitae  229. Allet di ventiquattro anni, Benjamin Constant, iniziato al
laudano da Mme de Charrire, ne porter sempre una fialetta addosso  230: comodo metodo,
alloccasione, di simulare il suicidio. Coleridge inizia ad assumerne per i dolori reumatici, poi non
riesce pi a separarsene. De Quincey, col pretesto di violenti mal di denti, stringe con la droga una
conoscenza destinata a durare a lungo  231. Negli ultimi anni del XVIII secolo, due medici, Ferriar in
Inghilterra e Chiarugi in Italia, riferiscono dei notevoli successi ottenuti con loppio nella malinconia.
Certo, gli effetti tranquillanti possono essere talora eccessivi: si eviter di prescrivere loppio alle
persone troppo deboli, ma possiamo anche attenuarne leffetto narcotico associandogli, in dose
appropriata, un tonico eccitante come la china. Una simile combinazione medicamentosa, proposta
dapprima da Ferriar  232,  correntemente utilizzata da Pinel nei casi di mania. La prima menzione che
sia stata fatta, a nostra conoscenza, di una cura doppio a dosi progressive, non solo destinata a
conciliare il sonno, ma con lintento di calmare langoscia depressiva, compare in una nota che il
ginevrino Louis Odier aggiunge alla sua traduzione di Cox  233, nota che egli giudica utile introdurre per
contestare laffermazione del medico inglese, secondo il quale loppio non avrebbe mai garantito un
effetto permanente e neppure procurato un sollievo momentaneo:
Tra tutti i rimedi, loppio mi sembra (...) quello da cui ci si pu ripromettere il maggior successo in
questa malattia. Una giovane donna era da tempo caduta in una profonda malinconia che le ispirava la
pi grande disperazione e la pi grande ripugnanza per la vita. Aveva tentato pi volte di suicidarsi. Un
giorno, mi chiese con insistenza di darle del veleno. Cercai dapprima di dissuaderla. Ma infine le
promisi di fornirle un rimedio che o lavrebbe uccisa o lavrebbe guarita. Le prescrissi delle polveri
composte di un grano doppio e sei grani di muschio, che doveva assumere ogni quattro ore. Questo
rimedio cui si affid con fiducia nella speranza che avrebbe posto termine alla sua vita (considerava,
infatti, la guarigione assolutamente impossibile) suscit subito il suo interesse e le fece poi passare una
notte tranquilla in attesa della morte. Ne aumentai gradualmente la dose e la portai successivamente a
trenta grani doppio al giorno, combinati con uneguale quantit di muschio. Sotto la felice influenza di
queste polveri, recuper gradualmente la calma, la speranza e la certezza di poter guarire
completamente, cosa che non tard a realizzarsi. 	Fatto interessante, ci furono delle ricadute, ma
Louis Odier riusc a risolverle in modo altrettanto rapido ricorrendo al medesimo trattamento.
Luso delloppio (o della morfina, isolata nel 1805 da Sertrner) si diffonder e si imporr. La
lista degli psichiatri che, verso met Ottocento, si dichiarano partigiani convinti di questo trattamento 
lunga: Micha  234, Brierre de Boismont  235, Guislain  236, Zeller  237, Griesinger  238, Engelken  239,
Erlenmeyer  240, Seymour  241... Quasi tutti si avvalgono del metodo delle dosi progressive.
O giusto, sottile e potente oppio!  242. Non lascia sempre sfuggire dalla sua rete chi ne 
diventato dipendente. Leuforia oppiacea non  spesso pi dannosa della disforia depressiva? E certi
malati, invece di calmarsi, si agitano. Si auspica di trovare sedativi meno difficili da maneggiare. Ci si
ricorda di certe solanacee che nella farmacopea hanno sempre fatto da scorta alloppio: la belladonna,
la datura, il giusquiamo. Magnan, sulla scia di Ncke, far gran caso degli effetti della ioscina nella
malinconia  243. Ma P. I. Kovalevsky  244, in unopera la cui traduzione francese viene pubblicata nel
1890, dichiarer che loppio e la iosciamina sono ormai del tutto detronizzati dallidrato di cloralio.
Come molti altri, Kovalevsky ha creduto che la cocaina fosse lanalgesico perfetto per la nevrastenia e
la malinconia: ne ha raccomandato la somministrazione a dosi elevate. Il disinganno non si  fatto
attendere. Forse, per lansia,  meglio attenersi ai pi innocenti bromuri. Ma ecco che appaiono dei
nuovi ipnotici: sulfonal, uretano, paraldeide... Ahim, la cura che riduce lagitazione e linsonnia
favorisce lo stupore!
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4.11. 1900: limiti provvisori dellassistenza medica.
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Non esiste un trattamento causale della psicosi
maniaco-depressiva, dir Kraepelin alla fine del XIX secolo  245. Si pu parlare di guarigione per un
malinconico? si chiede J. Luys  246. No. La malattia resta sempre latente in lui e, sotto linflusso di una
causa occasionale, pu ricadervi nuovamente. Ancor pi della psichiatria romantica, la scienza di fine
secolo  convinta della potenza del germe della predisposizione ereditaria. Luys osserva, nella
maggioranza dei casi, una sequenza inesorabile. Ha rivisto i suoi malati, apparentemente guariti, a pi
riprese, a due o tre anni di distanza, ricadere, rialzarsi per ricadere pi tardi, e infine incamminarsi, con
bizzarrie caratteriali a iosa e in una scia di stravaganze, verso uno stato di passivit mentale, la prima
tappa della demenza.
Consultiamo, infine, una seria monografia della stessa epoca, lopera di Roubinovitch e
Toulouse  247: vi troviamo un capitolo completo ed eclettico sulla cura della malinconia, numerosi
rimedi farmacologici, raccomandazioni varie sulle misure di igiene e sui trattamenti morali. Ma gli
autori hanno abbastanza esperienza per riconoscere che non dispongono di un protocollo costantemente
efficace e universalmente valido. Sono cambiati i tempi da quando si poteva sognare di una droga in
grado di operare una revulsione completa (come lelleboro) o di un trattamento morale capace di
abolire lidea fissa che costituisce il nucleo delirante della malattia. Ci sono mille modi, e non c
nessun metodo infallibile. Mille piccole armi che ci lasciano disarmati. Bisogna giustapporre
pazientemente i vari approcci terapeutici, consapevoli in anticipo che nessuno di essi sar risolutivo.
Limpotenza potrebbe indurci a cercare rifugio nel nichilismo: nulla agisce, non facciamo dunque
nulla. Ma alla medicina ripugna restare a mani vuote. Laltra eventualit, in casi simili,  la
polifarmacia, la prova di tutti i mezzi immaginabili: non sar pi una polifarmacia ambiziosa, come
quella dei medici rinascimentali, che Pinel a buon diritto attaccava. Ne  una variet modesta, come
scoraggiata, e che si scusa in anticipo per la propria scarsa efficacia.
La maggior parte dei metodi che si erano proclamati specifici persistono ancora  248, ma li si
valuta sobriamente e li si riduce alle loro pretese minime: si praticano bagni e senapismi, si purga, si
somministrano tonici e sedativi. Ma non si promette di guarire davvero la malinconia: si sgrava il
depresso di alcuni dei sintomi pi tormentosi. Si impedisce il peggio, nutrendo il malato e
prevenendone, con una sorveglianza costante, gli impulsi suicidi. Non gli si impone nessuna attivit
forzata, perch non si pretende pi di avere presa sui meccanismi mentali. Non si presume pi di poter
trasformare il paziente: gli si forniscono soltanto le migliori possibilit di trasformare se stesso, con
uniniziativa scaturita dalla sua spontaneit. Non potendo influire a colpo sicuro sulla malattia stessa, si
moltiplicano gli interventi semplicemente coadiuvanti sui quali potr appoggiarsi il processo di
risanamento. Il vecchio sogno di un intervento miracoloso che colpisca la causa occulta  dunque
bandito. Gli psichiatri del Novecento concordano nel riconoscere che la guarigione  solo in piccola
parte opera del medico: essa  latto arbitrario e misterioso tramite cui lorganismo, a suo modo,
risponde al soccorso che gli viene portato. Forse, nella malinconia, il corpo non  in condizione di
rispondere... La medicina si rassegna a questa umilt: non detiene una tecnica scientifica, controllabile,
in grado di liberare il corpo dal suo stato di inibizione, in grado di modificare questa tetra cenestesi che
costituisce il fondo della coscienza depressiva. Niente le permette di intervenire al livello del disturbo
della vitalit che sta alla base della disposizione malinconica. La sua sola funzione, cosa peraltro non
trascurabile,  di fornire assistenza, pur sapendo che questa non potr fare altro se non assistere
allevoluzione di una sindrome depressiva. Non  un compito insignificante, comunque, fronteggiare le
necessit pi urgenti e mantenere il malato in vita, anche se non si  riusciti a fare niente per rianimarne
le funzioni e i meccanismi pi profondi.
Nondimeno la psicologia di fine Ottocento ammette senzaltro la possibilit di una guarigione
della malinconia a partire da un trattamento fisico. La malinconia, ? scrive Georges Dumas, ? non
esiste come entit mentale. Essa non  altro che la coscienza dello stato del corpo. La medicina, in
teoria,  pienamente qualificata per intervenire su questo stato del corpo  249. Soltanto, a tuttoggi,
non ha alcun potere sulle strutture somatiche specifiche a partire dalle quali lindividuo sente il proprio tempo interiore, il colore affettivo del proprio orizzonte, la qualit di agio o di disagio che accompagna i suoi atti e i suoi pensieri. Luomo malinconico, per qualche decennio ancora, rester il prototipo stesso dellessere inaccessibile, prigioniero di una segreta la cui chiave deve ancora essere trovata.
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4.12 Bibliografia della tesi del 1960.
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...
.
...
Note al Capo 4.
...
.
...
106 PH. PINEL, Mlancolie cit.
107 ARETEO DI CAPPADOCIA, Trait des signes cit., p. 81.
108 JEAN-TIENNE-DOMINIQUE ESQUIROL, Mlancolie, in Dictionnaire des sciences
mdicales cit.
109 PIERRE-JEAN-GEORGES CABANIS, Rapports du physique et du moral de lhomme, 2
voll., Crapart, Caille & Ravier, Paris 1802.
110 Ibid.
111 J.-.-D. ESQUIROL, Des maladies mentales cit., vol. I, p. 445.
112 P.-J.-G. CABANIS, Rapports du physique et du moral de lhomme cit.
113 PHILIPPE PINEL, Trait mdico-philosophique sur lalination mentale ou la manie, J. A.
Brosson, Paris 1809  2, pp. 550-51.
114 ID., Mlancolie cit.
115 Ibid.
116 J.-.-D. ESQUIROL, Des maladies mentales cit., vol. I, pp. 399-400.
117 Ibid., p. 465.
118 Ibid.
119 (JEAN-JACQUES ROUSSEAU, Les Confessions (1782-89), libro IX).
120 J.-.-D. ESQUIROL, Des maladies mentales cit., vol. I, p. 472.
121 PH. PINEL, Mlancolie cit.
122 Leliminazione dei mezzi repressivi, in particolare delle catene, inaugurata in Italia da
Vincenzo Chiarugi e in Francia da Pussin e Pinel, rende pi sopportabile la vita del malato nella casa di
cura. Si avranno perci meno remore a rinchiudere i depressi che minacciano di suicidarsi. Le cliniche
private, destinate ai pazienti ricchi, si moltiplicano in Europa. Il medico che prodiga le sue cure ai
malati mentali sar ormai uno specialista. Il termine psichiatria, creato da J. C. Reil, fa la sua
apparizione allinizio del XIX secolo. Lra della psichiatria asilare comincia.
123 Pinel  tra i primi a denunciare tale superstizione.
124 (Latinizzazione per Nicolaes Tulp, 1593-1674).
125 PH. PINEL, Mlancolie cit.
126 J.-.-D. ESQUIROL, Des maladies mentales cit., vol. I, p. 475.
127 JOHANN CHRISTIAN REIL, Rhapsodieen ber die Anwendung der psychischen
Curmethode auf Geisteszerrttungen (1803), Curt, Halle 1818  2, pp. 209-10.
128 (Trad. it. Malinconia damanti, in J. FORD, Teatro, a cura di E. Giachino, Einaudi, Torino
1971).
129 Citato da GILBERT LELY, Vie du marquis de Sade, 2 voll., Gallimard, Paris 1957, vol. II,
p. 596 (trad. it. Vita del marchese de Sade: il profeta dellerotismo, Feltrinelli, Milano 1983, pp. 405-8,
passim).
130 FRANOIS LEURET, Du traitement moral de la folie, J.-B. Baillire, Paris 1840, pp.
173-75.
131 PH. PINEL, Mlancolie cit.
132 W. GRIESINGER, Trait des maladies mentales cit., p. 551.
133 PH. PINEL, Trait mdico-philosophique sur lalination mentale cit., p. 297.
134 J. C. REIL, Rhapsodieen ber die Anwendung der psychischen Curmethode cit., pp. 181-82.
135 Ibid., p. 183.
136 Ibid., p. 185.
137 VINCENZO CHIARUGI, Della pazzia in genere, e in specie, 3 voll., Firenze 1793-94.
138 J. C. REIL, Rhapsodieen ber die Anwendung der psychischen Curmethode cit., p. 186.
139 Ibid.
140 Ibid., p. 205.
141 PH. PINEL, Mlancolie cit.
142 Ibid.
143 Ibid.
144 ID., Trait mdico-philosophique sur lalination mentale cit., p. 324.
145 J. C. REIL, Rhapsodieen ber die Anwendung der psychischen Curmethode cit., pp. 192-94.
146 PH. PINEL, Mlancolie cit.
147 ID., Trait mdico-philosophique sur lalination mentale cit., pp. 324-25.
148 J.-.-D. ESQUIROL, Des maladies mentales cit., vol. I, p. 480.
149 J. C. REIL, Rhapsodieen ber die Anwendung der psychischen Curmethode cit., p. 189.
150 Ibid., p. 190.
151 Ibid., p. 192.
152 Ibid., p. 190.
153 JOHANN CHRISTIAN AUGUST HEINROTH, Lehrbuch der Strungen des Seelenlebens,
2 voll., Vogel, Leipzig 1818, vol. II, p. 216.
154 PH. PINEL, Trait mdico-philosophique sur lalination mentale cit., pp. 331-32, nota. (Il
piede e la linea erano unit di misura in uso in Francia prima delladozione del sistema metrico
decimale e corrispondevano, rispettivamente, a circa 30 cm e a poco pi di 2 mm).
155 F. LEURET, Du traitement moral de la folie cit., pp. 278-80.
156 Ibid., p. 281.
157 J.-.-D. ESQUIROL, Des maladies mentales cit., vol. I, p. 478.
158 (Si veda supra, p. 54).
159 A.-J.-F. BRIERRE DE BOISMONT, Du suicide et de la folie-suicide cit., p. 636.
160 J.-.-D. ESQUIROL, Des maladies mentales cit., vol. I, p. 480.
161 MICHEL DE MONTAIGNE, Essais (1580-95), a cura di A. Thibaudet, Gallimard, Paris
1946 (I, XXX, De la Modration; ed. it. Saggi, con testo a fronte, a cura di F. Garavini e A. Tournon,
Bompiani, Milano 2012, pp. 363 sgg.).
162 VOLTAIRE, Diatribe du Docteur Akakia, Paris 1748.
163 CHRISTIAN GOTTLIEB KRATZENSTEIN, Dissertatio de vi centrifuga ad morbos
sanandos applicata, Hafniae 1765.
164 JOSEPH MASON COX, Observations sur la dmence, trad. franc. di L. Odier, Impr. de la
Bibliothque Britannique, Genve 1806, pp. 52 sgg. (ed. or. Practical Observations on Insanity,
Baldwin, London 1804).
165 J. C. A. HEINROTH, Lehrbuch der Strungen des Seelenlebens cit., vol. II, p. 217.
166 J.-.-D. ESQUIROL, Des maladies mentales cit., vol. I, pp. 478-79.
167 JZEF BABI?SKI, Gurison dun cas de mlancolie  la suite dun accs provoqu de
vertige voltaque, in Revue neurologique, XI (1903), n. 10, pp. 525-28.
168 J. C. A. HEINROTH, Lehrbuch der Strungen des Seelenlebens cit., vol. II., p. 215: Das
Reisen ist fr solche Kranke eine Universalmedizin (Il viaggio per questi malati  una panacea).
169 Cfr. LAWRENCE BABB, The Elizabethan Malady. A Study of Melancholia in English
Literature from 1580 to 1642, Michigan State College Press, East Lansing 1951.
170 Si veda infra, pp. 178 sgg.
171 JOACHIM DU BELLAY, Les Regrets (1558), in ID., uvres compltes, a cura di H.
Chamard, 6 voll., Droz, Paris 1908-31, vol. II, 1910.
172 Si veda lopera di FRITZ ERNST, Vom Heimweh, Fretz & Wasmuth, Zrich 1949. Vi si
trova leditio princeps di JOHANNES HOFER, Dissertatio medica de nostalgia oder Heimwehe,
Basiliae 1688. Si veda anche la recente tesi di FORTUNATA RAMMING-THN, Das Heimweh,
Zrich 1958.
173 GEORGE CHEYNE, The English Malady: or, a Treatise of Nervous Diseases of all Kinds;
as Spleen, Vapours, Lowness of Spirits, Hypochondriacal and Hysterical Distempers, etc., London
1733. Non  il primo a utilizzare tale espressione per intitolare un libro. Nel 1672, Gideon Harvey
aveva pubblicato a Londra unopera dello stesso genere: Morbus Anglicus, or a Theoretick and
Practical Discourse of Consumptions, and Hypocondriack Melancholy.
174 Questa forma pletorica di malinconia ha, in Inghilterra, un rappresentante pi illustre:
Amleto. La regina, nella scena II dellatto V, lo compiange: Hes fat and scant of breath (Ha il fiato
corto;  grasso: WILLIAM SHAKESPEARE, Amleto, trad. it. di C. V. Lodovici, Einaudi, Torino
1956, p. 124).
175 MATTHEW GREEN, The Spleen, in HUGH IANSON FAUSSET (a cura di), Minor Poets
of the 18th Century, Dent, London 1930.
176 PH. PINEL, Mlancolie cit.
177 JEAN-JACQUES ROUSSEAU, Les Confessions (1782-89), libro VI.
178 L.-F. CALMEIL, Lypmanie cit.
179 BNDICT-AUGUSTIN MOREL, Trait des maladies mentales, Masson, Paris 1860, p.
614.
180 BENJAMIN BALL, Leons sur les maladies mentales, P. Asselin, Paris 1880-83  2.
181 (Si veda supra, p. 22).
182 Cfr. R. BURTON, The Anatomy of Melancholy cit., parte II (The Cure of Melancholy,
sez. II, membro II, Retention and Evacuation rectified).
183 MICHEL DE MONTAIGNE, Journal de voyage (1774), a cura di L. Lautrey, Hachette,
Paris 1906 (trad. it. Viaggio in Italia, Bur, Milano 2003, tappa n. 109, Bagno alla Villa, 14 agosto - 12
settembre 1581).
184 H. BOERHAAVE, Praxis medica cit., parte V, p. 54.
185 Cfr. MARCEL FLORKIN, Mdecine et mdecins au pays de Lige, Vaillant-Carmanne,
Lige 1954.
186 FRANOIS BOISSIER DE SAUVAGES, Nosologia methodica, 5 voll., Amstelodami
1763, vol. III, pp. 378 sgg. Si veda anche WILLIAM CULLEN, First Lines of the Practice of Physic, 2
voll., Edinburgh 1777-79.
187 PH. PINEL, Mlancolie cit. Il pensiero va irresistibilmente a questo distico graffito da
uno sconosciuto su una parete di una delle grandi terme imperiali: Balnea, vina, Venus corrumpunt
corpora nostra; | sed vitam faciunt balnea, vina, Venus (I bagni, vino e Venere guastano il corpo; | ma
sono la vita i bagni, vino e Venere).
188 (La Bibbia concordata, Mondadori, Milano 1968, p. 369).
189 Cfr. E. R. DODDS, The Greeks and the Irrational cit., pp. 77-79.
190 CELIO AURELIANO, De morbis acutis et chronicis cit., pp. 556-57.
191 Cfr. E. PANOFSKY e F. SAXL, Drers Melencolia I cit. I due autori rinviano
allarticolo di HJALMAR G. SANDER, Beitrge zur Biographie Hugos van der Goes und zur
Chronologie seiner Werke, in Repertorium fr Kuntswissenschaft, XXXV (1912), pp. 519-45.
192 (Il celebre responso che conclude (libro V) il rabelaisiano Gargantua e Pantagruele).
193 MARSILIO FICINO, Commentarium in Timaeum, in ID., Opera omnia, 2 voll., Basiliae
1576, vol. I, cap. XXVIII, p. 1453. Sullargomento si veda lesauriente saggio di D. P. WALKER,
Spiritual and Demonic Magic. From Ficino to Campanella cit.
194 HEINRICH CORNELIUS AGRIPPA DI NETTESHEIM, De occulta philosophia, Coloniae
Agrippinae 1553.
195 ATHANASIUS KIRCHER, Musurgia universalis sive Ars magna consoni et dissoni,
Romae 1650.
196 R. BURTON, The Anatomy of Melancholy cit., parte II, The Cure of Melancholy,
membro VI, sottosezione III, Music a remedy. (Testo originale inglese: The sound of a trumpet on a
sudden, bells ringing, a carmans whistle, a boy singing some ballad tune early in the streets, alters,
revives, recreates a restless patient that cannot sleep in the night).
197 A.-C. LORRY, De melancholia et morbis melancholicis cit., vol. II, parte I, cap. II,
appendice.
198 FRANOIS-NICOLAS MARQUET, Nouvelle Mthode facile et curieuse, pour connoitre
le pouls par les notes de la musique, 2  a ed. aumentata di parecchie osservazioni e riflessioni critiche, e
da una dissertazione in forma di tesi su questo metodo; nonch da un Mmoire sur la manire de gurir
la mlancolie par la musique, e dallloge historique de M. Marquet di P.-J. Buchoz, Amsterdam
1769.
199 Si veda larticolo di WALTER SERAUKY, Affektenlehre, in FRIEDRICH BLUME (a
cura di), Die Musik in Geschichte und Gegenwart: Allgemeine Enzyklopdie der Musik, vol. I,
Brenreiter Verlag, Kassel-Basel 1949-51, pp. 113-21.
200 Si veda larticolo Musique e passim nel suo Dictionnaire de musique, Paris 1768.
201 P.-J.-G. CABANIS, Rapports du physique et du moral de lhomme cit.
202 J. C. REIL, Rhapsodieen ber die Anwendung der psychischen Curmethode cit., pp. 206-7.
203 Ibid., p. 207.
204 J. M. COX, Observations sur la dmence cit., pp. 39-40.
205 Ibid., pp. 43-44.
206 F. LEURET, Du traitement moral de la folie cit., pp. 296-98.
207 Ibid., pp. 304-5.
208 J.-.-D. ESQUIROL, Des maladies mentales cit., vol. II, pp. 585 sgg.
209 W. GRIESINGER, Trait des maladies mentales cit., pp. 552-53.
210 A.-J.-F. BRIERRE DE BOISMONT, Du suicide et de la folie-suicide cit., p. 645.
211 Ibid., p. 648.
212 Ibid., pp. 648-49.
213 Ibid., p. 649.
214 JEAN-PIERRE FALRET, Des maladies mentales et des asiles dalins: leons cliniques et
considrations gnrales, J.-B. Baillire & Fils, Paris 1864, introduzione.
215 ANTOINE-LAURENT BAYLE, Recherches sur larachnitis chronique, tesi, Paris 1822.
216 THEODOR HERMANN MEYNERT, Psychiatrie. Klinik der Erkrankungen des
Vorderhirns, Wilhelm Braumller, Wien 1884.
217 J.-P. FALRET, Des maladies mentales et des asiles dalins cit., p. 474.
218 Ibid., Introduzione, p. XXVI.
219 Ibid., p. LI.
220 A.-J.-F. BRIERRE DE BOISMONT, Du suicide et de la folie-suicide cit., p. 657.
221 LAURENT-ALEXIS-PHILIBERT CERISE, Des fonctions et des maladies nerveuses,
Germer Baillire, Paris 1842.
222 WILLIAM PERFECT, A Remarkable Case of Madness, Rochester 1791.
223 J. M. COX, Observations sur la dmence cit., p. 65.
224 Cfr. LUCAS JOHANNES SPANDAW DU CELLIE, Dissertatio de lauro-cerasi viribus
venenatis ac medicatis, Groningae 1797.
225 Cfr. CARL LUDWIG BRUCH, De anagallide, Argentorati 1758.
226 J.-.-D. ESQUIROL, Des maladies mentales cit., dice di aver fatto trattare qualche
malinconico col magnetismo. Il risultato fu, per, nullo.
227 Cfr. JACQUES ROUBINOVITCH e DOUARD TOULOUSE, La Mlancolie, Masson,
Paris 1897.
228 B. BALL, Leons sur les maladies mentales cit.
229 Il conte des Alleurs, amico di Mme du Deffand, in una lettera del 17 aprile 1749 descrive
gli effetti delloppio, come li ha molto probabilmente sperimentati: Mette il sangue in movimento,
regala le idee pi gaie, riempie lanima di speranze lusinghiere. Quando la sua azione cessa, fa
precipitare nel languore, nella malinconia, nellassopimento... Bisogna aumentarne le dosi almeno ogni
tre mesi. Riduce lappetito, influisce sui nervi. Chi ne fa uso diventa magro e giallo; quando da giallo
diventa magro e giallo, e quando da giallo diventa verde la morte non  lontana. Desiderate
prenderne? Si veda PIERRE DE SGUR, Julie de Lespinasse, Calmann Lvy, Paris 1905.
230 BENJAMIN CONSTANT DE REBECQUE, Le Cahier rouge (postumo, 1907), in ID.,
uvres, a cura di A. Roulin, Gallimard, Paris 1957 (trad. it. La mia vita (Il quaderno rosso), Adelphi,
Milano 1998).
231 THOMAS DE QUINCEY, Confessions of an English Opium-Eater, Taylor & Hessey,
London 1822 (trad. it. Confessioni di un oppiomane, Einaudi, Torino 1996).
232 JOHN FERRIAR, Medical Histories and Reflections, London 1792.
233 J. M. COX, Observations sur la dmence cit., p. 69.
234 Lo menziona W. GRIESINGER, Trait des maladies mentales cit., p. 543.
235 A.-J.-F. BRIERRE DE BOISMONT, Du suicide et de la folie-suicide cit., p. 641.
236 JOSEPH GUISLAIN, Leons orales sur les phrnopathies, 3 voll., L. Hebbelynck, Gand
1852.
237 (Ernst Albert Zeller (1804-77), poeta e psichiatra tedesco).
238 W. GRIESINGER, Trait des maladies mentales cit.
239 FRIEDRICH ENGELKEN, Die Anwendung des Opiums in Geisteskrankheiten und einigen
verwandten Zustnden, in Allgemeine Zeitschrift fr Psychiatrie, VIII (1851), pp. 393 sgg.
240 ADOLF ALBRECHT ERLENMEYER, Symptmes et traitement des maladies mentales 
leur dbut, trad. franc. di J. de Smeth, Manceaux, Bruxelles 1868, p. 140 (ed. or. Wie sind
Seelenstrungen in ihrem Beginne zu behandeln? (1860), Heuser, Neuwied 1863  5; trad. it. Come
devonsi curare nel loro principio le alienazioni mentali?, Guglielmini, Milano 1863).
241 Menzionato da A.-J.-F. BRIERRE DE BOISMONT, Du suicide et de la folie-suicide cit., p.
641. Si veda anche AUGUSTE VOISIN, Du traitement de la folie par les injections hypodermiques de
chlorhydrate de morphine, in LUnion Mdicale, XIII (1875), n. 121, pp. 256 sgg.
242 ( juste, subtil et puissant opium). CHARLES BAUDELAIRE, Un mangeur dopium, in
ID., Les Paradis artificiels (1860), France-dition, Paris 1931 (trad. it. Un mangiatore doppio, in ID.,
Opere, Mondadori, Milano 1996, p. 596).
243 VALENTIN MAGNAN, Leons cliniques sur les maladies mentales, Bureaux du Progrs
mdicale, Paris 1893  2.
244 PAVEL IVANOVITCH KOVALEVSKY, Hygine et traitement des maladies mentales et
nerveuses, trad. franc. di W. de Holstein, Flix Alcan, Paris 1890.
245 EMIL KRAEPELIN, Psychiatrie, 4 voll., Barth, Leipzig 1909-15  8, p. 1391 (ed. it. Trattato
di psichiatria, 2 voll., Vallardi, Milano 1907).
246 JULES LUYS, Le Traitement de la folie, Rueff, Paris 1893, pp. 283 sgg.
247 J. ROUBINOVITCH e . TOULOUSE, La Mlancolie cit., pp. 354-415.
248 Nel 1960.
249 GEORGES DUMAS, Les tats intellectuels dans la mlancolie, Flix Alcan, Paris 1895.
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FINE Parte 1.